Vicino ai peccatori perché scoprano in Lui la salvezza

“Gesù venne al Giordano da Giovanni per farsi battezzare”

| DI don Luca Albertini

Vicino ai peccatori perché scoprano in Lui la salvezza
Matteo 3,13-17
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Perché Gesù si è presentato al battesimo di Giovanni? Cosa significa per la nostra fede contemplare questo evento della vita del Signore? Per cercare di intuire qualche risposta è utile richiamare i versetti che precedono il testo del Vangelo di questa domenica. In Matteo 3,2-6 si narra che “Giovanni il Battista predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare”. Il Battista sta invitando il popolo di Israele a confessare i propri peccati per ricevere un battesimo di conversione; quello che le persone vivono recandosi al Giordano è, dunque, un momento profondamente penitenziale.
Anche Gesù si reca “al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui”. Quale senso ha la sua partecipazione a questo rito, dal momento che Egli è in tutto uguale a noi tranne che nel peccato? Gesù non partecipa al battesimo di Giovanni perché abbia bisogno di conversione, ma perché vuole stringersi vicino all’umanità peccatrice, affinché essa scopra in Lui la salvezza, cioè la possibilità di riconoscersi figli amati da Dio Padre e poter vivere così da fratelli e sorelle. La sua vicinanza che consente la conversione!
Gesù sceglie di mettersi in fila con i peccatori perché ognuno possa comprendere che Egli è venuto proprio per rivelare pienamente la Misericordia di Dio e donare perdono e vita nuova. L’Emmanuele, il Dio con noi, non resta sulla riva aspettando che diventiamo “bravi”, né ci guarda con sfida per vedere se miglioreremo o meno, ma decide di scendere nel Giordano, di immergere i piedi nel fondo melmoso perché l’uomo “di terra” riscopra la sua dignità di figlio amato.
Davanti all’obiezione di Giovanni «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» che conferma come Gesù non necessitasse di purificazione, il Signore risponde: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». L’adempimento di questa giustizia non si riferisce a un “copione già scritto” che Gesù debba semplicemente recitare e non è nemmeno un gesto di cortesia sociale o un atto simbolico per raccogliere consensi.
La risposta di Gesù afferma che il Figlio di Dio si è incarnato per raggiungere ogni uomo e donare la giustificazione dei peccati. Giovanni stesso aveva annunciato che, dopo di lui, sarebbe venuto uno più grande capace di battezzare “in Spirito Santo e fuoco”. È Gesù che, facendosi prossimo alla nostra vita di peccatori, ci dona il Battesimo che salva. È Lui che ci rende giusti, beati e riempiti della sua stessa vita divina. La giustizia, allora, non è la perfezione delle nostre opere, ma la Grazia che il Signore ci dona e che plasma la nostra mentalità di vita, orientandola all’amore per Dio e per i fratelli.
La preghiera di Colletta di questa festa recita: “Padre onnipotente ed eterno, che dopo il battesimo nel fiume Giordano proclamasti il Cristo tuo diletto Figlio, mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo, concedi ai tuoi figli, rinati dall’acqua e dallo Spirito, di vivere sempre nel tuo amore”. Noi siamo coloro che sono “rinati” da quell’acqua e da quello Spirito. L’acqua versata sul capo del battezzato simboleggia sacramentalmente l’immersione e l’emersione: l’essere stati immersi nell’Amore di Cristo, svelato pienamente nella sua morte in croce, e l’essere emersi come creature nuove nella Risurrezione. In questo lavacro siamo rinati secondo un’umanità conforme a quella del Signore Gesù; un dono di grazia che è presente in noi, ma che chiede costantemente di essere scelto. La nostra volontà può vivere alla maniera di Cristo proprio perché Lui ci ha già colmati della sua vita divina. Quando Gesù esce dal Giordano, la voce del Padre proclama: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento». Per Dio, anche ciascuno di noi è “il figlio, l’amato”. Ci basta questo per camminare nel mondo o stiamo ancora cercando di compiacere le persone, le mode o un’immagine ideale di noi stessi per rispondere alle attese degli altri?
Gesù si mette in fila con i peccatori per immergere la nostra fragilità nella misericordia di Dio. Il suo Battesimo non è un rito formale, ma l’inizio di una giustizia nuova: la Grazia che ci rende figli amati. Rinati dall’acqua, siamo chiamati a vivere liberi, alla maniera di Cristo.

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