Solo il Padre sa donare ciò che resta veramente

«Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto»

| DI don Luca Albertini

Solo il Padre sa donare ciò che resta veramente

Painting; oil on panel; painted surface: 21 x 15.5 cm (8 1/4 x 6 1/8 in.)overall (panel): 21.3 x 16 cm (8 3/8 x 6 5/16 in.)framed: 25.4 x 20.3 cm (10 x 8 in.);

Matteo 4,1-11
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
La celebrazione delle Ceneri ci ha invitati a incamminarci lungo il sentiero della Quaresima con la consapevolezza di essere mendicanti di perdono. Si tratta di una consapevolezza che non può scaturire semplicemente dai nostri bilanci morali, ma solo dalla contemplazione profonda della Misericordia di Dio. È significativa l’antifona d’ingresso della liturgia del Mercoledì delle Ceneri: “Tu ami tutte le tue creature, Signore, e nulla disprezzi di ciò che hai creato; tu dimentichi i peccati di quanti si convertono e li perdoni, perché tu sei il Signore nostro Dio” (Sap 11,23-26). In essa emerge la prospettiva della Quaresima: porre l’attenzione sul Signore che nulla disprezza, che dimentica le colpe di chi torna a Lui e che perdona. Non è, dunque, il tempo delle nostre miserie, ma il tempo della Misericordia di Dio.
Il gesto delle ceneri imposte sul capo ci ha rimandato alla nostra condizione creaturale e, richiamandoci a quell’umiltà che converte il nostro orgoglio, ci rende autentici cercatori di Vita. Ma le ceneri sono anche ciò che resta quando il fuoco ha consumato tutto: sono la parte irriducibile che non può più bruciare. Il gesto delle ceneri ci ha ricordato che il Signore è l’unico capace di donarci cose che restano, perché Egli è fedele, non recede dalla sua volontà di bene e non fa mai un passo indietro nei nostri confronti, continuando a donarci abbondantemente il suo Amore anche quando – e soprattutto quando – ci allontaniamo da Lui.
Questa fermezza e fedeltà del Signore risplendono nel Vangelo di questa prima domenica di Quaresima: Gesù Cristo, davanti alle suggestioni che lo incalzavano, ha scelto con decisione di rimanere con il Padre, cercando vita solo e soltanto in Dio. La suggestione, quel pensiero meschino che giunge al cuore, vuole infatti dividerci da Dio e dai fratelli, cercando di convincerci che agire in solitudine e secondo le nostre sole ragioni e forze sia meglio, perché in fondo “gli altri cercano sempre di fregarti” e “Dio non è poi così buono come dicono”. Le tre tentazioni suggeriscono a Gesù di usare la propria identità di Figlio di Dio («Se tu sei Figlio di Dio…») per esaudire bisogni individuali: trasformare le pietre in pane per sfamarsi; gettarsi dal punto più alto del tempio perché gli angeli lo salvino, manifestando così a tutti la sua divinità e potenza; infine, la tentazione di assumere il dominio di tutta la terra.
Ma Gesù non cede, perché il Figlio di Dio non è venuto per manifestare sé stesso, ma per mostrare ad ogni uomo e donna della storia che Dio è Padre. Non è venuto per sfamarsi, ma per farsi cibo, affinché attraverso di Lui potessimo accogliere la Vita del Padre. Non ha cavalcato l’onda del successo quando volevano farlo re (Gv 6,15), ma ha scelto di stare con gli ultimi e i peccatori per rivelare che Dio è un Padre che si prende cura delle nostre infermità. Non ha invocato l’esercito celeste perché venisse a liberarlo e a consegnargli il potere su ogni cosa, ma si è lasciato inchiodare a una croce, esercitando il potere di quell’Amore capace di amare fino alla fine e di rivelare che il Padre è in grado di spalancare i sepolcri. Davanti a tutte quelle voci che gli suggerivano di fare a modo suo o di accettare mezze misure e piccoli compromessi, Egli ha detto con determinazione “no”. Perché c’era una Parola che per Lui aveva sempre la precedenza: «Sta scritto: non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio… Sta scritto: non metterai alla prova il Signore Dio tuo… Sta scritto: il Signore, Dio tuo, adorerai».
Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco, recluso e giustiziato nel campo di concentramento di Flossenbürg, nel 1942 scriveva ai suoi amici: “Chi resta saldo? Solo colui che non ha come criterio ultimo la propria ragione, il proprio principio, la propria coscienza, la propria libertà, la propria virtù, ma che è pronto a sacrificare tutto questo quando sia chiamato all’azione ubbidiente e responsabile, nella fede e nel legame esclusivo con Dio: l’uomo responsabile, la cui vita non vuole essere altro che una risposta alla domanda e alla chiamata di Dio”.
Scegliere a partire da Dio non significa rinunciare alla nostra libertà, ma trovarne il fondamento più saldo. Solo così, come Gesù nel deserto, potremo respingere le lusinghe di un “fai da te” presuntuoso e narcisistico, schiavo dell’illusione di autorealizzarsi, per abitare la vita come figli amati, capaci di fidarsi di un Padre che solo sa dare cose che veramente restano.
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