Succede quasi sempre di vedere una chiesa gremita di fedeli nel giorno della celebrazione di ingresso di un nuovo parroco. Ma capita raramente di vedere una chiesa gremita di giovani e giovanissimi pronti ad applaudire, a commuoversi e a partecipare con una fortissima emozione. E a raddoppiare, letteralmente, l’intensità della Messa di sabato scorso, a San Fermo, presieduta dal vescovo Domenico Pompili, è anche il fatto che a prendere il timone della parrocchia nel cuore di Verona siano stati due giovani sacerdoti, coetanei di quei ragazzi che li hanno voluti accompagnare. Ecco allora, a rivestire il ruolo di parroco moderatore, don Riccardo Bodini, nato a Villafranca 32 anni fa, ordinato prete nel 2021 come appartenente alla parrocchia di Dossobuono. Da allora e fino al 2024 è stato vicario parrocchiale di Bovolone, poi inviato per studio all’Università di Verona. Il co-parroco è invece don Pietro Busti, pure lui nato nel 1993 a Negrar, ordinato prete nel 2018 come appartenente alla parrocchia di Tregnago. Dal 2018 è stato vicario parrocchiale di Sommacampagna fino al 2023 quando è stato inviato al Centre Sèvres di Parigi per studiare Teologia dogmatica e fondamentale. Due parroci, due amici, due compagni di studio ora a condurre una parrocchia che ha stanza in una delle chiese più affascinanti e straordinarie della diocesi e che porta la memoria di due martiri, nel suo nome esteso: San Fermo Maggiore è infatti dedicata ai santi Fermo e Rustico.
Entrambi i sacerdoti sono anche incaricati del Servizio per la pastorale universitaria e scolastica. Si spiega così, allora, la presenza di tantissimi studenti amici dei due parroci, che oggi vanno a completare quel ponte che collega una riva all’altra dell’Adige, proprio di fronte alla sede storica dell’università. Una nomina, la loro, festeggiata anche dalla prof. Chiara Leardini, rettrice dell’ateneo veronese, in prima fila, in questo nuovo traguardo di don Riccardo e don Pietro. «L’università e gli spazi per lo studio sono luoghi da cui si riceve ciò che si cerca, uno spazio aperto, dove le domande giacciono in attesa di risposta», ha ricordato il vescovo Domenico durante la sua omelia. «L’università è il luogo dove i saperi si intrecciano: filosofia, teologia, scienza, arte, diritto, medicina. Guai a noi se riduciamo il Vangelo a uno slogan. Accettiamo sempre di mettere in discussione ciò che pensiamo o crediamo, in un confronto costante». E rivolgendosi a don Riccardo e a don Pietro ha sottolineato l’importanza del loro incarico: «Sarete voi a portare avanti la ricerca continua di cultura e a coltivare la connessione con don Paolo (Cordioli), a san Paolo Campo Marzio, dall’altra parte del fiume. A voi il compito di custodire e coltivare la fiducia e la sete di conoscenza, di cui c’è assoluto bisogno. Perché solo la cultura può sconfiggere il cinismo del nostro tempo. Da parte nostra, abbiamo fiducia nella serietà con cui vivrete questo ministero».
E don Riccardo e don Pietro hanno mosso i loro primi passi tra i fedeli e la loro nuova comunità, ringraziando il loro predecessore per il prezioso lavoro svolto finora, in un breve saluto a due, accompagnato dal ricordo distribuito al termine della celebrazione, dove sono riportati alcuni versi della poesia I limoni, capolavoro di Eugenio Montale, poeta caro ai due sacerdoti e studiosi. «Ci piace pensare come lo Spirito spinga Gesù non nel confort, ma nel deserto, dove davvero inizia la sua avventura. Per noi questo significa, oggi, pensare e incontrare la comunità che in questi momenti è assente. Sempre, in chiesa, manca qualcuno, anche quando essa è piena di persone, come sta avvenendo stasera. Noi desideriamo guardare anche a chi, qui dentro, stasera non c’è. Quella parte del mondo universitario e della cultura verso cui sentiamo un richiamo, un fascino. La bellezza che respiriamo qui non diventa élite, un wow, che bello. Diventa semmai uno spartito da ritrovare fuori, di là dall’Adige, e che possiamo suonare insieme». E hanno aggiunto: «Ci sembra che questi intenti trovino una bella risonanza nel passo di Montale che abbiamo scelto come sintesi di questa giornata. Sono versi che ispirano da anni la nostra amicizia. Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase». E la celebrazione si è conclusa con gli avvisi dei parroci alla comunità. Insomma, l’emozione e la felicità hanno accompagnato i due nuovi sacerdoti nel pieno della vita della parrocchia, nel vivo di quel calendario di appuntamenti di cui continuerà ad animarsi la chiesa di San Fermo Maggiore. Con nuovi progetti che coinvolgeranno i fedeli di ogni età, su questa sponda del fiume e sull’altra, cuore pulsante dello studio e della crescita.