Una nuova tappa della sua vita spirituale, un cambiamento che lo vedrà portare con sé un grande bagaglio di esperienze, per condividerle con la comunità che gli è stata affidata. Si è svolta lo scorso 18 ottobre la Messa, presieduta dal vescovo Domenico Pompili, per l’ingresso del nuovo parroco don Francesco Castagna nella parrocchia di San Giovanni Battista, a Cadidavid. Originario di Illasi, 38 anni, ordinato prete l’11 maggio 2013, è rientrato lo scorso giugno dal Mozambico, dove è stato fidei donum per nove anni. Quando è partito era giovanissimo, e si è ritrovato in un territorio immenso: la parrocchia di Namahaca, nella diocesi di Nacala, si estende su 1.500 chilometri quadrati e vede la convivenza di persone di diverse religioni. Qui ha lavorato nella formazione dei catechisti, ma anche nel centro nutrizionale e nello studentato, dove vengono accolte ragazze giovanissime per seguire un percorso di studio e di emancipazione. Poi alla fine di agosto il Vescovo lo ha nominato parroco di Cadidavid. Prende il posto di don Maurizio Saccoman, trasferito alla cappellania dell’Ospedale di Marzana, e di don Francesco Facchinetti, che ha salutato la comunità il 4 ottobre. Contestualmente al suo ingresso, don Stefano Marcolini, co-parroco di Cadidavid dal 2021, è diventato parroco moderatore.
«Sono contento per il percorso che sto per intraprendere nella mia nuova parrocchia», ha voluto sottolineare don Francesco al termine della celebrazione, animata dal coro in una chiesa gremita di fedeli. E, come ha ricordato il Vescovo, avvenuta proprio nel giorno in cui si è celebrata la 100ª Giornata missionaria mondiale. «Sono tornato da poco e so che sarà tutto molto diverso rispetto al Mozambico – ha aggiunto don Castagna –: quando sono arrivato là nove anni fa ho dovuto imparare una nuova lingua, comprendere uno stile di vita distante da quello a cui ero abituato, orientarmi in un mondo fatto di abitudini diverse. La sfida qui è un’altra, e altrettanto importante: mantenere coesa una comunità, camminare insieme. Rendere la celebrazione liturgica una festa, un momento sentito e condiviso, come avveniva quando ero in missione. Sono pronto a fare del mio meglio, fin da questi primi giorni, dove sono in programma già tanti appuntamenti per conoscere meglio la comunità».
Di certo non mancheranno a don Francesco affetto e sostegno, come hanno voluto sottolineare i membri del consiglio pastorale e i tanti parrocchiani, di ogni età, che hanno contribuito ad animare con partecipazione la Messa di ingresso del loro nuovo pastore.
«I soldi non fanno la dignità umana», ha ricordato il vescovo Domenico, nel commentare il Vangelo, durante l’omelia. «La dignità umana non si misura, si riconosce. E così la parrocchia non è fondata sui soldi, anzi: è accogliente verso tutti, soprattutto i meno abbienti in termini materiali e spirituali. Ma il Vangelo ci dice anche un’altra cosa: la fede ci abilita a esercitarci nell’intelligenza. Nessuno deve abbandonare il proprio modo di vedere: intelligenza significa leggere dentro, in profondità. Una parrocchia è una comunità in cui si esercita e si sviluppa l’intelligenza affettiva, ben più importante di quella artificiale, perché ci permette di tessere rapporti col mondo della sofferenza, della scuola, del lavoro, della vita». Insomma, è il luogo in cui sperimentare la gratuità dell’amore. «Don Francesco e don Stefano avviano il loro percorso in una parrocchia che in qualche modo ereditano, raccolgono dove altri hanno seminato. Esattamente come quelli che 100 anni fa hanno piantato un olivo: noi ne beneficiamo oggi, stando alla sua ombra. Don Francesco e don Stefano, vi auguro di poter scrivere una nuova pagina del Vangelo in questa comunità», l’augurio del Vescovo.