Bonavicina, in parrocchia tre antichi volumi restaurati

Si tratta di un antifonario, un testo di diritto canonico e un Pontificale Romano

| DI Fabio Tomelleri

Bonavicina, in parrocchia tre antichi volumi restaurati
«È sorprendente constatare come in un piccolo archivio di una piccola comunità, come quella di Bonavicina, emergano di tanto in tanto preziose testimonianze che hanno accompagnato la vita religiosa non solo dei nostri antenati, ma soprattutto di quei parroci che nei secoli passati sono stati alla guida della nostra parrocchia». Con queste parole Fabrizio Pagliarini, storico locale, ha presentato ai fedeli, al termine delle Messe di sabato 24 e domenica 25 ottobre, i tre antichi volumi liturgici appartenenti all’archivio della parrocchia guidata da don Raffaello Serafini, ritornati nella frazione di San Pietro di Morubio dopo un accurato restauro, consistito nella pulitura, consolidamento e ripristino delle parti deteriorate. L’intervento, finanziato dalla parrocchia stessa, è stato seguito da Alberto Benato nel “Laboratorio di Restauro del Libro” dell’abbazia di Praglia (Padova), specializzato in questo tipo di interventi. «La riqualificazione – ha spiegato il parroco, da sempre molto attento e sensibile alla cura dei beni artistico-religiosi della chiesa parrocchiale – è stata eseguita su autorizzazione del Ministero della Cultura e dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici». «Lo scorso anno – ha riferito il sacerdote – durante le fasi di riordino dell’archivio parrocchiale, quasi nascosti all’interno di un vecchio contenitore, sono emersi tre antichi volumi che giacevano in uno stato di conservazione molto precario». Da qui è nata l’idea di riportare i tre libri all’antico splendore e di presentarli ai fedeli in occasione della ricorrenza dei 261 anni dalla consacrazione della chiesa parrocchiale, effettuata il 22 ottobre 1765 da monsignor Nicolò Antonio Giustiniani, vescovo di Verona. «Sotto la supervisione del responsabile del progetto di restauro Benato – ha rimarcato don Serafini – i tre volumi, risalenti al 1600 e al 1700, hanno fatto ritorno in parrocchia, dove sono stati esposti per essere ammirati da tutti in occasione della anniversario della dedicazione della chiesa parrocchiale».
A Pagliarini è toccato il compito di descrivere le peculiarità di ciascun libro. «Il più antico – ha rilevato lo storico – è un Antifonario usato per i Vespri della seconda metà del 1600: sebbene la stampa a caratteri mobili fosse diffusa già da due secoli, questo antifonario è interamente manoscritto, ovvero scritto a mano da qualche amanuense o religioso dell’epoca». «Il secondo libro – ha continuato Pagliarini – è intitolato Opera Omnia Canonica, porta la data del 1732, anno in cui fu demolita la vecchia chiesa di Bonavicina e iniziarono i lavori di costruzione dell’attuale e più ampia chiesa parrocchiale. L’autore del testo è un belga: Zeger Bernard Van Espen, a quel tempo considerato uno dei massimi esperti europei in diritto canonico. Negli anni, infatti, che vanno dal 1726 al 1730 cominciarono ad affiorare le prime schermaglie e i primi segni d’insofferenza, accompagnati da un forte desiderio di emancipazione, della nostra parrocchia nei confronti della pieve di Cerea».
«L’ultimo volume – ha concluso Pagliarini – è un messale particolare, usato esclusivamente dai vescovi e dalle alte cariche ecclesiastiche nelle celebrazioni solenni, chiamate “Messe Pontificali”. Contiene numerose stampe calcografiche di carattere sacro e di ottima fattura, che hanno una particolarità: sono state incise da una monaca di clausura, suor Isabella, il cui vero nome era Elisabetta Piccini, nata a Venezia nel 1644 da una famiglia di esperti nell’arte del disegno e dell’incisione. Il vescovo Giustiniani quasi certamente utilizzò questo nuovissimo e particolare testo liturgico per celebrare il rito solenne della consacrazione della chiesa, fissando la ricorrenza dell’anniversario alla quarta domenica di ottobre di ogni anno».

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