Padre Olivato, la prima Messa

A Santa Teresa di Tombetta

| DI Giorgia Saracino

Padre Olivato, la prima Messa
Dopo l’emozionante ordinazione di otto sacerdoti (quattro diocesani e quattro religiosi) avvenuta sabato 13 giugno nella Cattedrale di Brescia, per mano del vescovo Pierantonio Tremolada, la comunità di Santa Teresa di Tombetta si è stretta attorno al veronese padre Lorenzo Olivato, carmelitano scalzo di 31 anni, per la sua prima celebrazione ufficiale di domenica 14. Il luogo scelto per la prima Santa Messa è stata la basilica di Santa Teresa di Gesù Bambino in Borgo Roma, lì dove la vocazione di padre Lorenzo ha avuto le sue origini.
I banchi della chiesa si sono riempiti di gente arrivata per supportarlo nella preghiera, ben prima delle 18 – l’orario d’inizio previsto – e si respirava un’atmosfera di profondo supporto e grande vicinanza. L’accoglienza da parte dei fedeli è stata fin da subito calorosa, con la gioia di vedere un giovane sacerdote avviarsi nel suo cammino.
Ad iniziare la celebrazione un momento simbolico: i suoi confratelli carmelitani scalzi lo hanno aiutato ad indossare l’abito del proprio ordine religioso all’altare, per poi recarsi nella cappellina laterale dedicata a santa Teresina; lì un momento di preghiera e l’offerta di una grande rosa bianca, il fiore tanto caro alla Santa della basilica.
Dopo il saluto iniziale, il priore padre Giuseppe Furioni ha ricordato come questo santuario abbia «visto l’origine primordiale della vocazione» di padre Lorenzo e come per anni siano state innalzate preghiere, spesso silenziose, ma «sicure che il Padre eterno le ascolta tutte e trova il modo di esaudirle». A seguito di anni turbolenti e di ribellione, infatti, padre Lorenzo si era recato nella chiesa del convento carmelitano, in cui lo portavano i suoi genitori durante l’infanzia: qui si era chiesto cosa sarebbe stato della sua vita dopo tanti errori. Così è iniziato il suo cammino prima a Verona, per poi spostarsi a Brescia.
L’ordinazione di padre Olivato è stata accompagnata dalle parole del vescovo Tremolada che ha esortato i novelli sacerdoti alla gioia: «Siate felici del dono che state per ricevere [...]. Siate felici di diventare pastori del popolo di Dio, non padroni, ma umili servitori». Un invito che padre Lorenzo ha portato con sé sull’altare di Santa Teresa e lo si è visto dalle emozioni e dalla semplicità con cui si è accostato alla comunità. Negli occhi di chi lo ascoltava si poteva leggere la curiosità della ventata d’aria fresca che un sacerdote così giovane può portare: una guida anche per i suoi coetanei che possono rivedere in lui lo spirito di una Chiesa che si apre ai cambiamenti.
Un momento toccante anche quello rivolto ai “Quadratini”: per questa speciale prima Messa il Sacrificio eucaristico è stato offerto particolarmente per coloro che sono malati terminali e appartengono a questo gruppo legato all’iniziativa di don Eugenio Nembrini. È stato rivolto a loro un pensiero di vicinanza, con un saluto che è arrivato anche lì a distanza dove hanno potuto seguire la celebrazione attraverso i mezzi social.
Pure la musica del coro ha aiutato al raccoglimento spirituale dei tanti fedeli presenti ed era d’impatto il colpo d’occhio dei frati carmelitani raccolti attorno al giovane prete, non solo appartenenti alla stessa parrocchia ma anche arrivati appositamente da altri conventi tra cui Brescia e Venezia. Era palpabile la commozione della grande famiglia di padre Lorenzo così come degli amici e dei più anziani della parrocchia che lo hanno visto crescere. Proprio in quella quotidianità è avvenuta anche la chiamata del nuovo sacerdote: durante l’omelia è stato sottolineato come «questa chiamata avviene dentro l’ordinarietà della vita. Quel parlare di Dio è una persona, è un volto, una presenza precisa». Un richiamo forte, insomma, alla realtà, alla concretezza del sì che testimonia come sia possibile oggi incontrare il Mistero dentro le circostanze della vita, come era accaduto per i primi dodici.
Quella di domenica 14 giugno, dunque, è stata una Santa Messa molto partecipata e ricca di commozione, terminata da padre Lorenzo con una serie di ringraziamenti a tutti coloro che lo hanno sostenuto e continuano a farlo, un grazie speciale ai suoi genitori che «hanno saputo rispettare una libertà così complicata» e ai suoi formatori. «Davanti alla mia inadeguatezza, in tutto il mio limite, in tutta la mia povertà, Lui mi ha scelto»: con umiltà si è così conclusa la celebrazione, dando il via ad un nuovo capitolo per la vita di padre Lorenzo Olivato che lo porterà a riscoprire ancora la sua chiamata nella quotidianità.

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