Nei giorni scorsi abbiamo incontrato padre Celso Cordioli, 79 anni, originario di Velo Veronese, religioso dei Missionari Oblati di Maria Immacolata (Omi). Vive e opera in Africa da mezzo secolo, avendo trascorso dapprima 25 anni in Camerun, mentre dal 2002 si trova in Guinea-Bissau.
«Passare dal Camerun alla Guinea-Bissau non è stato facilissimo – racconta –. Sono Paesi molto diversi tra loro, con storia, tradizioni e realtà davvero molto differenti. In ogni caso dopo un po’ di “rodaggio” mi sono inserito molto bene. All’inizio mi hanno mandato in un villaggio rurale. Come missionari Omi siamo inviati a portare il Vangelo ai lontani e in Guinea-Bissau ci sono tanti villaggi dove si è appena iniziata la prima evangelizzazione, nonostante i missionari siano arrivati da molti anni. Dopo questa esperienza sul campo sono stato chiamato in un centro di spiritualità della Diocesi di Bissau, a N’Dame. Lì ho dovuto cambiare metodo e dimensione di apostolato: dalla visita alle famiglie nei villaggi alla direzione spirituale e ai corsi per religiosi, religiose e laici che frequentano il centro. E poi, in questa veste, accompagnare nella formazione e nella direzione spirituale il Seminario diocesano e qualche istituto religioso che ne faceva richiesta. È stato un lungo periodo di immersione in una dimensione della mia vocazione che non avevo mai sperimentato prima, molto interessante. Ho dovuto formarmi a mia volta, aggiornarmi, leggere molto, studiare temi di vita cristiana e religiosa che non avevo mai affrontato con specificità. Dopo questa esperienza sono andato a fare il parroco nella nostra parrocchia di Oblati alla periferia di Bissau, ad Antula. Terminato anche questo servizio, da poco sono formatore dei seminaristi nella nostra casa di formazione a Bissau».
– Camerun prima, Guinea-Bissau ora: 50 anni in Africa. Cosa vuol dire per lei essere missionario?
«Vuol dire annunciare Cristo a tutti quelli che incontriamo sulla nostra strada e non necessariamente con le parole. Non sempre è possibile, ma la nostra vita dovrebbe essere sempre una testimonianza autentica di Cristo e del suo Vangelo. A partire dalle nostre povertà, dalle nostre fragilità, con l’aiuto di Dio. L’evangelizzazione la portiamo avanti anche con le opere e con gli aiuti in campo sociale, soprattutto in contesti dove c’è bisogno di tutto: pensiamo a quanto facciamo come missionari con scuole, centri di salute e altro. Ma questo non dovrebbe essere il nostro obiettivo principale: ci sono tante Ong che fanno questo! Se nelle opere non diamo un segno tangibile di testimonianza, servono a poco. Tutto quello che noi missionari facciamo, dobbiamo farlo come cristiani che seguono il Vangelo di Cristo».
– Dopo tanta Africa, che idea si è fatto?
«Credo sia necessario distinguere. La Chiesa va avanti, ha fatto progressi enormi, sia di numero che di qualità. Un esempio sono le vocazioni sacerdotali e alla vita religiosa. E poi il protagonismo dei laici, cresciuto molto anche nei ministeri. È una Chiesa che cresce, indubbiamente. Con tanti problemi, anche gravi, e cose da migliorare, ma cresce! La vita che si respira nelle celebrazioni è impressionante. Altra cosa è l’aspetto sociale, politico ed economico. In tanti Paesi non si va avanti, non c’è il progresso sperato. Sono tornato a Douala, in Camerun, dove ho lavorato, e ho visto una città messa peggio di 25 anni fa quando sono partito. Anche la situazione politica non è a favore della povera gente ma di chi è al potere. La stessa cosa in Guinea-Bissau, con uno stallo democratico che dura da troppo tempo e favorisce solo chi è al potere. Serve un deciso cambio di mentalità per tutti. Se chi non è al potere lotta per prenderlo per fare le stesse cose, ovvero interessi personali, la situazione non cambierà mai. Se si volesse cambiare mentalità basterebbe seguire il Vangelo e le sue logiche. E tutto sarebbe diverso».
– Ci racconti della sua vita…
«Sono nato a Velo nel 1947. Ho studiato nell’istituto Don Calabria: sarò sempre riconoscente al Don Calabria perché oltre alla possibilità di studiare mi ha formato a una vocazione a disposizione della Chiesa. Nel 1975 sono diventato sacerdote con gli Oblati di Maria Immacolata. Volevo partire missionario tra gli eschimesi nel Nord Europa. Mi destinarono al Laos, era tutto pronto, ma nel frattempo espulsero i missionari presenti. Così nel 1976 partii per la zona anglofona del Camerun, villaggio di Fonjumetaw, che a Velo conoscono bene perché mi hanno sempre aiutato molto a realizzare opere meravigliose a servizio della gente. Fino al 2001. Poi dopo un anno sabbatico passato a Gerusalemme, la Guinea-Bissau, a fare quello che vi ho raccontato».