La consacrazione eremitica di fra' Giovanni Maria Visentin

A Centro di Tregnago

| DI Marta Bicego

La consacrazione eremitica di fra' Giovanni Maria Visentin
«Mi hai chiamato? Eccomi, Signore». La risposta ha riecheggiato nella navata della chiesa di Centro, domenica 24 maggio, in occasione della Messa con la consacrazione eremitica di fra’ Giovanni Maria (al secolo: Gabriele) Visentin.
Nella solennità di Pentecoste e nella festa di Maria Ausiliatrice, la comunità della piccola frazione di Tregnago si è stretta attorno all’eremita diocesano che lì tra le verdeggianti colline, eremo Mater Dei, abita dal 2019. In una casa canonica che era abbandonata da due decenni e che il cinquantottenne originario di Padova, salesiano per 22 anni prima di scegliere la vita eremitica, ha sistemato e reso accogliente. Rimboccandosi le maniche, dimostrando speranza e fiducia nel Signore.
Con gli stessi sentimenti, fra’ Giovanni Maria si è presentato davanti al vescovo Domenico Pompili che ha presieduto il rito della professione eremitica e celebrato la Messa affiancato da mons. Roberto Campostrini, incaricato diocesano per la vita eremitica, e da don Nicola Giacomi, parroco di Centro, Cogollo e Tregnago. Alla celebrazione eucaristica hanno preso parte anche altri sacerdoti oltre a tre salesiani: l’ispettore don Silvio Zanchetta, provinciale del Triveneto, assieme a don Pio Visentin e don Cornelio Bugna.
Nell’omelia il Vescovo ha sottolineato come «quella che potrebbe sembrare una fuga dal mondo, come una ricerca in verticale di Dio che prescinda completamente dal resto della comunità» ha in realtà a che fare con la condizione spirituale dell’uomo che sceglie di seguire Cristo e perciò compie una sorta di viaggio spirituale. Verso tre direzioni: dall’isolamento alla solitudine, imparando a dare del tu a sé stesso; dall’ostilità all’ospitalità, cioè la capacità di saper accogliere l’altro; dall’illusione alla preghiera, sperimentando l’incontro con Dio.
In piedi davanti all’altare, fratel Giovanni Maria ha risposto alle interrogazioni di mons. Pompili, prostrandosi all’intonazione delle Litanie dei santi. Raggiunto dalle due testimoni – le eremite sorella Marta Gatti della diocesi di Verona e sorella Cristina Anawa Yhwh della diocesi di Mantova – ha espresso il suo impegno di consacrazione attraverso la lettura della formula di professione: «Faccio voto di vivere per sempre in castità, povertà e obbedienza, nella forma eremitica diocesana». Con l’intercessione dei santi, affinché la sua consacrazione, ha proseguito, «possa tendere costantemente alla perfetta carità, in una più rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio della solitudine, nell’assidua preghiera e penitenza».
Alla firma della pergamena della professione, è seguita la solenne benedizione del Vescovo che ha consegnato a fra’ Giovanni Maria lo scapolare, che «sia per te giogo soave, che ti protegga da ogni male e ti conduca alla vita eterna», e la cocolla, «veste santa, candida e immacolata». Gesti suggellati da un abbraccio, segno di appartenenza alla diocesi, condiviso prima con mons. Pompili e poi con l’incaricato per la vita eremitica, infine con le due eremite mentre veniva eseguito il canone Laudate Dominum.
Per la comunità di Centro è stato un pomeriggio di festa, continuata nella vicina sala parrocchiale dove abitualmente l’eremita si siede alla macchina da cucire per dedicarsi a dei lavoretti da sarto, mestiere imparato dal padre. Prima di essere incardinato nella diocesi, è stato nei salesiani, dividendosi tra attività nelle scuole, negli oratori ed esperienze come missionario in Romania; infine ha fatto l’economo e l’insegnante nell’Istituto Tusini di Bardolino. Per i fedeli della parrocchia, ai quali in rappresentanza del Comune si sono uniti il sindaco Simone Santellani con l’assessora Daniela Vicentini e il consigliere Paolo Andreassi Dal Ben, la giornata è stato un modo per dire grazie per il dono di una presenza costante e la dedizione quotidiana alla chiesa intitolata ai santi Ermagora e Fortunato.

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