Bovolone - Hercules, la forza di un Grest che si è messo in gioco

Vinta la “battaglia” di provare a stare con gli altri, con fiducia e nel segno del divertimento

| DI Redazione Online

Bovolone - Hercules, la forza di un Grest che si è messo in gioco
Un’esplosione di colori, giochi, laboratori manuali e gli ambienti della chiesa che vibrano di canti e balli. Il Grest della parrocchia di Bovolone ha riempito le settimane estive di una gioia contagiosa. Il tema di quest’anno, “Hercules - Non temere”, ispirato al celebre classico Disney, ha offerto una profonda chiave di lettura cristiana per guardare al vissuto dei nostri ragazzi.
Oggi le nuove generazioni rischiano spesso di farsi bloccare dalla paura. Anche le sfide più semplici e quotidiane vengono percepite come ostacoli insormontabili, portando molti giovani a rifiutare di mettersi in gioco per il timore di fallire o di non essere “all’altezza”. Hercules incarna perfettamente questa lotta nel suo cammino di fatiche verso l’Olimpo. Egli però non è solo, trova l’aiuto di molti amici: il saggio e burbero allenatore Filottete, il fedele cavallo alato Pegaso e la complessa Megara. Ma la vera svolta del suo viaggio tocca il cuore del Vangelo; Hercules scoprirà che la divinità perduta non si riconquista con la forza bruta o con la collezione di vittorie straordinarie, ma solo quando accetterà di donare la propria vita per amore degli altri.
Non temere è la frase più ripetuta all’interno della Bibbia. Dai profeti che incoraggiano il popolo, fino all’annuncio dell’Angelo alla Vergine Maria e al mandato degli apostoli, questo invito rasserena da sempre il cammino della Chiesa. È la certezza che Dio è con noi, cammina al nostro fianco e non ci abbandona mai, specialmente nelle fatiche della prova.
Questa fiducia si è tradotta nella pratica quotidiana dei giochi a squadre e dei laboratori creativi, dove i bambini hanno sperimentato la bellezza del divertimento puro. Ma i veri custodi di questa magia sono stati gli animatori. Raccogliendo i loro contributi, emergono tre grandi filoni che raccontano un’esperienza trasformativa.
Prima di tutto mettersi in gioco accettando la sfida. Infatti per molti è stata la prima volta “dall’altra parte della barricata”. Daniele racconta: «Questo Grest mi ha fatto aprire gli occhi sul lavoro immenso che c’è dietro le quinte. Per me significa provarci e dare tutto te stesso per gli altri». Una scelta di coraggio condivisa da Caterina: «Indossando la maglietta ho scelto di uscire dalla mia comfort zone per donare il mio tempo. La felicità più grande? Ricevere gli abbracci dei bambini, non ne esistono di più veri». Un dare e ricevere continuo, come sottolinea Greta: «Noi ci impegniamo per dare ai bambini un posto sicuro dove imparare, loro ci ripagano con sorrisi e momenti che superano ogni fatica».
Il Grest si rivela così un’occasione di maturazione personale. Per Alessandro è il posto in cui «mi formo come persona, non solo come animatore», mentre Vittoria e Sara evidenziano come questa esperienza le abbia fatte crescere, insegnando loro «a diventare più responsabili, a fare squadra e a prendersi cura dei più piccoli sempre con il sorriso». Per Alessandra, al suo primo anno, l’impatto è stato tale da orientare il futuro: «Stare con i bambini mi piace così tanto che vorrei diventasse il mio lavoro. Spero che ognuno possa vivere un’esperienza simile».
Infine, c’è il senso profondo di gratitudine per una comunità che accoglie. Sara spiega di essersi messa in gioco «per restituire ai bambini un po’ di quella magia che ho vissuto io da piccola, ritrovando la bellezza del lavoro di squadra». Una squadra che diventa famiglia, come conclude efficacemente Samuele: «Per me il Grest è un punto di ritrovo tra noi giovani che ci fa sentire tutti a casa».
A Bovolone, Hercules ha vinto la sua battaglia: ha insegnato a grandi e piccoli che non bisogna avere paura del futuro, perché l’eroismo più grande è quello che si gioca, ogni giorno, nell’amore concreto.
S. Bia.

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