Fratel Maurizio Turrini, religioso dell’Opera Famiglia di Nazareth, 47 anni appena compiuti (il 18 maggio scorso), è originario di Remedello Sopra (Brescia). Da due anni vive nella comunità dei Servi di Nazareth di Pescia, in Toscana. Il prossimo 3 giugno alle 11, presso il santuario di Monte Solane di Fumane, sarà ordinato diacono dal Vescovo mons. Domenico Pompili. Alla vigilia di questa importante tappa, conosciamo meglio il suo cammino.
– Fratel Maurizio, quando e come nasce la sua vocazione religiosa? E perché proprio l’Opera Famiglia di Nazareth?
«La mia vocazione religiosa è nata da un incontro personale con Gesù nella preghiera, durante un ritiro spirituale nella Casa di Nazareth di Solane. Era il 18 agosto 2007. Mentre leggevo il Vangelo (Mt 10,16-20) ho sentito forte nel cuore una parola: “Testimonia”. Da quel momento ho deciso di seguirlo e lasciare tutto. Mi ha colpito il carisma dell’Opera Famiglia di Nazareth, il suo modo semplice di vivere il Vangelo con totale fiducia in Dio e la missione verso gli adolescenti. “Lo conosci Gesù?” è il centro del nostro operato: fare conoscere Gesù ai ragazzi è la gioia più grande».
– Da due anni si trova nella Casa Nazareth di Pescia. Apostolato, lavoro manuale e preghiera scandiscono le sue giornate…
«Tengo molto alla preghiera e al silenzio, stando in adorazione davanti a Gesù vivo nell’Eucarestia. Ogni giorno dedico tempo anche al lavoro manuale, alla manutenzione della casa e allo studio sacro».
– Per due volte ha vissuto un’esperienza missionaria a Mbarara, in Uganda: nel 2018 e poi nel 2023. Come è stato immergersi in questa realtà?
«L’esperienza in Uganda l’ho vissuta come un dono del Signore. Mi hanno colpito l’accoglienza e la cordialità del popolo africano. L’Uganda è una terra povera, ma felice. Da missionario ho cercato subito di fare amicizia con i ragazzi, soprattutto nella nostra scuola aperta nel 2014 nella periferia di Mbarara, che oggi conta circa 1.900 studenti. Tornato una seconda volta, ho vissuto l’esperienza con maggiore responsabilità, nel ruolo di assistente nella comunità di formazione».
– Come si sta preparando interiormente all’ordinazione diaconale?
«Mi sto preparando con la preghiera, meditando la Parola di Dio e vivendo gli esercizi spirituali. Il desiderio è servire Cristo e la Chiesa con tutto lo slancio del cuore, avendo come riferimento il diacono Stefano, primo martire della Chiesa per amore di Gesù. Inoltre, la mia ordinazione avverrà nella memoria liturgica dei Martiri dell’Uganda: un segno che sento provvidenziale per il mio futuro ministero».