Don Simone Sordo

Prima Messa al Gesù Divino Lavoratore

| DI Redazione Online

Don Simone Sordo
Non è facile mettere per iscritto la propria storia in vista dell’ordinazione presbiterale. I sentimenti sono tanti – commozione, incredulità, gioia – ma su tutto vince la certezza che, anche se la storia è mia, il filo rosso è di Dio.
Mi chiamo Simone Sordo, ho quasi 40 anni e vengo dalla parrocchia di Gesù Divino Lavoratore (Borgo Roma). Dopo l’ordinazione diaconale, sono stato assegnato all’unità pastorale di Albaredo d’Adige. Vengo da una famiglia attiva in parrocchia; sono il quinto di cinque figli e da piccolo sognavo di fare il tecnico informatico, come mio papà, e di avere una famiglia numerosa. Dopo gli studi universitari ho effettivamente iniziato a lavorare per un’azienda americana.
Per anni ho vissuto “di facciata”: ero il bravo animatore, cantavo nel coro, ma parlavo di Dio senza avere un rapporto vero con Lui. Cercando la felicità nei modi sbagliati, ho finito per perdermi. Nonostante il buon lavoro e i successi come allenatore di calcio, dentro mi sentivo morire. La svolta è arrivata grazie a mia sorella che mi ha proposto di vivere l’esperienza del Seminario di Nuova Vita. Lì, in un vero abbraccio di misericordia durante una confessione, mi sono sentito amato proprio lì dove io non mi volevo bene.
Tornato da quell’esperienza, ho iniziato il percorso delle “Dieci Parole”, scoprendo un Dio che non rende le cose facili, ma le rende belle. Ho iniziato anche una relazione seria con una ragazza, ma sentivo nel cuore una chiamata diversa, anche se ne avevo paura. Il discernimento è maturato grazie a una missione in Albania. Partito malvolentieri, mi sono ritrovato tra gli adolescenti albanesi. Un giorno, stanco di sentirmi “superiore”, mi sono seduto a giocare con loro, diventando un fratello. Le storie dei martiri albanesi e quel “quando sono debole è allora che sono forte” hanno fatto il resto. Ho lasciato il lavoro, la relazione e la casa per entrare in Seminario.
Un momento fondamentale del mio percorso è stato l’anno di esperienza pastorale come insegnante in un Cfp di Villafranca. Proprio io che temevo il fenomeno delle baby gang, mi sono ritrovato immerso nell’educativa di strada, scoprendo ragazzi feriti e arrabbiati che il Signore mi chiedeva di amare. Un’esperienza che è poi proseguita in Borgo Roma e continua tuttora.
Oggi, alla vigilia della mia ordinazione presbiterale, il sentimento che porto nel cuore è di profonda gratitudine. Il mio desiderio è essere un prete con il cuore di padre e di fratello, umano e vero, che abbia il coraggio di voler bene. Perché chiunque io incontri possa sperimentare quell’amore grande che ha cambiato la mia vita.
don Simone Sordo

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