Consacrata la chiesa ortodossa romena

| DI Giorgia Saracino

Consacrata la chiesa ortodossa romena
Un momento di profonda gioia per la comunità ortodossa romena e per la città. Sabato 26 settembre si è tenuta la solenne consacrazione della chiesa intitolata al Santo Profeta Elia il Tisbita, situata in Viale Andrea Palladio. L’evento, dal forte valore ecumenico, è legato alla Diocesi ortodossa romena d’Italia e alla Metropolia ortodossa romena dell’Europa occidentale e meridionale, le quali accoglieranno per l’occasione anche i membri del consiglio delle Chiese cristiane di Verona e le loro comunità.
A raccontare il significato del traguardo è il parroco, padre Gabriel Gabor Codrea: «Questo progetto della costruzione della chiesa e di tutto quello che c’è intorno è un po’ il risultato dell’impegno e del vissuto della nostra comunità negli ultimi 20 anni». Il cantiere di queste nuove strutture ha avuto inizio il 1° febbraio 2015 con la posa della prima pietra; negli anni, poi, sono stati portati avanti i lavori per l’edificazione della cripta della chiesa e del centro sociale, giungendo fino ad oggi con la consacrazione della cosiddetta chiesa grande che si trova sopra.
Dal punto di vista architettonico, la struttura si ispira allo stile gotico occidentale – presente ad esempio nell’Est della Romania e in Moldavia – reinterpretandolo in chiave contemporanea. Già dall’ingresso nello spazio sacro, è possibile notare l’imponente ricchezza degli affreschi dai toni caldi e dorati che rivestono le pareti e si alternano anche a figure di santi e altri scenari evangelici dal grande impatto visivo. Il piano iconografico include pure i santi veronesi, oltre ad essere incentrato chiaramente su Cristo.
Una scelta progettuale che è riconducibile pure alla formazione del parroco: «Io ho studiato dialogo interreligioso, quindi sono appassionato di questo e sono convinto che il futuro della cristianità europea si ritrovi proprio qui: nel recuperare una memoria comune su cui creare un rapporto di fratellanza anche in futuro». «Non volevamo fare una specie di ghetto qui – spiega il preciso intento padre Gabriel – ma abbiamo elaborato tutto il progetto per recuperare una memoria storica ed artistica dell’Europa».
A partire da tale approccio, dunque, è nata una ricerca artistica e spirituale che spazia dall’arte greca e romana, continuando con l’arte figurativa delle catacombe e poi tutta l’arte cristiana occidentale, e non solo, affinché chiunque possa sentirsi a casa. Padre Gabriel ha ben sintetizzato questa precisa visione nella metafora dell’innesto: «Il nostro progetto parte dalla convinzione che noi, come comunità di stranieri, ci dobbiamo innestare su quello che è veronese e italiano. Bisogna prendere atto che c’è un tronco, che è quello della cultura e della cristianità occidentale, sul quale si innesta un ramo. Non sparisce il tronco e non sparisce il ramo, ma uniti portano nuovi frutti, mantenendo la propria identità e mettendosi in dialogo». Un ponte, insomma, tra veronesi e romeni.
«Sono innamorato di quello che abbiamo fatto», riconosce il parroco della parrocchia ortodossa romena, e ciò lo si vede anche dai materiali utilizzati che si orientano verso alternative concrete al consumismo, per favorire scelte ecologiche mirate. Il pavimento dell’intero tempio è stato realizzato recuperando gli scarti di marmo delle cave veronesi e i muri sono stati intonacati secondo tecniche locali, tra cui «pula di riso, sabbia dell’Adige e calce spenta».
La chiesa rappresenterà il cuore di una comunità molto viva, che conta oltre 7mila fedeli presenti nei registri parrocchiali più tutti gli altri che partecipano a varie iniziative. Nella sua attività già duratura da molti anni, la struttura organizza cammini di catechesi, gruppi giovanili e corsi di lingua, cultura e civiltà romena per bambini. Per i ragazzi delle scuole superiori, inoltre, si tengono percorsi che seguono i programmi scolastici e, d’estate, campiscuola e soggiorni in Romania sostenuti dal Governo del posto.

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