A Monte Vento la terra torna a unire le persone. A Valeggio sul Mincio, gli orti sociali del progetto “Nutrire la comunità” nascono per trasformare uno spazio agricolo in un luogo di incontro, solidarietà, educazione e attenzione all’ambiente, dove coltivare significa anche costruire relazioni e rafforzare il senso di comunità. L’iniziativa, sostenuta dal bando “Sinergie” di Fondazione Cariverona, ha come capofila l’Opera Assistenziale Stefano Toffoli, insieme a Caritauri O.d.V. di Castelnuovo, Caritas – Sezione di Valeggio e Caritas Diocesana Veronese.
Il Comune ha concesso in comodato d’uso gratuito per tre anni un’area di circa un ettaro, nella quale sono stati preparati i primi 500 metri quadrati destinati alla coltivazione. I lavori, iniziati ad agosto, sono stati possibili grazie ad aziende, volontari e realtà locali che hanno messo a disposizione gratuitamente tempo, materiali e competenze. Anche la Protezione civile di Valeggio ha offerto la propria disponibilità a trasportare acqua con un’autobotte, mentre alcune cisterne consentiranno di raccogliere quella piovana. Gli orti sono aperti a tutti: giovani, anziani, famiglie, singoli cittadini e persone in situazioni di fragilità potranno prenotare un appezzamento e coltivare verdura per sé e per i propri cari.
Per il primo anno, grazie al co-finanziamento di Fondazione Cariverona, l’utilizzo sarà gratuito. Le eventuali eccedenze potranno essere donate a Caritas e Caritauri per sostenere le famiglie in difficoltà, rispondendo anche alla necessità di alimenti freschi. Il progetto punta inoltre a favorire lo scambio generazionale e la partecipazione: tra i primi coltivatori ci sono un papà con il proprio bambino, un gruppo di mamme e alcuni volontari. Un appezzamento è stato riservato all’Asilo del Bosco, i cui bambini frequentano quotidianamente Monte Vento e imparano a conoscere la terra attraverso la coltivazione e le attività all’aperto. Sono stati loro stessi a portare e colorare i sassi utilizzati per delimitare il proprio orto.
È previsto anche il coinvolgimento del “Progetto Sollievo”, rivolto a persone con i primi sintomi di decadimento cognitivo e seguito da psicologi ed educatori: l’orticoltura potrà diventare un’occasione di stimolazione e socialità. Si stanno valutando, inoltre, aiuole rialzate per rendere la coltivazione accessibile anche a chi ha difficoltà motorie. Accanto alla dimensione sociale c’è quella ambientale.
Il terreno è considerato particolarmente fertile e si inserisce in un contesto ricco di biodiversità, caratterizzato da ampie zone boschive. Come spiega il vicepresidente dell’Opera Assistenziale Stefano Toffoli, Pietro De Vecchis, «è importante recuperare gradualmente anche i percorsi circostanti, rispettando gli equilibri naturali: alcune piante secche vengono lasciate in piedi perché offrono rifugio e punti di nidificazione ai picchi. Si valuta inoltre il coinvolgimento di un apicoltore, mentre per il futuro si immaginano itinerari per passeggiate e visite guidate legate al territorio del Monte Mamaor».
Tra le prospettive c’è anche il recupero di una vecchia casetta demaniale di origine militare, che potrebbe diventare un deposito per gli attrezzi e un punto di ritrovo. Al centro dell’iniziativa c’è una scommessa sulla fiducia: rispettare il proprio appezzamento, quello degli altri e il lavoro condiviso significa costruire relazioni in una società spesso segnata da isolamento e diffidenza.
Per Chiara Adami, presidente dell’Opera Assistenziale Stefano Toffoli, il progetto rappresenta una nuova tappa di un percorso di solidarietà iniziato molti anni fa. «La mia esperienza nell’associazione è iniziata nel 2009 come volontaria del Servizio civile, quando l’attività era concentrata soprattutto sui trasporti a chiamata. Dopo l’ingresso nel direttivo nel 2022, nel dicembre 2025 ho assunto la presidenza con la trasformazione dell’ente in fondazione».
Oggi l’Opera conta circa 50 persone tra volontari impegnati nei trasporti e nel Progetto Sollievo, due dipendenti e sei automobili, con oltre mille servizi effettuati ogni anno. Dopo una precedente esperienza dedicata al recupero di derrate alimentari da supermercati e ristoranti, gli orti rappresentano un nuovo passo verso una solidarietà che coinvolge direttamente la comunità nella produzione e nella condivisione del cibo.
L’inaugurazione ufficiale è stata domenica 11 ottobre e l’accesso allo spazio coltivato è da via Polveriera Fontanello. La sfida è far crescere un luogo in cui ciascuno possa trovare il proprio spazio e contribuire al bene comune: perché il raccolto più importante non sarà soltanto quello degli ortaggi, ma quello di una comunità capace di seminare fiducia e crescere insieme.