San Zeno di Montagna e i suoi alpini

Celebrano il secolo di vita con un libro

| DI Cecilia Tomezzoli

San Zeno di Montagna e i suoi alpini
“Un libro così vorresti che non finisse mai”: con queste parole Maurizio Trevisan, presidente Ana sezione di Verona, ha salutato, unitamente al plauso del consigliere di zona Baldo Alto-Garda Tiziano Sometti, il volume Cent’anni del Gruppo Alpini S. Zeno di Montagna 1924-2024, curato da Alessandro Martinelli, Laura Modena e Paolo Campagnari, fondatori e custodi dell’associazione “Scatti dalla Memoria”, che dal 2007 raccoglie fotografie d’epoca e si dedica ad un lavoro incessante, appassionato e silenzioso di salvaguardia di documenti e testimonianze del passato.
L’idea di ricostruire la storia del gruppo è nata in occasione della mostra allestita per il centenario: «Il ritrovamento – racconta Modena – di una fotografia conservata nell’album familiare di don Claudio Castellani, che immortalava persone riunite per una ricorrenza da subito non identificata, ha dato il via a ricerche e indagini per contestualizzare la solennità: il recupero poi di una copia originale del giornale L’Alpino ha permesso di risalire all’inaugurazione ufficiale del gagliardetto del Gruppo Alpini di San Zeno, il 7 settembre 1924, in presenza delle autorità, del primo capogruppo Giuseppe Favetta, detto Belgio, e di un’unica presenza femminile, la madrina Maria Giusto, figlia del medico condotto del paese. È stato l’inizio di uno studio sulle fonti, arricchito dal materiale fornito dalla popolazione che spontaneamente ha riaperto cassetti dimenticati e rispolverato vecchi ricordi».
Nella ricomposizione dei dati, fondamentale il supporto dello storico veronese Vasco Senatore Gondola, che nell’introduzione del libro sottolinea l’importanza delle penne nere sul Baldo, “terra di confine tra il neo-costituito Regno d’Italia e l’Impero Austro-Ungarico, costituiva, con la Valdadige, l’asse di collegamento tra Mediterraneo e mondo germanico: una vera e propria porta d’Italia, destinata per questo a essere punteggiata di forti, tutelata e frequentata da reparti dell’esercito nazionale, ideale sede per le loro manovre ed esercitazioni. Terra d’alpini, dunque, che qui furono tra i primi in terra veronese a costituirsi in gruppo e che in un secolo di vita hanno saputo interpretare con fedeltà, semplicità e generosità quelli che sono gli elementi fondanti dell’alpinità: attaccamento alla terra d’origine, alle sue tradizioni e ricchezze spirituali, alla famiglia, alla patria, ma anche solidarietà, apertura verso tutti i popoli nel segno e sogno di pace”.
La pubblicazione, realizzata grazie al contributo del Bacino Imbrifero Montano dell’Adige, dà voce a memorie private: commovente la lettura di cartoline e lettere spedite dai fronti di guerra a familiari, fidanzate, amici per rassicurarli e preservarli dagli orrori indicibili a cui, da soldati, assistevano. Bellissima la dedica apposta dietro ad una fotografia inviata a Senatore Castellani dalla moglie Nella Martinelli: sotto il timbro della censura, si legge “Al caro sposo lontano. Non perché vedendoci tu ci abbia a ricordare, ma perché ricordandoci tu ci abbia a vedere”.
Gli scatti di ieri, rivisitati con gusto nella copertina colorata di Veronica Brighenti, s’alternano a quelli di oggi, corredati di simpatiche didascalie, che dei protagonisti evidenziano una caratteristica o una battuta di spirito, e permettono di ripercorrere gli ultimi decenni, segnati da adunate, festività, gemellaggi, come quello con gli alpini di Mogliano Veneto, gite e dal memorabile pellegrinaggio in Russia per commemorare il 60° anniversario della battaglia di Nikolajewka (1943), quando il reduce Giuseppe Pippa (1922-2023) riandò in quei luoghi per chiedere perdono e ricordare chi non è più tornato.
Ne emerge non solo la storia del Gruppo alpini di S. Zeno, ma dell’intera comunità di cui queste pagine contribuiscono a rafforzare il senso di appartenenza: «Il nostro gruppo – conclude Guglielmino Campagnari, capogruppo dal 2016 –, che annovera 126 iscritti, di cui 72 alpini e 54 aggregati, uomini e donne, è parte integrante del tessuto associativo del paese ed è presente in ogni ricorrenza civile e religiosa, pronto ad impegnarsi in attività sociali, culturali e ricreative, e a sostenere, nel rispetto dello “spirito alpino”, chi ne ha più bisogno».

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