Dalmina, Jole, Angelina, Luigia e molte altre. È a loro che è dedicato il monumento in bronzo Delle lavandaie che contraddistingue l’ultimo tratto del nuovo lungolago di Desenzano, inaugurato giovedì 21 maggio alla presenza di una gran folla, in una delle prime serate dal sapore estivo. Diciotto anni di attese, discussioni, modifiche e cantieri. Un progetto divisivo, ma che alla fine è diventato realtà e ha unito parti politiche opposte: era partito con l’amministrazione del compianto Cino Anelli nel 2008, è stato ripreso dall’amministrazione Leso, per essere poi portato a termine nei nove anni dell’amministrazione Malinverno.
«Il lungolago di Desenzano è finalmente una realtà concreta», ha sottolineato il sindaco Guido Malinverno. A un mese esatto dall’inizio dell’estate, è stato inaugurato il terzo e ultimo lotto della riqualificazione del “waterfront cittadino”, come lo chiamano i tecnici. Il lungolago è il biglietto da visita di una città turistica: gli ultimi 200 metri completano il collegamento tra il centro storico e il lido desenzanino, restituendo alla città una passeggiata completamente ridisegnata, che riprende l’andamento delle onde del Garda.
Il progetto completo del nuovo lungolago vale 8,3 milioni di euro, finanziato dal Comune, dall’Autorità di Bacino dei laghi Garda e Idro e da Regione Lombardia, che ha contribuito con 3,5 milioni. Solo per l’ultimo tratto, circa 200 metri dall’ex spiaggia Feltrinelli al vicolo delle Lavandaie, in via Roma di fronte al Park Hotel, sono stati investiti 3,140 milioni. I lavori dell’ultimo lotto sono stati finanziati dal Comune di Desenzano (per un milione e 250mila), Regione Lombardia (un milione e 250mila) e Autorità di Bacino (640mila euro).
«È un percorso dignitoso che collega due parti della città senza costi a carico dei cittadini – ha sottolineato il sindaco durante la cerimonia, ringraziando la Regione e Autorità di Bacino per il sostegno economico e tecnico –. Abbiamo restituito continuità al lungolago e nuova vita a piazzetta IV Novembre, aprendola verso il lago e creando un accesso diretto alla passeggiata».
L’opera non ha soltanto una funzione estetica e turistica. La nuova banchina è stata progettata anche per proteggere la carreggiata dalle “lagheggiate”, le mareggiate del Garda che negli anni hanno spesso invaso la strada in maniera violenta. La passeggiata a lago, larga nove metri, è stata realizzata con materiali del territorio gardesano – granito tonalite e marmo rosso di Verona – ed è arricchita da aree verdi, illuminazione a led, sedute con vista e spazi di sosta. Le linee sinuose richiamano il movimento delle onde del lago, come ha sottolineato l’architetto Alberto Visconti, dello studio di architettura Visconti che ha seguito i lavori e tutto l’iter dal 2008 ad oggi, con il padre scomparso qualche anno fa. Particolare attenzione è stata dedicata al verde urbano e alla qualità paesaggistica dell’opera. Il progetto ha previsto la conservazione di alcuni alberi esistenti e l’inserimento di nuovi tigli europei, specie storicamente presente sul lungolago desenzanese, insieme ad arbusti sempreverdi come fillirea, oleandro, alaterno e lauro-tino.
Omaggio alle lavandaie del lago. Il momento più emozionante della serata è stato lo svelamento delle due statue in bronzo dedicate alle antiche lavandaie del lago. Le opere, realizzate dall’artista Angiolino Aime, scultore gardesano di Salò, con la tecnica della cera persa, raffigurano due donne del passato lacustre: una intenta a lavare i panni con accanto la cesta di vimini, l’altra seduta sul muretto con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte, quasi ad attendere il ritorno del marito pescatore.
Figure leggermente più grandi del naturale, dallo sguardo intenso, pensate non solo come monumento commemorativo ma come luogo di incontro e sosta sul lago. L’idea delle sculture era stata fortemente sostenuta dall’associazione “Noàlter de la ria del lac” e dal suo referente, il compianto Alberto Rigoni, che aveva particolarmente a cuore un omaggio alle donne che per generazioni avevano vissuto il Garda come spazio di lavoro quotidiano.
Il lungolago che ha diviso ora unisce. Dietro il progetto del lungolago c’è anche una lunga storia politica e amministrativa. Il primo disegno del nuovo lungolago risale al 2008. Negli anni il progetto è stato ridimensionato, modificato e rallentato da cambi di giunta, polemiche e difficoltà burocratiche. Quella odierna è la sintesi di un percorso attraversato da quattro amministrazioni diverse in diciotto anni. A ricordarlo è stato l’architetto Alberto Visconti, autore del progetto esecutivo degli ultimi lotti e figlio di Giuliano Visconti, il professionista che per primo immaginò la riqualificazione del lungolago insieme al sindaco Anelli.
«Questa passeggiata celebra 18 anni di percorso e il ricordo di mio padre – ha detto –. È davvero il lungolago di tutti perché ha unito parti politiche opposte». Poi un pensiero personale: «Avevo promesso a mia moglie che l’avrei portata a camminare qui, quando ci siamo sposati, nel 2012. Con qualche anno di ritardo, ho mantenuto la promessa».
Con le nuove lavandaie in bronzo il lungolago di Desenzano si trasforma in un itinerario artistico e identitario. Alle due figure femminili di Aime si aggiungono il monumento Dentro le vele dell’artista desenzanese Walter Xausa, inaugurato lo scorso anno sul belvedere, l’opera di Arnaldo Pomodoro e il monumento al generale Achille Papa. Un percorso che oggi unisce memoria, turismo e bellezza, restituendo ai cittadini una nuova piazza sospesa sull’acqua.