Da oltre un secolo la trattoria “Al Fante” accompagna la vita di Monteforte d’Alpone. La recente scomparsa del gestore Valerio Brandiele riporta alla memoria la lunga storia di questo locale che, per tante generazioni, è stato molto più di un’osteria.
Tutto ebbe inizio nel 1918, quando i nonni di Valerio, Amedeo Brandiele e Angela Meggiolaro (Madèo Badin e Angelina Miolàra) aprirono l’attività nella loro piccola casa in contrada Rubian. Negli anni successivi la famiglia acquistò l’edificio adiacente, dove l’osteria è rimasta fino ad oggi. Qui si mesceva il vino bianco di Monteforte – nessuno lo chiamava ancora “Soave Classico” –, si servivano i piatti della tradizione locale e si festeggiavano matrimoni e ricorrenze familiari.
Il sabato vi si ritrovavano mercanti di bestiame e mediatori di campi: al termine delle trattative, suggellate da una stretta di mano, ci si sedeva a tavola davanti a un fumante piatto di trippe. «L’osteria era un luogo sempre pieno di vita – racconta Sandro Brandiele, fratello di Valerio – che si animava in modo particolare il sabato perché mediatori e mercanti, dopo aver contrattato campi e bestiame, si gustavano le prelibate trippe in brodo. A testimonianza di quel tempo, nel muro antistante l’osteria sono ancora oggi incastonati quattro anelli ai quali venivano legati i vitelli».
Negli anni Cinquanta, quando il traffico automobilistico era praticamente inesistente, durante l’estate si sistemavano i tavolini da una parte e dall’altra della strada e, nei giorni festivi, mezzo paese si ritrovava al “Fante” per bere vino bianco, vino con la gazzosa, spuma oppure le prime bibite come chinotto e cedrata.
«C’erano quelli che intonavano canzoni tradizionali, ora tristi ora allegre – ricorda ancora Brandiele –, quelli che giocavano interminabili partite a carte per tutto il pomeriggio della domenica, e quelli che si dedicavano con notevole impegno a svuotare fiaschetti di buon vino».
Durante la Seconda Guerra mondiale l’osteria ospitava una delle poche radio presenti in paese. Divenne così un luogo di ritrovo per molti montefortiani, che vi si recavano per ascoltare i proclami e le notizie più importanti, dall’armistizio dell’8 settembre alla fine della guerra. Negli anni successivi fu anche uno dei primi locali del paese a dotarsi di un televisore. «Io, bambino di sette o otto anni, ero “fortunato” – racconta Sandro – perché i miei nonni, che gestivano l’osteria, avevano acquistato un televisore e l’avevano sistemato in una sala interna: ogni sera era gremita di clienti entusiasti per i pochi programmi trasmessi dalla Rai.»
Dal 1965 al 1970 l’osteria fu data in affitto. Successivamente la gestione tornò alla famiglia, passando a Maria Prà (Maria Badìna) e al giovane figlio Valerio Brandiele. Con Maria iniziò una stagione particolarmente felice: negli anni Settanta il locale si trasformò in una vera e propria trattoria e, nei fine settimana, rimaneva aperto fino alle tre del mattino. In tavola arrivavano bigoli, risotti e la celebre porchetta alla romana.
In quegli anni il “Fante” consolidò il proprio ruolo di luogo d’incontro non solo per Monteforte, ma anche per i paesi vicini. Fu sede di riunioni di gruppi e associazioni, delle tradizionali cene di classe e di feste familiari. Successivamente entrò nell’attività anche Francesca Pellegrini, moglie di Valerio, che portò una ventata di novità in cucina, contribuendo a rinnovare l’offerta gastronomica.
«Io e Valerio ci siamo conosciuti nel 1979 e ci siamo sposati nel 1984 – racconta Francesca –. Lavoravo a Montebello, poi rimasi a casa per la crisi e lui mi disse: “Perché non vieni a darci una mano?”. Così, già nel 1982, prima ancora di sposarmi, iniziai ad aiutare Valerio e sua mamma in trattoria: stavo al banco oppure davo una mano in cucina. Ho imparato le ricette osservando mia suocera mentre cucinava: preparavamo, e ancora oggi preparo, i piatti della tradizione montefortiana».
Per cinquant’anni Valerio Brandiele ha custodito con passione e dedizione l’eredità di famiglia, mantenendo vivo lo spirito della trattoria di paese: cucina genuina, accoglienza familiare e profondo legame con il territorio. Ma il “Fante” era soprattutto un luogo dove attorno a una tavola si intrecciavano amicizie.
«Se vedevamo qualcuno mangiare sempre da solo – ricorda Francesca –, gli chiedevamo se voleva sedersi a tavola con noi. Dalla nostra trattoria è passata tanta gente: persone separate, lavoratori lontani da casa. Qui si scambiavano storie di vita e Valerio ha stretto tantissime amicizie. Al suo funerale sono arrivate persone che non vedevo da oltre trent’anni, perfino da Bergamo e da Milano, tutti clienti che ricordano ancora con affetto i momenti trascorsi qui».
Con la scomparsa di Valerio Brandiele, Monteforte perde una persona conosciuta e benvoluta. Si chiude così una stagione della trattoria “Al Fante”, ma non la sua storia. Francesca, assieme al figlio Giacomo e con l’aiuto delle altre due figlie, Giulia ed Elena, continua a portare avanti l’attività e a custodire un’eredità fatta non solo di ricette e tradizioni, ma anche di quella semplice ospitalità che, da oltre un secolo, rende la trattoria un punto di riferimento per la comunità montefortiana.