Dal 12 al 17 febbraio torna il Carnevalon de l’Alpon, storico carnevale che da quasi 80 anni trasforma Monteforte d’Alpone in un teatro a cielo aperto. Non solo i grandi carri allegorici, ma anche gli scherzi ai paesi vicini e una satira politica pungente hanno contribuito a rendere celebre questa manifestazione. Nato ufficialmente nel 1949, il carnevale di Monteforte affonda le sue radici alla fine dell’Ottocento. È però nella prima metà del Novecento che la sua fama si consolida, grazie ad una forte impronta satirica capace di sfidare convenzioni e autorità.Memorabile fu la sfilata del 1924 quando, in piena epoca fascista, un carro inscenò la morte di Lenin con tanto di banda, feretro e finto morto. Una provocazione che suscitò clamore, costringendo le autorità a scoraggiare maschere e sfilate. Ma lo spirito del carnevale non si spense: le regole continuarono ad essere trasgredite con camuffamenti e burle originali. Si racconta, ad esempio, che un gruppo di buontemponi, travestiti da medici e infermieri, partì da Monteforte per una “visita” ai malati dell’ospedale di San Bonifacio. Fu il primo di una serie di scherzi che, nel corso degli anni, hanno contribuito a costruire l’identità del carnevale montefortiano.
Anche alcuni carri sono rimasti impressi nella memoria collettiva. Uno in particolare fece molto parlare di sé: quello della balena con sopra Pinocchio, protagonista di un episodio davvero singolare. A raccontare la vicenda è Giammarino Battistella, testimone e “anima” di tante edizioni del Carnevalon. «Si trattava di un carro realizzato per il carnevale del 1954 da mio nonno e da mio padre – racconta Battistella –. Costruirono una balena gigante, sulla quale svettava un enorme Pinocchio. Dopo aver sfilato a Monteforte, il carro partecipò anche al carnevale di Bassano del Grappa. All’epoca le strade non erano come oggi: partire da Monteforte con un trattore e un carro di quelle dimensioni non era affatto semplice. A Bassano il carro vinse il primo premio. Durante il viaggio di ritorno, però, mentre percorreva la statale, all’altezza di San Bonifacio una violenta raffica di vento fece cadere la balena in mezzo alla carreggiata. La strada, che era l’unica che collegava Milano a Venezia, rimase bloccata per mezza giornata. L’episodio “carnevalesco” fece enorme scalpore e per giorni non si parlò d’altro nei paesi vicini».
– Un altro carro che suscitò clamore fu quello dei “censi e livelli”...«Sì, fu un carro che sfilò, mi sembra, nel 1972. Era formato da tubi di varie misure e colori: rappresentava una critica ai “censi e livelli”, che da noi venivano chiamati Decima. Si trattava di un canone periodico che i proprietari dei campi dovevano versare alla Chiesa. Quando il parroco dell’epoca venne a conoscenza della costruzione del carro, informò la Curia, la quale inviò un prelato ad assistere alla sfilata. Dopo quell’episodio, la Decima a Monteforte fu abolita».
– Nel 1989 la satira prese di mira anche l’Amministrazione comunale.«Il carro si intitolava “La banda” e aveva un chiaro doppio senso. I vari strumenti musicali di cartapesta raffiguravano il sindaco e i suoi assessori; io, sul carro, impersonavo il direttore dell’orchestra, cioè della banda. Dopo quella sfilata, il sindaco, già al terzo mandato, non riuscì a vincere le elezioni comunali del 1990».
– Tra gli scherzi più celebri resta quello del 1984, legato al presunto acquisto del Castello di Soave.«Anch’io feci parte della spedizione montefortiana dei “finti” tecnici che andò a Soave. Arrivati in piazza Antenna, in pieno centro storico, allestimmo un banchetto sul quale stendemmo alcune mappe del paese e cominciammo a prendere le misure. Poi ci posizionammo davanti a Palazzo Cavalli, uno storico edificio di Soave, e iniziammo ad osservarlo con molta attenzione. Ad un certo punto uscì il proprietario dell’antico palazzo e ci chiese perché continuassimo a guardarlo. Io gli risposi che c’era un grosso problema: Monteforte stava per acquistare il castello e il palazzo ne ostruiva la vista. Aggiunsi che stavamo trattando con la Sovrintendenza per valutare la possibilità di abbatterlo. Il proprietario sbiancò e andò su tutte le furie. Nel frattempo terminò la Messa e uscì dalla chiesa anche il sindaco, che ci chiese cosa stessimo combinando. Insomma, dopo aver creato un gran scompiglio, raccogliemmo le nostre cose e tornammo a Monteforte. Inutile dire che l’episodio fu sulla bocca di tutti e suscitò risate e grande ilarità».
– Lo scherzo fu rafforzato da un articolo apparso sul quotidiano L’Arena…«Sì, il giorno precedente alla spedizione uscì un articolo che annunciava la costituzione di una finanziaria per l’acquisto del Castello di Soave da parte dei cittadini di Monteforte, con l’obiettivo di restaurarlo e trasformarlo in un centro di festeggiamenti. Durante la sfilata di quell’anno, dal carro distribuimmo delle quote simboliche di proprietà del castello».
– L’anno successivo, nel 1985, la satira colpì ancora Soave...«E anche San Bonifacio. Un nuovo articolo annunciò la presunta decisione della Regione di costruire un nuovo ospedale a Monteforte: secondo fantomatici studi dei tecnici regionali, infatti, si era scoperto che a Monteforte si viveva più a lungo, grazie alle straordinarie proprietà terapeutiche dell’acqua, ricca di “fosfatidicolina”, un termine inventato per l’occasione. I vecchi ospedali di San Bonifacio e Soave, invece, sarebbero stati ceduti: il primo al Genio Civile, il secondo all’Ispettorato provinciale dell’agricoltura che l’avrebbe utilizzato per una sperimentazione sulla coltivazione delle zucche giganti. Non a caso – conclude Battistella – per quel Carnevalon avevamo costruito un carro interamente dedicato alle zucche, ribattezzate per l’occasione “zucconi soavesi”».
Tante altre sono le burle e le vicende che hanno fatto la storia del carnevale di Monteforte. Per scoprirne di nuove, l’appuntamento è con le sfilate del 76° Carnevalon de l’Alpon: quella notturna di sabato 14 febbraio (alle 20) e quella pomeridiana di martedì 17 febbraio (alle 14).