Dentro l’archivio parrocchiale le tracce del passato della comunità

Dopo la sistemazione emergono sia i testi più preziosi conservati sia la memoria di mezzo millennio di storia di Bussolengo: i battesimi partono dal 1539

| DI Lino Cattabianchi

Dentro l’archivio parrocchiale le tracce del passato della comunità
di Lino Cattabianchi
«Sarebbe un mucchio di carte, ma non lo è perché qualcuno ci mette le mani. L’archivio parrocchiale di Santa Maria Maggiore è una finestra sulla storia e sulla fede: raccoglie tutto ciò che la comunità ha prodotto per conservare la fede. Come sottolineò papa Paolo VI, un archivio parrocchiale è la testimonianza del transitus Domini, del passaggio del Signore. In questo caso, nella nostra comunità, che nei secoli ha lavorato per tramandare la fede di cui l’archivio conserva tracce significative e che possono illuminare non solo il suo cammino, ma spesso anche quello della comunità civile. L’identità di Bussolengo passa anche da qui». 
Non ha dubbi il parroco moderatore dell’unità pastorale di Bussolengo, don Diego Righetti nel tracciare i compiti e le finalità dell’archivio parrocchiale che ha trovato ora una sua sistemazione scientifica  grazie alle cure di Giorgio Udali, che ha frequentato il corso per archivisti nell’Archivio della curia diocesana, coadiuvato da Ettore Lavarini ed Ennio Pizzini. I risultati, cui si può accedere attraverso il sito della parrocchia, sono stati presentati nel teatro parrocchiale affollato, grazie all’iniziativa dell’associazione Bac, Bussolengo arte cultura, presieduta da Martina Agnoli che ha ringraziato i presenti per la numerosa partecipazione. L’icona scelta per l’archivio parrocchiale è la foto dello scaffale che ospita la biblioteca di mille volumi, tra i quali si possono annoverare un’edizione cinquecentina dell’Eneide di Virgilio, tradotta in endecasillabi sciolti da Annibal Caro, una Cronaca  di Verona di Pier Zagata, la traduzione dell’Odissea di Ippolito Pindemonte del 1828, le Istruzioni per i confessori di sant’Alfonso Maria de’ Liguori e un Tractatus philosophicus. In più, in questi anni l’archivio si è arricchito dei fondi di Elio Bonizzato, storico e ricercatore bussolenghese con all’attivo significativi titoli sui Disciplini e le visite pastorali, di don Silvestrini e Luigi Pizzamiglio. 
Tracce significative sono presenti in relazione alle famiglie religiose che sono state a Bussolengo nel corso dei secoli: la Confraternita dei Disciplini dal ‘400, i Frati minori zoccolanti, le Suore Ancelle, la congregazione dei Redentoristi, tuttora presente e attiva nel santuario della Madonna del perpetuo soccorso, le Piccole Suore della Sacra Famiglia del beato Giuseppe Nascimbeni. Sistemati per cartelle e faldoni, i documenti occupano le stanze del terzo piano della canonica di Santa Maria Maggiore. La più antica pergamena è del 1490 e l’arco di tempo della documentazione arriva ai giorni nostri. I registri di battesimo partono dal 1539, ma la  serie non è completa, perché anche qui nel 1630, anno della peste manzoniana, sono passati i Lanzichenecchi che hanno depredato e bruciato le case e quanto vi era contenuto. 
Una carrellata di eventi che trovano ampie tracce nell’archivio: il grande contagio del colera nel 1836 con 167 morti in 13 giorni, e 16 bambini; i non facili rapporti tra mons. Angelo Bacilieri e il podestà Ettore Avesani, culminati in scontri accesi; l’introduzione del cinema nel 1939 come strumento utile per la educazione della gioventù. E poi i nomi, Girelli, Montresor, Vassanelli, Righetti, Forante  che ricorrono ancora oggi, e un momento particolare nella storia del paese.  Mons. Francesco Lonardi, di ritorno da un funerale, vede dalla finestra del suo studio arrivare un carro armato e scrive nel registro: “26 aprile 1945. Alle ore 12.30 le truppe americane entrano a Bussolengo”. Un fotogramma che fissa per sempre l’immagine del paese alla fine del secondo conflitto mondiale. Non è un caso che lo spazio più significativo di Bussolengo, arricchito dalla fontana del Trezza, si chiami piazza XXVI Aprile.

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