Cavalcaselle, le future spose senza... vestito

Chiude i battenti "Progetto sposa": decenni di sartoria e di storie

| DI Ilaria Bazerla

Cavalcaselle, le future spose senza... vestito
C’è un lavoro che non si misura in ore, ma in prove davanti allo specchio, in centimetri presi con il metro, in mani che sistemano un tessuto finché non diventa “giusto”. È il lavoro della sarta. Un mestiere artigianale, oggi sempre più raro, che costruisce su misura un abito assieme al cliente, che sia unico, che sia solo suo. Ed è il lavoro che Maria Errica ha fatto per tutta la vita.
Oggi, con la pensione, si chiude anche la sua attività a Cavalcaselle, “Progetto Sposa”. Un laboratorio che, per anni, è stato punto di riferimento per tante donne e ragazze del territorio, soprattutto per abiti da sposa e da cerimonia.
Maria ha iniziato presto. A diciannove anni era già al lavoro, ma l’apprendistato era cominciato ancora prima, da ragazzina, dopo le scuole dell’obbligo, con i corsi del metodo Callegari, allora una scuola molto rinomata a Verona per il taglio e cucito. «Ricordo che al tempo la maggiore età si raggiungeva a 21 anni – racconta – e così sono dovuta andare con mio padre a Verona per compilare la carta dell’emancipazione per il lavoro».
Una scelta precoce, ma consapevole, che l’ha portata a specializzarsi nel taglio su misura, un ambito – è corretto specificarlo – diverso dal modellismo: non si tratta solo di costruire un capo partendo da una base, ma di adattarlo, crearlo, sulla persona, sulle sue misure, sulla sua postura. Un lavoro preciso, quasi artigianale nel senso più pieno del termine.
Negli anni Maria diventa anche insegnante, portando corsi di taglio e cucito di portata domestica sul territorio gardesano. Ma la vera svolta arriva nel 1985, quando apre il suo primo negozio di confezioni a Peschiera del Garda. «All’epoca qui in zona ero una delle poche – ricorda –, perché negozi del genere erano a Brescia, a Verona... Insomma, nelle città, ma non sul lago».
Gestire l’attività la trasforma a tutti gli effetti in un’imprenditrice. «Mi ha consentito di imparare ancora molto. In questo mestiere non puoi mai dire di essere arrivata: c’è sempre qualcosa da apprendere». Tessuti, lavorazioni, collaborazioni anche con firme importanti della moda.
Ma al centro, più di tutto, sono sempre rimaste le persone. «A partire da mio marito – sottolinea – senza il quale difficilmente avrei potuto portare avanti questa avventura. Questo è un lavoro che richiede orari pesanti, anche la sera. È stato un sacrificio, soprattutto per i miei figli».
E poi le clienti. «Ognuna mi ha insegnato qualcosa. Ogni donna ha un fisico diverso, un’idea precisa di come vuole sentirsi. Per questo dico che il nostro è anche un lavoro da psicologhe: devi capire come far sentire bella una persona. È questo che distingue l’artigianato da un abito fatto in serie».
Nel tempo non sono mancati episodi curiosi: la sposa straniera che voleva sempre più Swarovski sull’abito, mentre il futuro marito, che pagava il conto, cercava di contenerne il numero; o le clienti tedesche che, nonostante le barriere linguistiche, sono uscite con due abiti da sfilata. «Ho preparato davvero molte spose – racconta – e negli ultimi anni sono arrivate le figlie di quelle che avevo vestito anni prima. È stata una grande soddisfazione».
Ora il suo “Progetto Sposa” ha chiuso i battenti, ma «mi auguro che dopo di me altre ragazze vogliano continuare questo mestiere. Certo, ci vogliono fatica e umiltà. Non puoi mai dire “so tutto”, “sono arrivata”. Ci sono stati diversi momenti in cui l’attività non andava troppo bene economicamente e le difficoltà sono state diverse, ma a conti fatti ne è valsa la pena». E aggiunge: «Non credo che la tecnologia potrà mai sostituire il rapporto che si crea tra un artigiano e chi ti chiede di realizzare qualcosa su misura. Quel rapporto resta unico».
Si chiude così una storia fatta di lavoro silenzioso, di precisione e di bellezza. Una storia che, nel suo piccolo, si è cucita addosso a un territorio, intrecciando relazioni, volti e ricordi destinati a durare ben oltre l’ultimo punto dato.

Tutti i diritti riservati

!w-[42px] !h-[42px]
Sei un abbonato a Verona fedele e desideri consultare il giornale anche via web, sul tuo computer, su tablet o smartphone?
Lo puoi fare in modo rapido e gratuito. Ecco alcuni semplici passaggi per accedere alla tua edizione online e per installare l'App:

w-fullw-full