L’Assunta di Tiziano, in Duomo, tra misteri e curiosità

| DI Emma Cerpelloni

L’Assunta di Tiziano, in Duomo, tra misteri e curiosità
Il 27 agosto 1576, 450 anni fa, moriva a Venezia Tiziano Vecellio, uno dei più grandi pittori del nostro Rinascimento. Era nato a Pieve di Cadore nel 1488/90. Se le sue più belle e grandi opere sono a Venezia, possiamo ricordarlo anche qui a Verona, e in particolare nel Duomo dove nella cappella Cartolari-Nichesola, la prima entrando a sinistra, vi è il dipinto a olio su tela con l’Assunzione della Vergine, unanimemente ritenuto di Tiziano, sin dal secondo Cinquecento.
La tela presenta problemi di collocazione cronologica: la datazione oscilla infatti tra 1525 e il 1543, e non esiste alcun documento noto che nomini Tiziano o lo metta in rapporto con la cappella Cartolari-Nichesola, fino alla menzione di Carlo Ridolfi, storico dell’arte del primo Seicento. Oggi si ritiene un’opera dipinta tra il 1532 e il 1534. L’altare è stato progettato da un altro grande artista veneto, l’architetto Jacopo Sansovino (1486-1570). L'incarico di dipingere la pala venne dato al pittore cadorino dagli eredi di Galesio Nichesola, canonico della Cattedrale, che fu vescovo di Belluno e che nel suo testamento del 12 gennaio 1527 aveva disposto l’erezione di una cappella dedicata all'Assunta. I Nichesola acquistarono l'altare in Duomo e, a fianco, sulla parete a sinistra, fu collocata la tomba del prelato, opera, insieme all'incorniciatura dell'altare, di Sansovino.
Il tema dell’Assunzione richiama ovviamente il più famoso capolavoro di Tiziano che si trova nella chiesa dei Frari a Venezia, che è del 1516-18, dunque precede la pala veronese di una quindicina di anni. Due tele diverse fra loro, più elaborata quella veneziana, ma decisamente molto bella anche la pala veronese. La tela dell'Assunzione della Vergine nella cappella Cartolari-Nichesola è divisa in due piani, con la Madonna, in alto, che rivolge uno sguardo tenero agli Apostoli, che indossano vestiti dai colori molto vivaci. Li ha appena lasciati e costoro, in basso, vivono lo straordinario evento con movimenti concitati: chi guarda in alto, chi la tomba vuota, chi mostra la cintura, abbandonata dalla Vergine. Un solo apostolo sembra cogliere il valore religioso: è in ginocchio con le mani giunte. Rispetto all’Assunta dei Frari, cambia il “momento” della rappresentazione: non il preciso attimo dell’ascensione, con la Vergine che guarda in alto, ma poco dopo, quasi a salutare gli apostoli. Se quella di Venezia è stata ritenuta una pala di enfasi quasi barocca, questa di Verona è una rappresentazione più semplice, rispettosa della nuova sensibilità religiosa che avrebbe portato alla Controriforma. L’opera presenta una curiosità: l'apostolo inginocchiato in basso a destra, quello più raccolto religiosamente, secondo Carlo Ridolfi, sarebbe l’architetto veronese Michele Sanmicheli: è un uomo sui quarant'anni, dai capelli scuri, con il volto incorniciato da una bella barba. Un ritratto realistico: negli anni ipotizzati per la pala, Sanmicheli avrebbe avuto 44-46 anni. Dai più recenti studi biografici, risulta che i due artisti sarebbero stati coetanei, oltre che amici. Poco dopo, lo stesso Sanmicheli lavorerà in Duomo, progettando la pergula dell'altare maggiore nel 1535, a meno che il presunto ritratto non possa far ritenere entrambi i lavori dello stesso periodo, comunque tra il 1532 e il 1535. La pala dell’Assunta è l’unica opera di Tiziano presente a Verona: altre a lui attribuite, come il Martirio di san Pietro da Verona, sono andate perdute. Questa pala venne asportata dalle truppe francesi il 3 maggio 1797; l’anno dopo fu sostituita con una copia ad opera del pittore Agostino Ugolini, per iniziativa di Giulio Nichesola, proprietario dell'altare. L’originale fu restituito dai francesi nel 1817 e così oggi possiamo ammirarlo nella sua autentica bellezza.

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