Invecchiare bene dipende (anche) da come si trascorre la quotidianità tra alimentazione, attività fisica, momenti di socialità. Per questo un gruppo di over 65 sono monitorati, attraverso uno smart watch che indossano al polso e che invia i dati raccolti ad una piattaforma per essere poi valutati dal dottor Vincenzo Di Francesco, direttore della Geriatria A dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui). Questo grazie al progetto “Nuovi stili di vita per un invecchiamento in benessere”, condiviso tra Aoui e Sindacato Pensionati Fnp Cisl, dalle cui prime informazioni emerge una popolazione anziana attiva ma che non deve trascurare le buone abitudini.
Elisir di benessere. Per aspirare ad avere una maggiore aspettativa di vita ma soprattutto un invecchiamento attivo con minor ricorso ai farmaci e alle strutture sanitarie, è importante attendersi a delle regole generali già dai 65. Quali? La risposta agli esperti: igiene alimentare, sonno e attività fisica. Scendendo nel dettaglio: a tavola è meglio consumare frutta e verdura, pesce, poca carne rossa e molti cereali riducendo l’assunzione di quelli senza fibre per una quota importante di quelli integrali che riducono l’infiammazione e rallentano l’invecchiamento delle cellule; la sedentarietà causa valori fuori norma di colesterolo e pressione, perciò bisogna abituarsi a fare almeno 10mila passi al giorno. Infine, è necessario curare la qualità del sonno senza disturbi (luci accese, rumori, tv in camera); evitare di guardare il cellulare poco prima di coricarsi perché questo gesto all’apparenza innocuo allontana il rilassamento per un sonno che fisiologicamente dovrebbe essere di 8 ore.
La ricerca. Lo studio clinico ha coinvolto 92 pensionati, 52 uomini e 40 donne (fra cui anche 13 coppie), con un’età media di 73 anni (da 65 a 82 anni). La valutazione multidimensionale è durata complessivamente un anno, con sei mesi di monitoraggio dei parametri biometrici raccolti con lo smart watch su attività fisica, dispendio energetico, frequenza cardiaca e qualità del sonno. Attraverso visite in presenza, sono state analizzate le abitudini alimentari mentre i prelievi del sangue hanno permesso di tenere sotto osservazione i parametri essenziali.
I volontari erano inizialmente caratterizzati da un buono stato di salute: persone mediamente nel normopeso, con aderenza alla dieta mediterranea e una media giornaliera di circa 9 mila passi. Quanto al valore Mpi (Multidimensional Prognostic Index), strumento prognostico di mortalità basato su una valutazione multidimensionale dell’anziano, la media era 0,13 quindi legata ad un rischio basso. Discreta è inoltre la qualità del sonno, nonostante una quantità media attorno alle 6 ore. Dopo una valutazione basale, i partecipanti hanno ricevuto suggerimenti personalizzati.
Non è mai troppo tardi. «A 70 anni si può modificare lo stile di vita e ne vale la pena, perché c’è ancora una bella fetta di vita davanti e si può migliorarne la qualità cambiando qualche abitudine», ha sottolineato Di Francesco nel presentare – accanto al già dg Callisto Marco Bravi, alla dottoressa Anna Brunelli e al caposala Marco Fadini – il progetto nato dalla sinergia fra Università di Sydney e Ulss 7 Pedemontana sotto la direzione dell’unità di Geriatria A dell’Aoui; l’ateneo di Torino ha curato lo sviluppo della piattaforma informatica per la raccolta dati. Per un invecchiamento in benessere, ha proseguito Di Francesco, «i pensionati si sono messi in gioco, siamo entrati nelle loro vite con una registrazione continua di movimento, qualità e durata del sonno e dell’esercizio fisico. Ne è risultato un modello che potremo utilizzare in altri contesti, ad esempio in persone che iniziano a manifestare un decadimento cognitivo, o che soffrono di scompenso cardiaco». Sono decine di migliaia di dati funzionali e di laboratorio, le informazioni sull’alimentazione e sullo stato cognitivo raccolti. «Vivere in salute gli anni della pensione significa per godersi gli affetti e soprattutto sentirsi ancora autonomi, ancora in grado di fare».
Divario di genere. L’input iniziale è stata una indagine sulla demografia. «Ci siamo accorti che negli ultimi quarant’anni siamo invecchiati velocemente e l’aspettativa di vita è aumentata», ha evidenziato Viviana Fraccaroli, segretaria generale Fnp Cisl Verona. Si aggiunte, ha puntualizzato, «un divario di genere: le donne hanno un’aspettativa di vita più lunga ma pensioni più basse. A livello di fruibilità dei servizi, hanno maggiore difficoltà ad usufruirne anche per questioni economiche». L’età, ha spiegato Fraccaroli, «non ci deve precludere la possibilità di vivere in maniera dignitosa e con le proprie risorse, senza pesare sui figli o fondi pubblici».
Ha partecipato allo studio Concettina Cupani, segretaria generale Fnp Cisl del Veneto, prendendo coscienza della necessità di controllarsi di più e abituarsi a stili di vita corretti: «È fondamentale dare attenzione alla qualità del sonno, abitudini alimentari ed esercizio fisico. Spesso trascurarsi diventa quasi una normalità per chi ha superato i 65 anni, mentre la prevenzione ha un ruolo molto importante: dalla vaccinazione agli screening e ai percorsi di vita controllati. La prevenzione è un necessario investimento per un invecchiamento in salute e benessere».