Più lungo è il viaggio più conta la prevenzione

Alleanza tra Azienda ospedaliera e Aeroporto Catullo per scongiurare la “trombosi del viaggiatore”

| DI Marta Bicego

Più lungo è il viaggio più conta la prevenzione

© Foto Creativelittlebird@123RF.com

Più lungo è il viaggio che si deve affrontare – che sia in aereo, in treno o in automobile – e maggiore è il rischio di trombosi venosa, per questo chiamata anche “trombosi del viaggiatore”. Complice soprattutto la sedentarietà e la mancanza di mobilizzazione, si stima che il rischio aumenti di 2-3 volte nelle trasferte aeree superiori alle 4 ore. Per questo è una patologia che non deve essere sottovalutata ma nemmeno spaventare. Ed è il motivo per cui Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui) di Verona e Aeroporto Catullo hanno, per la prima volta, unito le forze con una campagna informativa destinata ai viaggiatori in partenza dallo scalo veronese.
«L’Aeroporto di Verona è da sempre attento alla tutela della salute e al benessere dei propri passeggeri, consapevole del ruolo strategico che uno scalo internazionale riveste non solo in termini di mobilità, ma anche come luogo di promozione di buone pratiche e cultura della prevenzione», spiega Alessandra Bonetti, amministratore delegato di Catullo Spa. Questa collaborazione, ha un impatto positivo sulla comunità grazie a «contenuti informativi chiari, multilingue e facilmente accessibili, contribuendo concretamente alla sicurezza e alla consapevolezza di chi transita dal nostro scalo». 
Fare prevenzione. Banco di prova è stato il banchetto informativo collocato al terminal partenze nella Giornata mondiale della trombosi del 13 ottobre scorso, dopo la quale si è deciso di proseguire con l’impegno verso la sicurezza. In particolare, all’aeroporto scaligero sono disponibili brochure informative in sette lingue: italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo, arabo e cinese e un breve video con le informazioni necessarie alla prevenzione. Tutto il materiale informativo è facilmente scaricabile sul proprio telefonino mediante QR code o accedendo al sito https://travelersthrombosis-nofear.com/.
Artefice dell’iniziativa è l’unità operativa complessa di Medicina interna B di Borgo Roma, diretta dalla professoressa Simonetta Friso, che fra le sue specializzazioni ha anche una vasta attività ambulatoriale dedicata specificamente alla trombosi e alle anomalie della coagulazione, con il coordinamento del prof. Nicola Martinelli. Sono stati i medici della stessa équipe e gli specializzandi a realizzare il materiale informativo da destinare ai viaggiatori.
La patologia. A cosa è dovuto il tromboembolismo venoso? All’attivazione della coagulazione nel posto sbagliato all’interno dei vasi venosi, dove provoca l’ostruzione del flusso sanguigno con un coagulo di sangue. C’è la trombosi venosa profonda, che generalmente interessa gli arti inferiori; e l’embolia polmonare che generalmente è provocata da un frammento di coagulo, l’embolo, che si stacca dal trombo venoso e raggiunge cuore e polmoni, ostruendo il flusso del sangue.
Come evidenzia Friso, «l’attività clinica rivolta a pazienti affetti da patologie trombotiche e coagulative rappresenta una parte molto rilevante dell’impegno professionale della nostra unità». A comporla, prosegue, «è un team di professionisti con elevati livelli di formazione ed esperienza nella diagnosi e cura di pazienti affetti da malattie trombotiche e della coagulazione, incluse le malattie rare in quest’ambito». 
I fattori di rischio. È l’immobilità prolungata a rappresentare il principale fattore di rischio per il tromboembolismo venoso durante un volo aereo, specie quando il tragitto supera le 4 ore di durata. Stare seduti per lunghi periodi, soprattutto se costretti in spazi ristretti come possono essere quelli dei sedili, limita il movimento delle gambe e riduce il flusso sanguigno nelle vene favorendo così il rischio di trombosi. Concorrono ad aumentare il rischio anche la disidratazione, che rende il sangue più denso, assieme alla ridotta pressione dell’ossigeno, che può favorire il danno vascolare. 
Nel viaggiatore, il rischio di trombosi è leggermente più elevato nelle donne rispetto agli uomini. Inoltre cresce con l’avanzare dell’età, specie quando si superano i 40 anni. Il rischio è ulteriormente aumentato qualora siano presenti altri fattori di rischio trombotico, come ad esempio l’obesità, la gravidanza e il puerperio (le 6-8 settimane dopo il parto); l’assunzione di contraccettivi orali e terapie ormonali estro-progestiniche; da valutare è la storia personale o familiare di precedenti trombosi venose profonde o di embolia polmonare; fumo di sigaretta e interventi chirurgici recenti. Infine, tra le condizioni mediche specifiche di rischio si riconoscono: tumori, scompenso cardiaco cronico, malattie immunologiche e reumatologiche, insufficienza-venosa agli arti inferiori.
Consigli di viaggio. Ci sono piccoli accorgimenti che possono ridurre in maniera sensibile il rischio di trombosi venosa in chi viaggia. La prima raccomandazione data dagli esperti è di non rimanere seduti e immobili per troppo tempo, ma passeggiare nelle aree consentite prima dell’imbarco e nei corridoi dell’aereo quando possibile. È consigliato poi di flettere ed estendere alternativamente le ginocchia e le caviglie ad intervalli regolari e muovere anche le spalle quando si è seduti. È invece sconsigliato di tenere a lungo le ginocchia a 90 gradi: questa posizione ostacola il flusso sanguigno delle vene agli arti inferiori. Utile è idratarsi, bevendo regolarmente acqua, ma evitando alcolici. Ed è importante e non scontato, indossare vestiti comodi il giorno del viaggio. In caso di rischio personale elevato di tromboembolismo venoso, si può valutare l’utilizzo di calze a compressione graduata per favorire il flusso sanguigno dalle vene delle gambe al cuore, previa valutazione da parte del medico curante che deve essere sempre contattato per quanto riguarda eventuali terapie farmacologiche. 
Circa l’uso di farmaci, è meglio non ricorrere a sonniferi. Puntualizza Martinelli: «Sconsigliamo fortemente il ricorso a farmaci anticoagulanti o antiaggreganti e soprattutto la loro auto somministrazione senza consulenza medica, poiché tali farmaci hanno evidenze limitate per la prevenzione della trombosi del viaggiatore e possono esporre ad un significativo rischio di effetti collaterali». I farmaci anticoagulanti, chiarisce, «vengono prescritti molto raramente e solo per alcuni viaggiatori a rischio trombotico particolarmente elevato. Ribadiamo come il rischio di trombosi venosa del viaggiatore possa essere ragionevolmente ridotto mediante le semplici pratiche sopra riportate a limitare la ridotta mobilizzazione durante il viaggio, pratiche che sono valide per tutte le persone, anche per i pazienti già in cura con farmaci anticoagulanti o antiaggreganti».

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