Due anni fa pesava 135 chili e adesso, con 70 chili in meno, è una donna completamente diversa. Ha la gioia di vivere negli occhi Anita, 53 anni, scelta come testimonial delle attività che l’Irccs Sacro Cuore don Calabria porta avanti per aiutare i pazienti con obesità o grave sovrappeso. Il 4 marzo, giornata per sensibilizzare su questa patologia – che in Italia colpisce un adulto su dieci e un bambino su tre – cronica, progressiva e recidivante. Così è stata definita lo scorso ottobre, per la prima volta al mondo, dal Parlamento italiano, aderendo a ciò che da tempo la comunità scientifica internazionale sostiene. E l’Organizzazione mondiale della Sanità conferma: nel 2035 la metà della popolazione del mondo, 4 miliardi di persone, sarà obesa o in sovrappeso.
Per gli adulti. Sono state circa 80 le persone che hanno partecipato all’incontro al Centro diagnostico terapeutico di via San Marco 121, durante il quale il team di specialisti dell’Ospedale di Negrar ha presentato i percorsi medico-chirurgici per il trattamento dell’obesità. Poi i singoli specialisti si sono resi disponibili per colloqui individuali: un primo passo finalizzato alla definizione di un percorso personalizzato per ogni paziente.
«Il riconoscimento per legge dell’obesità come malattia rappresenta un passaggio storico, prima di tutto culturale», afferma la dottoressa Irene Gentile, chirurgo bariatrico della Chirurgia generale, diretta dal dottor Giacomo Ruffo, e componente del team per il trattamento dell’obesità dell’Irccs di Negrar. «Per troppo tempo l’obesità è stata considerata un problema estetico e la conseguenza di scelte individuali, quando invece è una patologia dovuta a più fattori – spiega –: genetici, biologici, ambientali e sociali».
Per questo il paziente viene preso in carico da un’équipe di Medici di medicina generale, dietisti, psicologi e chirurghi bariatrici. Con un approccio multidisciplinare: «Stile di vita, farmaci e chirurgia non sono alternative in competizione, ma strumenti diversi, e integrati, in uno stesso percorso di cura». Che possono contemplare i medicinali anti-obesità, «quando le modifiche dello stile di vita da sole non sono sufficienti».
E per i bambini. Al Polo Confortini, con l’iniziativa “Obesità senza pregiudizi: ascoltare, comprendere, curare” il personale medico e sanitario ha fornito informazioni sulla patologia e sui percorsi di cura attivi nell’Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui).
Preoccupa l’obesità nell’adulto ma anche quella infantile, cresciuta rapidamente passando dal 4% a più del 20% in soli 50 anni. In Veneto si stima che circa il 29% della popolazione adulta sia affetta da sovrappeso e il 12% da obesità, mentre il 17% della popolazione pediatrica presenta sovrappeso e il 6% obesità. Numeri che preoccupano.
Anche in Aoui l’approccio terapeutico si fonda sul lavoro in team: dalla Pediatria B del prof. Claudio Maffeis ai reparti dedicati per adulto e anziano. Oltre all’Endocrinologia, diabetologia e malattie del metabolismo del prof. Riccardo Bonadonna, c’è il gruppo della Geriatria B, diretta dal prof. Mauro Zamboni, che si occupa nello specifico dell’obesità sarcopenica che è causa di un significativo aumento della massa grassa e di una grave diminuzione di quella magra.