Crescono i casi e la gravità, si abbassa l’età d’insorgenza. E, oltre alle donne, i Disturbi del comportamento alimentare (Dca) colpiscono sempre più uomini, anche in età pre-adolescenziale.
La Giornata nazionale del fiocchetto lilla del 15 marzo scorso è stata l’occasione per analizzare i dati che riguardano questo fenomeno.
In Italia sono oltre 3 milioni le persone ad esserne colpite: parliamo soprattutto di anoressia e di bulimia, assieme ad altre patologie emergenti e meno conosciute. C’è chi mangia una categoria ristretta di cibi, chi è ossessionato dal mangiare sano, chi si abbuffa e chi rifiuta completamente di nutrirsi.
I pazienti sono in preoccupante aumento a livello nazionale e così a Verona, dove l’Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui) con l’unità di Psichiatria B di Borgo Roma, diretta dal prof. Corrado Barbui, è Centro regionale per il trattamento dei Dca con ambulatori dedicati e parte del Tavolo tecnico della Regione per i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Parliamo di «disturbi emotivi e psicologici complessi, che hanno a che fare con il rapporto con il cibo, il peso e la propria immagine corporea. Per la loro complessità necessitano di un intervento multidisciplinare», ha spiegato Barbui affiancato tra gli altri dal direttore generale dell’Aoui, Paolo Petralia, introducendo la presenza del Gruppo interdisciplinare (Gidan) di cui fanno parte pediatri, neuropsichiatri, endocrinologi e dietisti per considerare le complicanze organiche e neuropsichiatriche/psichiatriche con cui lottano i pazienti, giovani e adulti.
I servizi. Da circa due anni al policlinico è attivo il servizio per l’erogazione di pasti assistiti e attività riabilitative e terapeutiche. Lo scorso anno il day hospital ha dato accoglienza a 22 pazienti, per una durata media di circa tre mesi e una frequenza di cinque giorni su sette, dalle 12.30 alle 17. L’assistenza riguarda la fruizione del pranzo e dello spuntino pomeridiano; attività distrattive per la gestione delle reazioni emotive conseguenti ai pasti, riabilitative e psicoterapeutiche sia individuali che di gruppo.
«Ciò che osserviamo, in particolare dal periodo post-pandemia, è un sensibile abbassamento dell’età d’esordio e un incremento dei casi: abbiamo registrato circa il 40% in più rispetto alle annate precedenti», ha evidenziato la dottoressa Rosa Bruna Dall’Agnola, responsabile Centro regionale Dca, spiegando come la gravità dei quadri clinici renda indispensabile un trattamento multi-disciplinare. «Essendo un disturbo che attraversa diverse fasi della vita, dall’infanzia all’età adulta, sono coinvolte numerose unità operative – ha concluso –: dalla Pediatria C con pediatri ed endocrinologi pediatrici, fino ai reparti per adulti. Questi ultimi gestiscono le fasi più critiche della patologia, con ricoveri che purtroppo risultano spesso molto lunghi e faticosi».