Attraverso impulsi elettrici applicati sulla cute della colonna vertebrale cervicale, potenzia il processo riabilitativo degli arti superiori, creando un circuito nervoso in grado di rispondere al meglio alla fisioterapia tradizionale e robotica.
Sono incoraggianti in termini di potenziamento, miglioramento e recupero degli arti superiori nei pazienti tetraplegici i risultati dell’uso di un neuromodulatore spinale transcutaneo. Questo strumento non invasivo, e utilizzato in soli altri due centri in Italia, è in dotazione da alcune settimane all’Area riabilitativa dell’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, coordinata dalla dottoressa Elena Rossato, che è anche direttore del servizio di Medicina Fisica e Riabilitazione.
Per ora viene impiegato su pazienti con lesioni incomplete al midollo spinale cervicale, spiega la fisiatra, «ma poiché stimola tutta la colonna, non si esclude che possa portare risultati anche a livello degli arti inferiori, della gestione della vescica e dell’intestino. Inoltre si stanno ponendo le basi per espandere l’utilizzo di questa tecnologia anche ad altre condizioni patologiche del sistema nervoso centrale, come per esempio l’ictus cerebrale».
Il dispositivo agisce come una sorta di “amplificatore” dei segnali elettrici del corpo umano. Grazie a un semplice cerotto applicato sulla cute della colonna vertebrale cervicale, sulla cui superficie sono distribuiti sedici elettrodi collegati a un generatore portatile, il dispositivo è in grado di trasmettere impulsi graduati direttamente ai circuiti nervosi. A differenza dei neuromodulatori impiantabili tradizionali, che richiedono un delicato intervento neurochirurgico, questa metodica è completamente non invasiva, priva di rischi e di complicanze per il paziente.
«Il neuromodulatore è indicato per le persone affette, per traumi o altre patologie, da lesioni incomplete del midollo spinale cervicale, cioè responsabili di paresi di tutti e quattro gli arti (tetraparesi) ma con possibilità di recupero motorio di mani e braccia sia in termini di forza che di funzione», continua Rossato. «Gli impulsi elettrici, stimolando specifiche fibre nervose della colonna vertebrale, aumentano la capacità dei circuiti spinali di rispondere agli stimoli provenienti dal cervello diretti alla periferia, in questo caso gli arti superiori, e viceversa. Studi scientifici suggeriscono inoltre che la stimolazione ripetuta può promuovere fenomeni di neuroplasticità, la specifica prerogativa del sistema nervoso di riorganizzarsi e adattarsi dopo una lesione».
L’impiego della neuromodulazione non sostituisce il percorso riabilitativo classico, ma ne potenzia l’efficacia. La stimolazione spinale transcutanea deve integrarsi con i trattamenti fisioterapici tradizionali, le tecnologie robotiche e le terapie occupazionali. A valutare gli effetti sarà uno studio che partirà a breve e che vede la collaborazione tra il Centro di Negrar e le più importanti strutture riabilitative in Italia. La ricerca si focalizzerà in particolare sulla spalla, che è il primo distretto che un paziente con lesione midollare incompleta recupera.
In ogni caso, l’impiego sui primi pazienti ricoverati all’ospedale Sacro Cuore ha dato risultati che fanno ben sperare per diminuzione del dolore e miglioramento del tono muscolare, come la spasticità; hanno avvertito movimenti più fluidi e minor impaccio nel movimento. «La durata e l’entità dei benefici variano da persona a persona e dipendono dalle caratteristiche cliniche individuali – precisa –. Tuttavia andando a lavorare sulla capacità del cervello di riadattarsi alla nuova condizione, l’effetto permanente della stimolazione è un obiettivo possibile».
Così sta cambiando il paradigma della riabilitazione neurologica. «Con queste nuove tecnologie di neuromodulazione si è visto che affinché l’intervento riabilitativo abbia efficacia deve essere potenziata la disponibilità di trasmissione degli impulsi tra il sistema nervoso e la periferia – conclude la fisiatra –. La neuromodulazione midollare transcutanea è in grado di fare questo a livello del midollo spinale».