Silvana tutta arte e solidarietà

Volontaria dal 2017 della Verona Minor Hierusalem, ma pure della Fevoss

| DI Marta Bicego

Silvana tutta arte e solidarietà
Accompagnare i visitatori lungo le navate di alcune delle chiese più belle della nostra città. Spalancare le porte di questi luoghi, alcuni dei quali non sono facilmente accessibili, per raccontarne le curiosità e i segreti. Custodire la storia e l’arte, farla propria per poi restituirla agli altri. Sono tante le sfumature del volontariato culturale descritte da Silvana Bartolomei, volontaria della Verona Minor Hierusalem dal 2017. Praticamente dall’avvio del progetto, esordisce, al quale si è aggregata – dopo che il marito aveva seguito l’iniziale percorso di formazione – prima in maniera casuale, intervenendo per qualche sostituzione dell’ultimo minuto, fino ad entrare a tutti gli effetti nelle fila dei circa 300 volontari della realtà culturale divenuta nel 2019 Fondazione di diritto privato. 
La passione per l’arte c’era già e, ammette, «non può che accrescere nel momento in cui ci si trova immersi nella bellezza, perché si allargano le visioni e aumentano le possibilità di conoscenza, anche grazie alle opportunità di formazione che ci sono state offerte». Percorsi che hanno continuato ad alimentare la fiammella della curiosità, alla base della vocazione del mettersi a disposizione del prossimo. 
Per Silvana è una “professione” a tutti gli effetti quella del volontariato, che esercita non soltanto all’interno della Verona Minor Hierusalem: presta servizio assiduamente anche al Bazar solidale “Da una mano all’altra” della Fondazione Fevoss Santa Toscana. Assecondando un’attitudine alla solidarietà che ha portato avanti di pari passo alla quotidianità trascorsa in famiglia e nel crescere i figli, finché sono diventati adulti e se ne sono andati da casa. 
Questo è significato avere ancora più tempo da dedicare ai tre itinerari – Rinascere dalla terra; Rinascere dall’acqua; Rinascere dal cielo – che fanno parte della proposta culturale della Verona Minor Hierusalem, con attività suddivise in squadre di volontari che ruotano durante la settimana e si alternano nelle diverse fasce orarie di apertura delle chiese. Chi sono i volontari? «Persone diverse che, al di là della formazione di base, danno un taglio e uno stile personale alle visite. In maniera trasversale», risponde Silvana che in modo particolare si occupa dell’accoglienza dei visitatori e di accompagnare i gruppi (possono essere di scuole, di parrocchie o di turisti) a vivere le diverse esperienze degli itinerari.  
«Con le visite accompagniamo ad avere cioè uno sguardo sul bello», spiega. E a Verona c’è tanto da raccontare: dalla chiesa di San Giorgio a quella dei Santi Siro e Libera, da San Giovanni in Valle a Santo Stefano. Dipinti, che compongono delle pinacoteche. «Non c’è una pietra posta a caso in una chiesa, perché tutto ha un senso che deriva dalla spiritualità che le ha fatte vivere e le ha ispirate», osserva. 
In questo contesto avviene la riscoperta della meraviglia. Si aprono gli orizzonti di chi accompagna in questi siti e di chi viene accompagnato. «I visitatori si sorprendono davanti alla bellezza, da una parte a livello artistico, perché senza questa iniziativa certe chiese veronesi probabilmente non potrebbero rimanere aperte. Dall’altra parte c’è la tensione verso la trasmissione di questa importante eredità che abbiamo in Italia. È il motivo per cui il progetto coinvolge non solo gli adulti ma le nuove generazioni, sia nelle visite che in progetti di Pcto».
Proprio grazie ai Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, infatti, «i ragazzi tornano a frequentare le chiese e scoprono di potersi prendere cura di un patrimonio artistico che hanno ereditato dal passato. Così riesci ad innescare in loro un processo e c’è pure chi ha cambiato facoltà universitaria dopo una esperienza come volontario, riscoprendo una passione che non sapeva di avere». 
Questa gratificazione è condivisa e si misura nel fatto che «molte persone continuano a regalare il proprio tempo libero alla Fondazione nonostante le problematiche di salute, gli impegni di famiglia o gli spostamenti che fanno parte della vita. C’è molto entusiasmo, si respira un clima positivo». 
Del resto, nemmeno Silvana ha dubbi sulla “vocazione” che la accompagna da otto anni: «Non conosco una realtà del mondo del volontariato che restituisca così tanto ai volontari. Posso dire – scherza – di essere una pellegrina nata».

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