Mario, il “re dei volontari”che ha vinto le Olimpiadi

Lui il più anziano a Milano-Cortina: 90 anni e mai fermo

| DI Marta Bicego

Mario, il “re dei volontari”che ha vinto le Olimpiadi
Chapeau, tenente colonnello. Quell’inchino all’Arena di Verona, palcoscenico mondiale per la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 del 22 febbraio scorso, è già parte della storia. Ed è ben impresso tra i ricordi del (quasi) novantenne, napoletano di nascita e ormai veronese d’adozione, Mario Gargiulo da lì a poco osannato come «il re dei volontari». E non soltanto per l’età, essendo il più longevo tra coloro (di 100mila richieste pervenute) che si sono candidati per prestare la propria opera volontaria ai Giochi olimpici invernali. 
Orgoglio per l’Italia intera. E per i tre figli del colonnello della Us Army, oggi in pensione, i quali abitano all’estero con le rispettive famiglie: il primogenito Stephen che vive a Londra e lavora in banca; Jennifer che risiede a Singapore ed è docente; Julian affermato pianista che è di casa a New York ma tiene concerti in prestigiose sale internazionali. Tanto che in quella manciata di minuti di applausi raccolti a braccia spalancate nel cuore dell’anfiteatro scaligero, sembrano per il novantenne il sigillo a una vita trascorsa professionalmente tra diverse nazioni del mondo. Anche mentre leggerete questo articolo sarà in viaggio prima verso Napoli, poi con destinazione Londra, quindi in volo verso l’America. Perché il suo appartamento di Verona, dopo che la moglie Norma (americana di origine) è mancata dopo quasi 61 anni di matrimonio, adesso è troppo silenzioso. 
«Coincidenze», osserva Gargiulo. Era un ventenne quando nel 1956 si recò alle Olimpiadi invernali di Cortina, affrontando la sua prima trasferta al Nord guidato dalla curiosità, e mai avrebbe immaginato di ritornare ai Giochi settant’anni dopo, da protagonista. Con lo stesso entusiasmo di allora e gli occhi che brillano nel raccontare questa esperienza indimenticabile. «Sono stato tra i primi ad iscrivermi on line dopo aver visto l’annuncio. Non si può mai sapere, ho pensato, anche se gli amici mi prendevano un po’ in giro», ricostruisce, tablet alla mano e giacca a vento ufficiale con i Cerchi olimpici appoggiata sulla sedia. 
Proseguendo nella narrazione, si scopre che la partecipazione alle Olimpiadi non è altro che un capitolo tra i tanti di un’esistenza per nulla ordinaria. Ad esempio, aiutante di campo a Verona, il 17 dicembre 1981 fu il primo a venire a conoscenza del rapimento del generale statunitense James Lee Dozier, vicecapo di stato maggiore del comando Nato delle Forze terrestri alleate del Sud Europa (Ftase), da parte delle Brigate Rosse che lo prelevarono dalla sua abitazione in lungadige Catena. Dopo la liberazione, lo accompagnò in America, dal presidente Reagan, finendo per caso sulla copertina del quotidiano Washington Post. A proposito di coincidenze…
Gargiulo si è laureato in lingue slave all’Università orientale di Napoli, studiando la lingua russa, ma la prima esperienza oltre confine l’ha vissuta in Egitto, nella capitale Il Cairo, come insegnante di italiano. Dopo una breve pausa a New York, ha trascorso un anno come docente all’Università di Mosca, quindi ha fatto ritorno a Napoli dove si occupava di traduzioni e pubbliche relazioni per una ditta farmaceutica svizzera. Fino a una ulteriore tappa in America: «Era il periodo del Vietnam e mi arruolai volontario nell’esercito, come paracadutista nelle Forze speciali. Avevo trent’anni, i miei coetanei erano dei ventenni e c’era una selezione incredibile. Dopo l’addestramento, chiesi un avvicinamento in Italia per motivi familiari: prima a Vicenza e in seguito a Napoli». 
Un giorno, prosegue nel racconto, «al generale di stato maggiore serviva un autista che parlasse bene italiano. Io conoscevo le strade della città come le mie tasche, perciò mi offrii volontario e fu un’esperienza interessantissima». Un’intraprendenza nel proporsi che non è passata inosservata e, supportata da un curriculum già corposo, è andata di pari passo con la promozione a capitano: «Fu il giorno più felice della mia vita. Dopo un corso come ufficiale, diventai istruttore in una scuola militare nella base di Fort Bragg». Dopo un breve periodo a Napoli, Gargiulo ha trascorso un anno in Corea, nella zona demilitarizzata che divide la penisola.
Un’altra prospettiva era quella di partire per il Vietnam, ma... un’altra coincidenza: al Comando di via Roma, a Verona, serviva un aiutante di campo che conoscesse bene l’italiano. Città che, da quel momento, è diventata il luogo di adozione per la moglie e i figli che in riva all’Adige hanno frequentato gli studi fino al liceo per aprirsi in seguito a diverse esperienze nel mondo, seguendo i passi decisi del padre. Che non ha mai avuto timore di spingersi oltre i confini. Infatti, raggiunta la pensione dopo 27 anni trascorsi nell’esercito statunitense, è stato per altri dieci anni ispettore interprete nel contesto degli Accordi Salt, serie di negoziati tra Usa e Urss finalizzati a limitare il numero di armi nucleari strategiche.
Al confronto, insomma, partecipare alla cerimonia in Arena è stata una passeggiata per Gargiulo. «Mi aspettavo di andare o a Cortina o a Milano, visto che qui a Verona non erano previste gare». Sapere di essere scelto per salire sul palcoscenico dell’anfiteatro, in diretta mondiale, è stata una sorpresa. Svelata, tra l’altro, poco prima dell’evento: «Lei sarà il re dei volontari». 

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