Che sorpresa! È l’effetto che fa un naso rosso quando si affaccia in una stanza di ospedale o irrompe nella sala ricreativa di una casa di riposo. Una presenza inaspettata, e pure buffa, che trasforma gli ambienti e per un po’ di tempo porta le persone – bambini, anziani, malati – altrove, grazie a una ventata di allegria.
È la magia che si ripete ogni volta che Ronfolo, Sbrisola, Sbrillo o Smailix entrano in questi luoghi, indossando un camice speciale che li contraddistingue. Sono i clown di Vip Verona odv, associazione di clownterapia attiva dal 2004, dove “Vip” sta per “Viviamo in positivo”; quella veronese è una delle 72 federate di Vip Italia, che raduna quasi 5mila clown volontari.
Questa realtà, che nella nostra provincia conta 52 soci; in coppia prestano servizio una volta al mese nelle case di riposo (Villa Monga in città, Toffoli di Valeggio sul Mincio, Campostrini a Caselle di Sommacampagna) e negli ospedali (Magalini di Villafranca, Fracastoro di San Bonifacio e Pediatria di Borgo Trento).
«Siamo clown di diverse età, dai 18 ai 78 anni, e differenti professioni, dall’insegnante al responsabile d’azienda: tutti volontari formati, disponibili a mettersi a servizio degli altri e a essere “clowntagiati” da questa modalità positiva, allenati a vedere il bello che c’è e a esserne grati». A parlare è Zucchero Filato, alias Monica Pepe, la presidente di Vip Verona, che è stata pure in missione in Cambogia (perché sì, il sorriso e il gioco si possono portare anche a piccoli che vivono nelle baraccopoli).
«Essere clown ci fa rispolverare la nostra parte bambina: vivere quest’esperienza con il gruppo di volontari è come camminare su una nuvola – aggiunge Ilaria Da Prati (clown Squinsi), vicepresidente –. Noi siamo chiamati anche nelle scuole, come “clown sociali”: spieghiamo con un linguaggio semplice cosa sono il volontariato, l’altruismo, l’inclusione, i pregiudizi, ed è un servizio molto apprezzato».
Una cosa è certa: «Ogni volta che entriamo in servizio è come scrivere su una pagina bianca». Questi volontari giocherelloni entrano con garbo in ogni ambiente. «Cerchiamo di essere un’aggiunta positiva e ci adattiamo a chi abbiamo di fronte: se un anziano ha voglia di parlare, noi lo ascoltiamo; se un infermiere deve somministrare uno sciroppo, rimaniamo sulla porta e “distraiamo” il piccolo paziente; se un genitore ci dice che il proprio bimbo ama i palloncini, subito ne facciamo uno. La felicità sta nelle piccole cose».