Giovanni, sempre pronto a dire sì

Originario del Friuli, ha concretizzato in Lessinia la vocazione al volontariato in Protezione civile

| DI Marta Bicego

Giovanni, sempre pronto a dire sì
Mollare tutto, indossare la divisa, preparare i mezzi e le attrezzature, partire. Per portare aiuto a una popolazione rimasta senza un tetto a causa di un terremoto o di un’alluvione. Per raggiungere gli abitanti di una contrada rimasti isolati da una copiosa nevicata. Per tagliare un albero caduto su una strada. Per presidiare una manifestazione. 
Vita da volontario della Protezione civile: una quotidianità che non è fatta solo di azione ma anche della necessaria preparazione. Perché quando bisogna intervenire in situazioni di emergenza non c’è spazio per l’improvvisazione. Lo spiega bene Giovanni Stroiazzo (nella foto a lato), 33 anni, coordinatore dell’associazione di Protezione civile di Bosco Chiesanuova. Originario del Friuli, ha vissuto per un po’ nel Bellunese e poi, sempre per motivi di lavoro nel settore della ristorazione, nel 2014 si è trasferito in Lessinia dove ha deciso di rimanere a vivere. 
La vocazione al volontariato, dice, l’ha respirata nella sua terra di origine: quel Friuli in cui la dedizione al bene comune è parte integrante della cultura locale e la memoria riporta anche alla mobilitazione di centinaia di persone avvenuta dopo il sisma del 6 maggio 1976. La possibilità di mettersi a disposizione del prossimo, però, Giovanni l’ha concretizzata in Lessinia poco dopo essersi trasferito. «Ho cominciato a collaborare, a dare una mano per il territorio e per la comunità. Del resto, l’attività del volontariato di Protezione civile è legata alle emergenze territoriali. Poi ad attirarmi era l’aspetto della collaborazione e del fare squadra: il nostro gruppo è composto da 13 volontari operativi e siamo tutti amici. Un altro aspetto che mi interessava era la formazione personale, utile nella quotidianità per sapere come agire nelle situazioni che possono capitare quando meno te l’aspetti». 
La formazione è imprescindibile, ribadisce: per indossare la divisa della Protezione civile è infatti necessario frequentare e superare un corso promosso a livello provinciale per approfondire la conoscenza delle normative, l’uso di alcune attrezzature, aspetti sia psicologici che organizzativi. «Qui, come dico sempre io, si apre un mondo e ci si può specializzare anche a seconda delle proprie attitudini. In montagna, ad esempio, tanti volontari sono specializzati nell’antincendio boschivo, nella ricerca di persone scomparse e nel taglio di alberi con la motosega», elenca Giovanni, divenuto nel 2020 coordinatore della squadra di Bosco Chiesanuova che spesso opera in sinergia con i “colleghi di divisa” di Tregnago, Selva di Progno e Badia Calavena. Ma la collaborazione si allarga ulteriormente se bisogna intervenire a livello provinciale e regionale, spingendosi con le trasferte pure fuori dal Veneto. Dopo la tempesta Vaia, nel 2018, quando l’unità operativa della Lessinia ha raggiunto il comune di Colle Santa Lucia, nel Bellunese. Ma l’impegno resta comunque radicato nel territorio, nell’occuparsi ad esempio della gestione dei defibrillatori dislocati i diversi punti del comune. 
Ma chi è il volontario tipo? Difficile inquadrarlo per età, provenienza geografica, formazione professionale. «In generale è una persona che, nel momento in cui c’è bisogno, risponde sì. Che sia giorno o piena notte. In ogni caso la famiglia e il lavoro vengono prima di tutto. Ed è allora che è fondamentale il gruppo: a seconda delle disponibilità di ciascuno, siamo intercambiabili. Quella della Protezione civile è una macchina grande e complessa, ma ben rodata», risponde. Ne è espressione la manifestazione “Rescue Day”, la giornata del soccorso e della sicurezza messa in piedi con l’Istituto comprensivo di Bosco Chiesanuova ma che coinvolge molte altre realtà tra cui Vigili del fuoco, Polizia locale, carabinieri e Croce Verde Lessinia. 
«Questo evento è il fiore all’occhiello della nostra associazione perché siamo riusciti a creare qualcosa di diverso e al tempo stesso unico che negli anni non era mai stato organizzato. Un’esperienza per noi di addestramento e di educazione al soccorso e alla sicurezza per i ragazzi delle scuole coinvolte. Ma non solo: diventa l’occasione per mostrare alle giovani generazioni che c’è un mondo che si impegna nei confronti del prossimo». 
Per lo stesso motivo, gli incontri con gli studenti proseguono tutto il tempo dell’anno, raggiungendoli nelle aule con lezioni pensate in base all’età che spaziano tra diversi argomenti: dalla spiegazione dei ruoli alla descrizione della macchina amministrativa, dalla mitigazione dei rischi a uscite pratiche che coinvolgono il Soccorso alpino con focus sulla sicurezza in montagna. Nella speranza che, un domani, qualcuno di loro inizi a frequentare la base operativa in località Càrcaro, dove si trovano i mezzi operativi – tra cui un pick-up con modulo per l’antincendio boschivo e un furgone in fase di allestimento – e le attrezzature come una torre faro, motoseghe e altri utensili. Sperando che qualcuno scelga di indossare la divisa della Protezione civile: «Il mio auspicio – conclude Giovanni – è veder crescere il gruppo di Bosco Chiesanuova con l’ingresso di nuovi volontari e volontarie. E, ovviamente, proseguire le attività nelle scuole perché i ragazzi sono il nostro futuro». 

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