Un uomo dal cuore grande che ha scelto la Piccola Fraternità della Lessinia come la sua seconda famiglia. È stato così fin dai primissimi passi compiuti dalla Onlus con sede a Corbiolo, confessa Giancarlo Zago.
Originario di Cadidavid, si è trasferito nella frazione di Bosco Chiesanuova quasi mezzo secolo fa per amore della moglie Rosa, venuta a mancare pochi mesi fa. Al pensiero, gli occhi azzurri e limpidi dell’ottantaquattrenne diventano lucidi, ma subito tornano a brillare dell’amore che riceve e restituisce durante le periodiche visite alla “Piccola”. Una realtà che ha visto nascere negli anni Ottanta, crescere, diventare quella che è oggi: un punto di riferimento per le persone con disabilità che lì risiedono, tra comunità alloggio e appartamenti, o che frequentano il centro diurno.
Quei ragazzi meravigliosi. Chi è il fondatore? «Il Signore – risponde senza alcuna esitazione –, il quale ci ispira ed esorta a guardarsi attorno. Ricordo quando il vescovo Giuseppe Amari, in una delle visite pastorali, suggerì alla gente del paese di guardarsi attorno e di osservare se c’erano delle difficoltà, dei problemi». Lo sguardo di un gruppo di giovani si soffermò, in modo particolare, sulle persone con disabilità che all’epoca non erano bene integrate nella vita della comunità ma vivevano ai margini, isolati e nascosti, come se quasi fosse una colpa essere venuti al mondo nella loro unicità.
«Ci siamo dati subito da fare, prima con il delegato vescovile per la salute mons. Giorgio Scarsini e in seguito grazie al parroco, don Ottavio Birtele. Siamo andati a guardare tra le mura delle case, nei paesi e nelle contrade. Al loro interno abbiamo trovato dei ragazzi meravigliosi», racconta, ricordando le prime iniziative avviate nei locali della canonica che servivano anche ad alleggerire la quotidianità dei familiari.
Con il passare del tempo, lo sguardo si è allargato a diversi comuni della Lessinia e non solo, superando i campanilismi: oltre a Bosco Chiesanuova verso Cerro, Grezzana, Roverè, Velo, San Mauro di Saline e c’è addirittura chi sale dalla città. Da queste zone provengono gli ospiti che risiedono nella struttura, inaugurata nel 2003 e ristrutturata nel 2025, al civico 20 di via Don Antonio Squaranti o che frequentano il centro diurno per varie attività che spaziano dal laboratorio occupazionale alla falegnameria fino all’intrattenimento con il teatro o la scrittura.
All’orizzonte c’è poi la sistemazione dell’appartamento dall’altra parte della strada, dove si concretizzerà “Il Monte delle possibilità”, parte del più ampio progetto del “Villaggio delle possibilità”, in collaborazione con l’Associazione diocesana opere assistenziali (Adoa), per diventare un luogo di accoglienza per persone fragili con alloggio e ambulatori nei quali accompagnare le persone a prendersi cura di sé.
Come in una famiglia. Giancarlo ha sempre creduto cha la Piccola potesse realizzare cose grandi. Nei suoi spazi, tuttora, si muove con discrezione da un piano all’altro, dispensa abbracci e regala sorrisi. In un dare e ricevere nutrito dalla spontaneità. Ogni venerdì mattina tiene un momento di preghiera. I suoi gesti sembrano non conoscere stanchezza.
Dove trova le energie? «Quando senti nel cuore tanta gioia, tanta pace, tanto desiderio di relazione nei confronti del prossimo... non puoi tenere tutto per te, ma devi donarlo. Allora tutto diventa chiaro: più dai e più ricevi in cambio. Per questo motivo la Piccola è la mia seconda famiglia», dice con una punta di orgoglio.
Perché nella Piccola Fraternità della Lessinia si vivono relazioni semplici ma spontanee, che culminano in abbracci e sorrisi. Si respira una fraternità che fa stare bene. Ci sono anche delle difficoltà, proprio come in una vera famiglia, ma si superano insieme. Lo può ben dire Giancarlo, essendo stato per otto anni il primo presidente dell’associazione: «Ma allora era più semplice, c’era meno burocrazia. Abbiamo stretto i primi rapporti con l’Ulss. E poi ci sono sempre stati i volontari. Oggi sono circa 200 a ruotare attorno alla Piccola Fraternità della Lessinia» con diversi ruoli per pulizie, cucina, trasporti, direzione e attività con gli ospiti.
C’è il volontariato, certamente, con tanti giovani che frequentano la Onlus soprattutto durante l’estate. E ci sono i professionisti che operano nella struttura che ha in progetto di diventare una fondazione. «La professionalità è ormai indispensabile – evidenzia – ma non deve mancare la capacità di saper stare insieme. Questo è uno dei pilastri, assieme all’umanità. Sono requisiti che non devono mai mancare. Allora sì che si riesce ad andare avanti».
C’è modo e modo di lavorare, insiste Giancarlo che da 20 anni è aiuto cappellano all’ospedale di Marzana a contatto con le sofferenze dei malati, che da 33 anni è diacono permanente e che per 35 anni ha lavorato come magazziniere e responsabile dei trasporti all’Ente lirico Arena di Verona. Ha viaggiato, accompagnando le scenografie delle opere liriche in diverse parti del mondo: dal Giappone all’Egitto oltre che in diverse città d’Europa. Ma alla fine, la sua casa è sempre stata a Corbiolo. Nella sua famiglia e tra i ragazzi della Piccola che ha visto crescere e in alcuni casi «finire in paradiso». In luoghi come questi, spiega, «ci si rende conto che al mondo, oltre alle guerre che vediamo in televisione ogni giorno, esistono anche cose belle».