Bruno, il cavaliere che molto ha dato e soprattutto donato

Il lupatotino Salvoro ha guidato l’Avis locale per 33 anni

| DI Renzo Gastaldo

Bruno, il cavaliere che molto ha dato e soprattutto donato

Bruno Salvoro

Ci sono articoli che vengono predisposti per fatti e occasioni particolari o per meriti speciali dei personaggi che tratteggiano. Quello che segue è uno di questi ultimi. Il personaggio in questione è Bruno Salvoro, 83 anni, pensionato ed ex dipendente del Comune di San Giovanni Lupatoto con mansioni di muratore. Ma più noto in paese per i 33 anni nel corso dei quali ha guidato da presidente la sezione Avis locale, piuttosto che come co-fondatore della indimenticata compagnia giovanile “Brancaleon” che ha lasciato indelebile traccia di sé in paese nella seconda metà degli anni Sessanta; oppure per il servizio di operatore al proiettore del cinema parrocchiale fino alla produzione di poesie dialettali.
Secondo di sette fra fratelli e sorelle nati tutti in una sperduta corte agricola dell’Albaro, frazione di Ronco all’Adige, Bruno si trovò a lasciare la scuola prima di aver concluso la quinta elementare (prenderà la licenza elementare dopo qualche anno grazie alla frequenza di un corso serale). A 12 anni venne avviato al lavoro. Va a fare il ragazzo aiutante di campagna di suo padre, lavorante agrario con contratto di terzeria (due terzi del raccolto spettano al padrone e un terzo al  bracciante). A 16 anni cambia e si trova in fornace a spazzare i pezzi di mattone rotti nel corso della produzione.
Nel 1962 tutta la famiglia Salvoro, per far andare più comodamente a scuola i figli più giovani, si trasferì a San Giovanni Lupatoto. A vent’anni Bruno andò da solo a cercarsi un’occupazione. «Una mattina entrai in un cantiere e chiesi se potevano darmi da lavorare. L’impresario volle sapere se sapevo usare il badile e condurre la carriola: alla mia risposta positiva, mi disse di presentarmi lì alle 13 per iniziare», racconta.
Bruno in quegli anni si avvicina alla parrocchia: «Il giorno stesso in cui ci stabilimmo a San Giovanni, venne a prelevarmi da casa, per portarmi al catechismo, un sacerdote – ricorda lui –. Anche la parrocchia di Albaro era un luogo di mia abituale frequenza. Basti pensare che a 18 anni mi inviarono a Roma alla Scuola permanente di Apostolato laici per frequentare un corso per assistenti, da cui risultai abilitato ad insegnare le orazioni ai ragazzi che frequentavano le funzioni della domenica pomeriggio».
Il 1986 è un anno importante per lui sia perché prende in sposa Adelina, sia perché viene eletto alla carica di presidente della locale sezione Avis, incarico che ricoprirà per 33 anni facendo registrare una crescita esponenziale del numero di iscritti, salito da 200 a 370. Promuove la donazione di sangue indefessamente in ogni luogo e occasione. Dove c’è una manifestazione, lui presenzia in rappresentanza dei donatori di sangue.
A proposito di donazioni di sangue, emerge fra i ricordi Bruno un aneddoto importante da raccontare. «Eravamo alla fine degli Anni Sessanta e io ero da poco iscritto come donatore di sangue con bene in vista il mio rarissimo fattore rh negativo. Sono appena arrivato nel cantiere edile dove con altri lavoravo e sto scendendo dal pulmino. Suona il telefono del cantiere, chiedono di me perché c’è urgente bisogno in ospedale di una sacca di rh negativo per una bambina investita da un’auto. Risalgo sul pulmino e raggiungo l’ospedale dove tutto si conclude bene. Solo a cose fatte si scoprirà che la bambina è figlia del mio datore di lavoro. E da quel giorno in ditta l’auto aziendale fu a mia disposizione per chiamate “rh negativo”».
Vogliamo fare un bilancio? «Diciamo che ho cercato di fare la mia parte», commenta oggi da presidente emerito del sodalizio, premiato nel 1996 con il conferimento del titolo di cavaliere 

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