Anna, “nipote” in aiuto agli anziani in difficoltà

A Borgo Trento una ragazza ha cominciato a dare una mano a chi chiedeva un sostegno o anche un po’ di vicinanza

| DI Giorgia Saracino

Anna, “nipote” in aiuto agli anziani in difficoltà
A distanza di alcuni mesi, resta ancora viva l’eco della mattinata che ha visto l’auditorium della Gran Guardia ospitare la premiazione di quattro “Giovani di Valore” nell’ambito dell’evento “Escogito. Giovani protagonisti del cambiamento”, inserito nella rassegna Poeti Sociali. Il riconoscimento, promosso da Fondazione Cattolica, ha acceso i riflettori su giovani capaci di generare benessere nella quotidianità, con un impatto sociale concreto e con l’obiettivo di rafforzare i legami all’interno delle comunità.
Tra questi si è distinta la veronese Anna Albertini, che con il suo stimabile progetto “Nipoti in affitto”, si fa portatrice proprio di quei valori sociali e umani caratteristici di coloro che nella realtà di tutti i giorni sono veri e propri poeti e poetesse sociali. Ancora entusiasta per il ricordo di quella giornata a cui hanno partecipato in particolare ragazzi degli ultimi anni delle scuole superiori, Anna ha sottolineato come l’evento sia riuscito innanzitutto «ad individuare il format idoneo e le modalità più adatte per l’età (aspetto già non scontato)» e per di più «abbia dato la corretta importanza agli aspetti giusti del progetto». Insomma, una valorizzazione che ha attirato l’attenzione dei partecipanti: «Tanto che alla fine della premiazione si sono avvicinati, con molta curiosità, parecchi ragazzi più giovani di me per chiedermi come duplicare questa iniziativa anche nella loro quotidianità, rendendosi conto che c’è sempre più bisogno di aiuto per i tanti anziani che si ritrovano soli, senza nessuno».
Andando al cuore di “Nipoti in affitto”, il progetto era partito dall’edicola di via Cesare Abba in Borgo Trento, ma già prima della chiusura dell’attività la giovane Albertini aveva modificato il programma: «Al posto di andare in edicola una o due volte a settimana per aspettare anziani che cercano soluzioni a problemi digitali, il servizio è diventato in un certo senso a domicilio». Da qualche mese, infatti, le modalità sono variate e non si tratta più di un’attesa passiva, ma è Anna ad attivarsi nel momento in cui riceve una chiamata da chi in quel momento ha bisogno di un supporto. «Il mio numero telefonico – precisa Albertini – sta ancora girando, mi chiamano e io vado nelle case oppure ci si incontra al bar. Spesso capita anche che delle signore mi chiedano di far unire a noi delle loro amiche», in cerca di momenti che scaccino la solitudine. 
Nella sua esperienza, Anna ha potuto constatare come sia forte il rischio che il gap generazionale in cui si ritrovano gli anziani comporti una loro esclusione dalla società, «nonostante sia gente che magari avrebbe ancora voglia di imparare, di mettersi in contatto, di arrangiarsi». Azioni banali come prenotare degli esami o delle visite ospedaliere oggi possono comportare degli ostacoli tecnologici dovuti alle app da scaricare o allo Spid con cui accedere. «Sono fin troppo bravi – ci tiene a sottolineare la giovane –, basti pensare che alcuni anziani sono nati in un periodo in cui quasi non avevano neanche l’elettricità e oggi addirittura si ritrovano ad avere a che fare con il riconoscimento del viso per sbloccare i telefoni o con l’intelligenza artificiale...». 
Un episodio in particolare ha toccato Anna durante i suoi incontri: una signora, completamente sola e con la figlia all’estero, si era ritrovata ad essere isolata per tre settimane perché il telefono apparentemente non funzionava, impedendole quindi di poter contattare anche la figlia. La soluzione era, in realtà, banale in quanto bisognava soltanto alzare la luminosità dello schermo, ma la signora le aveva raccontato come l’aiuto le era stato negato pure dal negozio del suo gestore telefonico, non trattandosi di una problematica ad esso collegato. 
A questo punto è spontanea la riflessione di Albertini, sostenendo che «se tutti, lavorativamente parlando, ci limitiamo a fare solamente quello per cui siamo pagati, allora il mondo non andrà da nessuna parte». Al di là di questa esperienza negativa, Anna ha ritrovato speranza in altri gesti come, ad esempio, in alcuni adulti che si sono resi disponibili ad aiutare, comprendendo il valore delle sue attività.
Per ora “Nipoti in affitto” con la modalità a chiamata continuerà perché c’è bisogno di umanità nella nostra società che, a volte, si dimostra troppo egoista, ma l’augurio della giovane appare ben chiaro: «Io vorrei che diventasse spontaneo, anche solo alla fermata dell’autobus, vedere che c’è qualcuno che fa fatica e chiedere se vuole una mano, altrimenti diventiamo tutti isole separate perdendo ciò che rende bello l’essere umano e cioè la relazione». 
La speranza è che anche i semi gettati nella giornata della premiazione germoglino in tutti quei ragazzi che si sono dimostrati volenterosi e disposti ad aiutare nella semplicità, facendo scattare in Anna l’affermazione «Ok, ci siamo» in controtendenza a quell’idea che vede nelle nuove generazioni la mancanza di volontà e movimento. A partire da questa iniziativa, dunque, la fiducia in giovani che siano attori di cambiamento e ponti per la collettività.

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