La necessità per un giudice di conoscere la statistica

La necessità per un giudice di conoscere la statistica
Lunedì 10 febbraio 1986. A Palermo inizia uno dei processi con il più alto numero di imputati al mondo: 468 uomini, difesi da 200 avvocati, riuniti in una aula-bunker capace di resistere persino ad attacchi con missili. Dopo 349 udienze, 1.314 interrogatori e 635 arringhe difensive, mercoledì 11 novembre 1987 si arriva all’ultima parola, quella che spetta alle quattro donne e ai quattro uomini della giuria popolare che, chiusi in un appartamento all’interno del carcere dell’Ucciardone, decreteranno assoluzioni e, soprattutto, condanne.
Potrebbe cominciare da qui Se fossi stato al vostro posto. Ragionevole dubbio e matematiche risoluzioni di Marco Malvaldi. Il chimico-scrittore pone e si pone la seguente domanda: numeri, parole, calcolo statistico, narrazioni possono intrecciarsi nello stabilire l’innocenza o la colpevolezza di un imputato?
Malvaldi cerca di rispondere a quest’interrogativo partendo non dal maxiprocesso di Palermo, ma dalla morte di Mary Cecilia Rogers, un’avvenente tabaccaia newyorkese trovata morta il 28 luglio 1841 nel fiume Hudson.
La storia di Rogers fu romanzata da Edgar Allan Poe nel suo Il mistero di Marie Roget. A differenza di ciò che avvenne realmente, però, la storia è ambientata a Parigi e il cadavere della vittima viene ritrovato nella Senna. In una sua lettera, Poe scrisse di avere l’intenzione di voler esaminare il mistero dell’assassinio di Marie ed approfondire “rigorosamente la vera tragedia avvenuta a New York”. In Il mistero di Marie Roget il protagonista suggerisce diverse possibili soluzioni su chi è l’assassino, ma non lo nomina mai. 
Seguendo le intuizioni di Poe, Malvaldi mostra “quanto sia difficile, oneroso e dettagliato giudicare la colpevolezza o l’innocenza di un imputato” e quanto sia importante che giudici e magistrati conoscano la statistica. “Ignorare la statistica – afferma l’autore – non è solo una questione di competenza: non significa permettere a criminali di usarla impunemente o ad avvocati e periti incompetenti o truffaldini di manipolare una decisione, o di dire assurdità. Significa, ed è ben più grave, avere una conoscenza parziale del mondo... L’uso della statistica condiziona il modo in cui pensano molte persone nel mondo: ogni giorno, ogni minuto, vengono prese milioni di decisioni su basi statistiche. Non conoscerla può significare arrogarsi il diritto di giudicare una persona senza essere in grado di stabilire se ha un movente”.
La conclusione, per l’autore, è una ed una sola: “Conoscere la statistica, per un giudice, non è una questione di competenza; è una questione di responsabilità”

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