I primi 10 anni dall’entrata in vigore della legge sull’omicidio stradale

I primi 10 anni dall’entrata in vigore della legge sull’omicidio stradale
Sono passati dieci anni da quel 25 marzo 2016, quando la legge 41 introdusse nel codice penale l’art. 589 bis sull’omicidio stradale.
Per questo decennale Stefano Guarnieri, presidente della Fondazione Lorenzo Guarnieri Ets, e Giordano Biserni, presidente dell’Asaps (Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale), hanno curato La legge che non voleva nascere. Dieci anni di omicidio stradale. Una battaglia di civiltà, edito da Giunti. 
Il volume ripercorre, soprattutto attraverso le dolorose testimonianze di famiglie che hanno vissuto la perdita di un proprio caro in un sinistro stradale, il faticoso iter che ha portato alla promulgazione della legge, approvazione resa possibile anche grazie alle 85mila firme di cittadini raccolte in tutta Italia.
Il libro si compone di 144 pagine articolate in nove capitoli, l’introduzione e la prefazione di Matteo Renzi, il quale ha ricordato come abbia conosciuto, quando era sindaco di Firenze, la famiglia di Lorenzo Guarnieri, 17 anni e mezzo, investito la notte del 2 giugno 2010 da un fornaio strafatto di alcool e droghe. Piero Passerò, questo il suo nome, venne condannato a due anni ed otto mesi di carcere dove però non mise mai piede. Il codice penale, infatti, non prevedeva allora il reato di omicidio stradale.
In ricordo del figlio, i genitori e la sorella di Lorenzo diedero vita ad una onlus a lui intitolata, trovando da subito il supporto dell’Asaps e di Biserni, trent’anni nella Stradale così come Lorenzo Borselli, comandante della Polstrada di Pian del Voglio, il quale, in quasi quindici pagine, ha parlato di come sia cambiato il lavoro di chi si occupa di sicurezza sulle strade italiane.
Il capitolo di Borselli è preceduto da quello curato da Luigi Altamura, al vertice della Polizia locale di Verona, che ha voluto sottolineare la necessità di disporre di “professionisti nel rilevamento dei sinistri stradali… La necessità di formazione in merito alla gestione degli scontri stradali è uno degli effetti più tangibili del primo decennio dall’introduzione della legge 41/2016”. 
Con l’entrata in vigore di questa legge, chi guida oggi in stato di grave ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e provoca la morte di una persona rischia da otto a 18 anni (nei casi più gravi) di reclusione.
“Guidare da drogati, da ubriachi o a velocità folle significa, di fatto, emettere una sentenza di morte immediata contro un innocente. È un tribunale senza appello, dove la vittima non ha possibilità di difesa. Prima della legge, chi commetteva questo ‘omicidio’ spesso non pagava alcun conto alla giustizia… Oggi, invece, la società ha deciso di non voltarsi più dall’altra parte”, scrivono nelle conclusioni Biserni e Guarnieri.

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