Agostino confida i passi che si sono compiuti in lui al fine di essere liberato dai vincoli che tenevano prigioniero il suo animo: la smania di stare a letto con una donna e la schiavitù degli affari. 
Già abbiamo evidenziato l’importanza del suo incontro con Simpliciano. Ora è la volta di quello con Ponticiano, suo concittadino di Tagaste, giunto a Milano, dove aveva un’alta carica a palazzo, cioè presso l’imperatore. Ponticiano, già divenuto cristiano, raccontò ad Agostino un fatto che lo lasciò turbato: con altri tre commilitoni stava accompagnando l’imperatore a Treviri per assistere ad uno spettacolo circense. Ma due di loro preferirono proseguire da soli e si inoltrarono in un bosco dove entrarono in una capanna abitata da due monaci. E lì trovarono un libro, nel qual era scritta la Vita di Antonio (Cfr. Confessioni VIII,6.15). Uno dei due che erano entrati nella capanna, preso in mano il libro, incuriosito, si mise a leggerla con avidità. Fu infervorato a tal punto che decise di farsi anche lui monaco. Lo stesso, come per osmosi spirituale, fece il suo camerata. E le fidanzate, venute a conoscenza della loro conversione alla vita consacrata nella verginità, si fecero esse pure monache. Il racconto di Ponticiano lasciò sconvolto Agostino. Sentiva quel racconto rivolto contro di lui. Dove scappare da se stesso? Si rivede nei suoi alti e bassi dalla lettura dell’Ortensio. Estrae dalla memoria persino una grazia chiesta a Dio in piena adolescenza, quella della continenza, benché alquanto rilassata: “Dammi la castità e la continenza, ma non ora. Temevo, infatti, che Tu mi esaudissi subito e subito mi sanassi dal morbo della concupiscenza, che io preferivo portare a compimento piuttosto che estinguere” (ivi VIII,7.16.17). Agostino sentiva nel suo animo l’anelito a vivere libero dalla libidine sessuale, ma gli mancava la determinazione. Oggi tale febbre di libidine sessuale, che mostra nel cuore dell’uomo, che ne è vittima, come un vulcano permanentemente in eruzione, è fomentata da uno sconfinato commercio di pornografia che impera sui media, rendendo l’uomo ancor più fragile, data la forza diabolica distruttiva che riesce a scatenare in chi se ne lascia ammaliare, non solo da adolescente, ma anche da adulto. E l’uomo diventa un colabrodo. Appena ne prende coscienza, si sente umiliato nella sua incapacità di resistenza. Quella che viene conclamata come libertà moderna, la sbrigliatezza sessuale, di fatto si traduce in una delle peggiori schiavitù dell’animo umano, reso sempre più soddisfatto, ma infelice.

Tutti i diritti riservati

!w-[42px] !h-[42px]
Sei un abbonato a Verona fedele e desideri consultare il giornale anche via web, sul tuo computer, su tablet o smartphone?
Lo puoi fare in modo rapido e gratuito. Ecco alcuni semplici passaggi per accedere alla tua edizione online e per installare l'App:
In fase di aggiornamento...

w-fullw-full