In Agostino, da anni irretito nel Manicheismo, cominciavano ad insorgere dei dubbi sulla verità propinata dai manichei. Aveva in animo il desiderio di incontrare uno dei santoni del Manicheismo che risolvesse i suoi problemi. Finalmente, in seguito a varie richieste, gli fu possibile avere un colloquio personale con un famoso vescovo manicheo, giunto da poco a Cartagine, tal Fausto. Agostino ci contava molto. Si era raffigurato in lui un uomo colto; di fatto lo riscontrò solo un affabulatore. Ed ecco l’incontro! Chiarificatore? Deludente: “Era arrivato a Cartagine un vescovo manicheo, di nome Fausto... Aspettavo con grande desiderio l’arrivo di questo Fausto... Lo sperimentai come un uomo gradito e piacevole nel parlare e capace di chiacchierare sulle stesse cose che si sogliono dire, chiacchierando in modo molto più gradevole... Quando mi fu possibile farmi ascoltare da lui, insieme ad alcuni amici, gli esposi i dubbi che mi tormentavano. Dopo che mi apparve abbastanza chiaro che era incompetente nelle arti nelle quali pensavo che eccellesse, cominciai a disperare che fosse in grado di spiegarmi e di risolvermi le questioni che mi turbavano... Sapeva bene di non averne conoscenza e non si vergognò di confessarlo... Non era del tutto ignaro della sua ignoranza” (Confessioni V,3.3; 6.10.12). Del resto, il Manicheismo era intriso non di verità, ma di stranissime favole, che Agostino conosceva bene. Ed erano favole create dallo stesso fondatore del Manicheismo, Mani (un iraniano vissuto dal 216 al 274 d.C.), “dottore, consigliere, guida, capo di coloro che era riuscito a persuadere. Egli era riuscito a persuadere ed ebbe l’ardire di far credere ai discepoli che essi erano seguaci non di un uomo qualsiasi, ma del tuo stesso Spirito Santo” (Ivi V,5.9). Sta di fatto che quando una persona è infatuata di qualche idea, pur stravagante, fiabesca e assurda, le presta un credito di fiducia incondizionato, finché qualche evento o la stessa esigenza di razionalità non le fa aprire gli occhi. Quanti tra i giovani – e non solo – di oggi si lasciano affascinare dal tratto gentile e dalle capacità affabulatorie di personaggi di grido, senza sottoporli ad una adeguata critica rispetto alla consistenza dei valori da loro propinati! In seguito a quella esperienza, si insinuò in Agostino il senso della sfiducia. Agostino prese sempre più le distanze dal pensiero del Manicheismo. Ma in segreto, “non trovando nulla di meglio, decisi di accontentarmi di quella credenza, in cui in qualche modo ero caduto, in attesa che mi apparisse la luce di qualche cosa di meglio da scegliere” (Ivi V,7.13).
† Giuseppe Zenti
Vescovo emerito di Verona