“Pace a voi” dice il Risorto agli apostoli. E la pace è il saluto e il dono che anche oggi il Signore rivolge all’umanità. Suona quasi come una provocazione in questo tempo funestato dalle guerre, nel quale si è creato quasi un clima di assuefazione e in cui una certa quale narrazione tende ad essere sempre più disinvoltamente bellicista, quasi che non ci sia alternativa a questa situazione.
Come credenti siamo chiamati ad accogliere il dono della pace e a portarne la testimonianza sapendo che è anche un’opera, una sfida, un qualcosa da costruire insieme a quanti non ritengono la guerra come inevitabile: è un’opera artigianale che nasce dal basso a differenza delle guerre che nascono sempre dall’alto e sono spesso circoscritte ad alcuni pochi uomini che fanno e decidono tutto. A differenza della guerra, la pace ha a che fare con un percorso sotterraneo, come un fenomeno carsico che dipende da tanti e da tante; mentre la guerra, che purtroppo segna il destino dei popoli, viene spesso decisa da pochi sulle spalle di tutto il mondo, all’interno di gruppi molto ristretti i cui interessi portano verso questa fatale distruzione dell’umanità.
In questo momento storico particolare occorre alzare l’asticella dell’attenzione, vista la pericolosità di quello che sta accadendo nel mondo. Non dobbiamo lasciarci distrarre, dobbiamo tenere alta l’attenzione. Alle chiamate alla guerra che in questo tempo si moltiplicano, come comunità cristiana e società civile di Verona vogliamo rispondere con la “Chiamata alla pace”. Come luogo simbolico di tutto questo c’è l’Arena che per noi non è solo il simbolo di Verona, ma significa soprattutto “Arena di pace” pur consapevoli che è quasi un ossimoro dato che l’anfiteatro aveva originariamente un contesto assolutamente diverso, perché legato al combattimento. Quindi si [...] tratta di una sorta di contro testimonianza da parte dei credenti, ma anche di tanti uomini e donne pensanti e di buona volontà.
San Francesco andò in Terra Santa in un tempo di guerra, come era la Quinta Crociata, ma introdusse un elemento di rottura aprendo un dialogo con il Sultano; allo stesso modo noi dobbiamo provare a riaprire spazi di dialogo, di confronto, di negoziazione rispetto a una tendenza che invece intende far piazza pulita di questa necessaria opera di mediazione richiesta anche ai nostri giorni. E il pensiero non può che andare alla Terra Santa dove è sceso il silenzio su Gaza e, ancora di più, il silenzio su tutto quello che sta accadendo in quell’area dove la guerra sembrano essere l’unico criterio.
Domenico Pompili
† Vescovo di Verona