Riscoprire il valore degli oratori

| DI Luca Passarini

Riscoprire il valore degli oratori
“Sembra quand’ero all’oratorio con tanto sole, tanti anni fa. Quelle domeniche da solo in un cortile a passeggiar. Ora mi annoio più di allora neanche un prete per chiaccherar”: sfido chiunque a non riconoscere questi versi e tornarvi sopra senza canticchiarli.
Il titolo è, ovviamente, Azzurro; gli autori sono Vito Pallavicini (spesso dimenticato) e Paolo Conte; il successo arriva con Adriano Celentano che lo incide per la prima volta nel 1968. Sono passati quasi 60 anni, tutto sembra cambiato, ma in realtà tanto è rimasto uguale. In particolare, i ragazzi e i giovani di oggi come di allora si ritrovano a tener insieme grandi desideri e solitudine, sogni per il futuro e noia che blocca il presente.
Proprio su queste parole si sono confrontati recentemente il vescovo Domenico Pompili, il giornalista Aldo Cazzullo e la scrittrice Alessia Ardesi che le ha messe in apertura del suo ultimo libro Oratorio Italia. Viaggio nel paese del bene (Rubbettino, 2025). Lo ha dedicato a mamma, papà e nonno, ma soprattutto alle tante persone che spendono il loro tempo per stare insieme agli altri – negli oratori e non solo – e si adoperano per offrire a tutti una speranza, una strada alternativa proprio alla solitudine, alla noia, all’essere imprigionati in una storia già definita da altri. 
Oggi più che mai, come hanno sottolineato Pompili e Cazzullo, c’è bisogno di realtà in cui tutti possano trovare occasione di essere ascoltati e di conversare; di relazioni con una qualità alta in cui non si ha paura di essere giudicati; di una alternativa vera e reale alla tecnologia che ci ha promesso di essere collegati al mondo intero, ma ci ha resi più isolati; di occasioni per confrontarsi con punti di vista diversi in un momento [...] in cui si tende a rinchiudersi in gruppi omologati; di luoghi fisici per una società abituata ai cosiddetti “non luoghi” (secondo il termine introdotto dall’antropologo  francese Marc Augé nel 1992); di contatti fisici per persone immerse troppo spesso nel solo virtuale.
Nel frattempo, gli esperti dicono che i giovani continuano a scegliere gli ambienti per la loro significatività, per cui se preferiscono quelli virtuali è perché non trovano significativi quelli naturali. Forse questa è la vera sfida per gli oratori e gli ambienti parrocchiali oggi, che devono pure fare i conti con il fatto che è più facile di sessant’anni fa non trovare “neanche un prete per chiacchierar”: un calo numerico che interpella pure sugli oratori. Qualcosa di nuovo si sta comunque già muovendo anche a Verona.

Tutti i diritti riservati

!w-[42px] !h-[42px]
Sei un abbonato a Verona fedele e desideri consultare il giornale anche via web, sul tuo computer, su tablet o smartphone?
Lo puoi fare in modo rapido e gratuito. Ecco alcuni semplici passaggi per accedere alla tua edizione online e per installare l'App:

w-fullw-full