Ma che pena scontare così una pena...

| DI Luca Passarini

Ma che pena scontare così una pena...
«Ho visto e conosciuto una realtà terribile, il carcere è una vergogna per la Repubblica, una offesa per come tratta la gente e che non dà, a chi se la merita, una possibilità di cambiamento»: parole non di un anarchico o di un estremista anti-sistema, ma di Gianni Alemanno, politico di lungo corso e punto di riferimento di una certa destra italiana.
Nato nel 1958, padre ufficiale dell’esercito e madre di famiglia socialista, entra giovanissimo in politica nelle organizzazioni giovanili del Movimento sociale italiano; nei cosiddetti anni di piombo ha più volte vissuto l’esperienza dell’arresto, con accuse di aggressioni e resistenza a pubblico ufficiale da cui quasi sempre fu prosciolto. L’attenzione per il carcere e le sfide di quel mondo lo hanno accompagnato anche nel periodo successivo, passato tra Alleanza nazionale e Popolo della libertà. 
Sindaco di Roma per quell’area dal 2008 al 2013, venne poi condannato per il reato di traffico d’influenze illecite e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”: un anno, 5 mesi e 24 giorni di reclusione, fino al 24 giugno scorso quando è uscito dal carcere e subito rientrato in politica, nelle fila di Futuro nazionale. 
Nel periodo da detenuto ha continuato ad alimentare l’attenzione dell’opinione pubblica sul carcere, ricordando che non si trattava di una novità per lui che aveva votato pure a favore dell’indulto 2006. Rimane necessario per lui riformare il sistema penale in Italia, accompagnare il rigore con la solidarietà e soprattutto offrire la possibilità di una strada di riscatto per chi desidera impegnarsi in questo.
In particolare, in una lettera di maggio 2025 indirizzata al ministro di giustizia Carlo Nordio aveva descritto una situazione carceraria insostenibile e contraria agli stessi dettami costituzionali, tra sovraffollamento e mancanza di cure adeguate, poco impegno a scongiurare la recidiva ed esiguità del personale. Per questo, aveva proposto un programma articolato fatto da una parte “di costruzione di nuovi carceri, di moduli prefabbricati e di riutilizzo di edifici demaniali abbandonati” e dall’altra di maggior attenzione al fatto che quella deve comunque costituire l’extrema ratio rispetto alle misure alternative. 
Alemanno ha detto che Nordio in questi mesi non l’ha ascoltato e non ha fatto nulla. Ora si augura, da libero cittadino, di saper riaccendere l’attenzione sul carcere, rispetto al quale emergono sempre le contraddizioni personali, dei partiti e di un’intera società. Speriamo.

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