“La religione è l’oppio dei popoli”: è forse la più celebre citazione di Karl Marx. La scrisse nel manoscritto Per la critica della filosofia del diritto di Hegel (1844) ritenendo che la religione fosse l’illusione più grande per l’essere umano, soprattutto perché fa credere che si può essere felici seguendo un Dio inventato e dottrine fallaci; è evidente che non ci riesce, ma rimanda all’aldilà e nel frattempo, proprio come una sostanza oppioide, rimedia al dolore in modo breve, superficiale, facendone desiderare ancora e ancora di più. Per questo, continuava Marx, “eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale”.
Da allora molti hanno continuato a proporre la religione come un’illusione rispetto a ciò che è reale. Papa Leone nell’Angelus di domenica 1° febbraio ha ribaltato le cose: «L’illusione sta proprio nella mancanza di fede verso Cristo». Commentando il Vangelo delle Beatitudini, le ha presentate come «un paradosso solo per chi ritiene che Dio sia diverso da come Cristo lo rivela. Chi si aspetta che i prepotenti saranno sempre padroni sulla terra, rimane sorpreso dalle parole del Signore. Chi si abitua a pensare che la felicità appartenga ai ricchi, potrebbe credere che Gesù sia un illuso».
La vita di Gesù, fatta di condivisione, mitezza, ricerca continua della pace, è per il Pontefice ciò che «illumina il senso della storia» perché il Figlio di Dio «guarda al mondo col realismo dell’amore» e non con l’illusione che acceca chi si affida a forza, conquista,  superbia, avere, apparenza.
Padre Giovanni Cucci su La civiltà cattolica del novembre 2018 aveva evidenziato che “una delle più radicate illusioni presenti nelle persone di ogni età e grado d’istruzione, e che è all’origine della maggior parte dei guai dell’umanità, è quella di identificare la felicità con il profitto economico”. Un altro gesuita, papa Francesco, aveva parlato nel 2019 perfino di «professionisti dell’illusione» che invitano a cercare felicità nelle cose materiali e passeggere vendendo fumo e morte. 
Se possiamo cogliere qualcosa dal cosiddetto “caso Epstein” è che la sete umana di felicità e pienezza non si placa con illusioni (ricchezza, successo, potere) che ne fanno desiderare solo di più. I protagonisti di quelle vicende di violenza, ricatti, affari loschi – al di là dei singoli nomi usciti, alcuni dei quali neanche formalmente indagati – sono proprio coloro che sono presentati spesso come i miti da invidiare e a cui tendere, ma appaiono ora, oltre che illusionisti, anche grandi illusi. 

Tutti i diritti riservati

!w-[42px] !h-[42px]
Sei un abbonato a Verona fedele e desideri consultare il giornale anche via web, sul tuo computer, su tablet o smartphone?
Lo puoi fare in modo rapido e gratuito. Ecco alcuni semplici passaggi per accedere alla tua edizione online e per installare l'App:

w-fullw-full