Tutta la sfera varcano del fuoco, / ed indi vanno al regno de la luna. 
Veggon per la più parte esser quel loco / come un acciar che non ha macchia alcuna; 
e lo trovano uguale, o minor poco / di ciò ch’in questo globo si raguna, in questo ultimo globo de la terra, / mettendo il mar che la circonda e serra”.
La strofa 70 del XXXIV dell’Orlando furioso racconta l’inizio del viaggio che Astolfo, con l’aiuto di san Giovanni Evangelista, fa sulla Luna con lo scopo di far ritornare in sé Orlando; sulla superficie di quella grande sfera luminosa, alla quale gli umani hanno sempre guardato con un alternarsi di curiosità e paura, secondo alcune tradizioni infatti sarebbero custodite le cose che sono andate perdute sulla Terra. E lì viene, finalmente, ritrovato anche il senno di Orlando.
Sono passati oltre 500 anni dalla prima edizione del poema cavalleresco di Ludovico Ariosto e molti più secoli dall’ambientazione carolingia, ma offre un intreccio interessante con l’oggi dove ritroviamo di nuovo la guerra e il viaggio sulla Luna. Allora Astolfo andò per guarire la pazzia di Orlando che consisteva nel fatto di aver considerato più importante l’amore per Angelica (che molti pensano una cinese) rispetto allo scendere in battaglia per difendere Parigi dall’assedio dei Mori. Nel 2026 la speranza è che la missione Artemis II riporti un po’ di senno a chi sembra non avere altra logica che la guerra o chi resta a guardare come l’Angelica/Cina sorniona e approfittatrice.
«Siete nella storia», ha detto Donald Trump – proprio uno di quelli che molti pensano in preda a una qualche pazzia – agli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, dopo che hanno sorvolato per 6 ore il lato nascosto della Luna: sono stati i primi a farlo e i terresti ad arrivare più lontano dal nostro pianeta (oltre 400mila chilometri), con la possibilità di ammirare immagini che nessun altro umano aveva mai visto a occhio nudo. Sicuramente se ne parlerà sui libri – anche per i traguardi simbolici della prima donna, la prima persona di colore e il primo astronauta non Usa in una missione lunare –, la scienza e la tecnologia avranno i loro benefici, i complottisti potranno riempire i social di nuovi interventi. Sarebbe davvero storica, però, se riportasse un po’ di senno che molti sulla Terra hanno perduto.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto in una recente intervista al Corriere della Sera ha parlato di una follia senza limite che ha preso chi appoggia, in vario modo, l’attuale conflitto in Medio Oriente, che ha portato “una situazione che non ha precedenti nella storia dei decenni recenti”. Papa Leone, al termine della Veglia di preghiera per la pace di sabato 11 aprile, ha indicato nel «delirio di onnipotenza» la pazzia che avvolge alcuni che un tempo sarebbero stati magari trattati con dovute precauzioni e che oggi hanno tra le mani le sorti dell’umanità. La “cura” per il Pontefice è nella preghiera che, prima di tutto il resto, ci rende avvertiti delle nostre «limitate possibilità umane», ma che ci permette di unirle alle «infinite possibilità di Dio» in modo che tutti i nostri pensieri, parole e opere non vadano a rafforzare bensì a infrangere la demoniaca catena del male, e siano messi a servizio di «un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono». Quindi ha tuonato contro i folli di oggi: «Basta con l’idolatria di se stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita». 
Perché ci siano umani che calpestino il suolo lunare (e magari recuperino il senno da noi perduto) occorre aspettare almeno altri 2 anni; chissà se, almeno, nel lato finora sconosciuto della Luna, hanno visto una nuova via. Magari quella che il vescovo Domenico Pompili, in un intervento su L’Osservatore Romano, ha presentato come la via “degli ‘operatori di pace’ e che consiste nel provare compassione”. Li ha chiamati, con un termine ormai noto alla comunità veronese, “poeti sociali” ovvero “artisti del tessuto umano che compongono ciò che il mondo lacera, mostrando che tutto è connesso. In un mondo che celebra la guerra come realismo e deride la pace come debolezza, forse è tempo di riconoscere che i veri realisti sono proprio questi poeti disarmati”. 

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