Una luce inquietante sugli interessi che stanno dietro gli algoritmi

Una luce inquietante sugli interessi che stanno dietro gli algoritmi
Nel 2010 The Social Network raccontò come un’idea nata in un dormitorio universitario avesse cambiato il mondo. Oggi Aaron Sorkin torna a raccontare quella stessa storia dal lato che nessuno voleva vedere. Non è un sequel: è un thriller giornalistico che parte dalla storia vera di Frances Haugen per mostrarci qualcosa di noto ma inquietante: l’algoritmo non è un’entità astratta. Dietro ci sono persone e soprattutto interessi.
Frances Haugen è un’informatica di Facebook. Sa come funziona il sistema dall’interno e sa che promuove rabbia, divisione e disinformazione perché generano coinvolgimento. Decide di non tacere: si rivolge a Jeff Horwitz, giornalista investigativo del Wall Street Journal, e insieme intraprendono un percorso rischioso che porterà alla pubblicazione dei Facebook Files. I documenti rivelano un’azienda consapevole dei danni prodotti dai propri sistemi, soprattutto sugli utenti più vulnerabili, ma anche della convenienza economica di un meccanismo che premia ciò che divide. Il feed smette di essere una finestra sul mondo e diventa un mondo (la famosa bolla informativa) costruito apposta per noi.
Una vera manipolazione: qualcuno sceglie cosa mostrarci perché noi continuiamo a guardare. E mentre Meta scopre quanto sia redditizio conoscere i propri utenti, pensa persino a Instagram Kids: profilare anche chi ancora non sa di essere profilato.
Sorkin – sceneggiatore di The Social Network e di Tutti gli uomini del Presidente – firma qui anche la regia, tornando a un tema che gli appartiene: la responsabilità di chi detiene il potere e il coraggio di chi sceglie la verità anche quando costa tutto. Dialoghi brillanti, ritmo serrato, una penna affilata che non lascia respiro. Mikey Madison è una Frances silenziosa e determinata; Jeremy Allen White costruisce il giornalista Horwitz con una sola battuta capace di smontare certe retoriche sulla democrazia. Jeremy Strong costruisce uno Zuckerberg glaciale, quasi disumano: non tanto un uomo quanto il volto di un sistema.
Il film si ferma al 2021, e proprio qui lascia un vuoto importante: gli ultimi anni hanno portato il rapporto tra social, potere politico e intelligenza artificiale a un livello ulteriore. La vera Frances Haugen ha dichiarato che il film racconta fedelmente ciò che ha vissuto: non è finzione, ma cronaca di una scelta coraggiosa.
Ai titoli di coda resta una domanda: non tanto cosa pubblichiamo, ma chi decide cosa arriva fino a noi? The Social – Il prezzo della verità non offre risposte consolatorie, ma invita a non guardare dall’altra parte.

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