Nel 2017, durante un’udienza con papa Francesco, Pif (Pierfrancesco Diliberto) raccontò la trama del suo primo libro, destinato a diventare la sceneggiatura di questo film: cosa succederebbe se una persona iniziasse a vivere cristianamente applicando davvero il Vangelo?
… che Dio perdona a tutti racconta di Arturo –, interpretato dallo stesso Pif, anche regista – un agente immobiliare palermitano che ha abbandonato la fede in adolescenza. Appassionato di dolci e immerso nella sua quotidianità fatta di compromessi e cinismo, incontra Flora (Giusy Buscemi): bella, talentuosa pasticcera e fervente cattolica. Se ne innamora e decide di fingersi credente e praticante per conquistarla. Ma, come spesso accade, le cose non seguono i piani. Fingendo di essere credente, Arturo scopre che il Vangelo applicato sul serio stravolge tutto: da cinico calcolatore diventa uomo che si interroga davvero, con tutte le contraddizioni che questo comporta.
Fin dal titolo l’opera rivela la sua genuina italianità. Pif richiama un proverbio palermitano – Futti, futti che Dio perdona a tutti – che sintetizza una mentalità diffusa: trovare sempre un modo per sistemare le cose, tra gli uomini e perfino con Dio. Il detto popolare racchiude quella tentazione di aggiustare tutto con un compromesso, come se la misericordia divina fosse una scusa per continuare a comportarsi come prima.
Attorno alla storia d’amore si sviluppano situazioni tipicamente “all’italiana”, che diventano occasione per riflettere sulla fede vissuta nel quotidiano, sul Vangelo e sull’insegnamento della Chiesa. Il film non risparmia uno sguardo ironico su certi ambienti ecclesiali e su alcune contraddizioni della società italiana, ma lo fa sempre con rispetto e senza cadere nell’anticlericalismo facile.
La scrittura di Pif riesce a mantenere un equilibrio delicato tra elementi diversi: la dimensione comico-ironica, uno sguardo critico mai ideologico e una visione della fede lontana da estremismi o rigidità dottrinali... senza perdere di vista il cuore emotivo del film, la relazione tra Arturo e Flora.
Ciò che rende il film particolarmente interessante è proprio questa domanda centrale: cosa significa davvero essere cristiani oggi? Non si tratta di accumulare pratiche esteriori o di trovare scorciatoie morali, ma di lasciarsi interrogare e trasformare dal Vangelo.
Pif costruisce una riflessione onesta sulla fede vissuta, sulla distanza tra ciò che si professa e ciò che si pratica, e sulla possibilità di un cambiamento autentico. Un’opera che invita a guardare con occhi nuovi il Vangelo, ricordandoci che la fede cristiana è più radicale di quanto siamo disposti ad ammettere.