“Dal cuore – possa di nuovo – andare al cuore” scriveva Ludwig van Beethoven in un manoscritto riferendosi alla Missa Solemnis, che lui stesso definì la sua più grande opera. Il compositore iniziò a comporla nel 1818 e impiegò anni per finirla; venne in parte musicata – non era ancora terminata la sua stesura – in occasione dell’investitura di Rodolfo d’Asburgo-Lorena ad arcivescovo di Olmütz nel 1819.
Beethoven si era già cimentato nella Messa in Do maggiore op. 86, che ricalcava lo stile del classicismo viennese; ma non la riteneva adatta all’evento, che doveva esprimere, in note, la più alta spiritualità. Attinse così dai suoi studi sul canto gregoriano, sulle musiche di Bach e Händel e sulla florida tradizione delle Messe austriache.
Il quinto concerto della Fondazione Arena vede l’orchestra areniana eseguire questo capolavoro originale, personalissimo e al limite dell’impossibile, l’opera sacra, sorella della Nona sinfonia. Per un’attesa prima volta veronese, sale sul podio Wolfram Christ (nella foto), leggendaria prima viola dei Berliner Philharmoniker, oggi direttore d’orchestra. Ha collaborato con orchestre di cinque continenti, tra cui quella del Maggio Musicale Fiorentino, con la quale lavora regolarmente, la Scottish Chamber Orchestra, la Royal Danish Orchestra Copenhagen, l’Iceland Symphony Orchestra, la Simón Bolívar Orchestra di Caracas, l’Auckland Philharmonia, la Kansai Philharmonic Orchestra di Osaka e l’Orchestra di Padova e del Veneto.
A dare voce a quest’opera toccante e imprevedibile un quartetto di specialisti: il soprano Athanasia Zöhrer, il mezzosoprano Katrin Wundsam, il tenore Sebastian Kohlhepp, il basso Johannes Weisser e il coro della Fondazione Arena, diretto da Roberto Gabbiani. Appuntamento venerdì 8 maggio alle 20 e sabato 9 alle 17 al Teatro Filarmonico. Ingresso: 26 euro. [S. Dei]