Sabato 20 giugno papa Leone XIV sarà a Pavia sulla tomba di sant’Agostino. Per il primo Pontefice nella storia della Chiesa appartenente all’Ordine agostiniano (è stato, fra l’altro, priore generale dal 2001 al 2013), questa è una visita molto significativa. Del resto, il Papa ha ridato molta attualità alla figura di sant’Agostino e ne ha portato nel pontificato lo stile di vita, declinato alla fratellanza, allo studio e all’umiltà.
Questo santo, comunque, ha goduto nel corso dei secoli, qui da noi a Verona, una grande venerazione: nelle chiese cittadine è sorprendente la quantità di opere d’arte che lo raffigurano, molte delle quali assai belle. Non va dimenticato che Agostino è uno dei Padri della Chiesa latina con Gregorio, Ambrogio e Girolamo e spesso è raffigurato insieme a loro, primi ad essere insigniti del titolo di dottori della Chiesa da Bonifacio VIII a fine XIII secolo.
Sant’Eufemia. Ovviamente, è a Sant’Eufemia, la chiesa veronese assegnata da Mastino della Scala agli agostiniani nel 1262, e che questi religiosi ricostruirono nel 1275, che lo troviamo maggiormente dipinto. Il nostro itinerario agostiniano all’interno di Sant’Eufemia inizia a sinistra dell’altare maggiore, dove vi è la cappella di santa Rita o di sant’Agostino, iniziata nel 1379. Qui è stata collocata una delle opere più belle della gotica internazionale veronese: la Gloria di sant’Agostino di Stefano da Verona che è datata 1426, dunque sei secoli fa.
Questo grande affresco, con la firma del celebre pittore, è stato staccato nel 1958: era all’esterno sopra l’ingresso laterale. È purtroppo assai deteriorato. Davanti ai nostri occhi un grande trono, costruito in modo raffinato, su cui è seduto il santo, che si intravede appena.
La vicina cappella maggiore, che in passato doveva essere coperta quasi interamente da affreschi della fine del Trecento e del primo Quattrocento con il Giudizio Universale attribuito a Martino da Verona, oggi mostra la grande tela con il Martirio dei sette santi agostinani di Paolo Pannelli (1676-1759). Sono rimaste sulla parete di sinistra solo alcune decorazioni, un sant’Agostino in prossimità dell’abside e i piedi di una Madonna in trono tra santi, ritenuta di Stefano da Verona.
Questo sant’Agostino, in paramenti vescovili (come solitamente viene raffigurato) di varie tinte, è sbarbato e ha la mano destra alzata a benedire con due dita. Anche nelle vele del catino absidale, vi è un’altra immagine di sant’Agostino. Percorrendo la grande e larga navata, un altro capolavoro è sull’altare Da Cerea, (entrando in chiesa il terzo a destra): la pala con La Madonna in gloria e i santi Sebastiano, Monica (la mamma del santo), Agostino e Rocco, opera di Domenico Brusasorzi, dipinta intorno alla metà del Cinquecento o poco dopo. Qui sant’Agostino, sempre con paramenti da vescovo, ha una lunga barba scura e guarda san Rocco che, mostrando la piaga della peste all’inguine, è ai suoi piedi, rivolto a lui.
Nel primo altare entrando in chiesa, sempre a destra, voluto dalla famiglia Lavagnoli, la tela di Jacopo Ligozzi presenta La Trinità con Agostino insieme a Pietro, Luigi Re di Francia e Antonio Abate, dipinta poco prima del 1577.
Tornando nella cappella di Santa Rita, l’altare racchiude l’arca di cristallo con le reliquie dei beati agostiniani veronesi Evangelista e Pellegrino, vissuti nella prima metà del Duecento. A proposito di santi agostiniani, non va dimenticato l’elegante altare settecentesco, a destra vicino al presbiterio, dedicato all’agostiniano san Tommaso da Villanova, ritratto con la Vergine, nella pala del 1768 di Giambettino Cignaroli.
Nel resto di Verona. Da Sant’Eufemia, proponiamo un itinerario per ammirare alcune fra le più belle immagini pittoriche di sant’Agostino.
Andando in corso Cavour, nella chiesa di San Lorenzo, sull’altare maggiore, una pala di Domenico Brusasorzi con La Madonna e il Bambino e i santi Giovanni Battista, Lorenzo e Agostino del 1566. Agostino, sempre vestito da vescovo, indossa vesti sontuose.
Nella vicina chiesa dei Santi Apostoli, una tela molto bella di Alessandro Turchi, l’Orbetto con Sant’Agostino in meditazione sul mistero della Trinità. È una pala ricca di personaggi, con colori caldi in alto e scuri in basso.
Di qui, a Santa Anastasia, dove nella cappella Centrego, a destra prima dell’area parte presbiteriale, sullo splendido altare in stile rinascimentale, dedicato a san Tommaso d’Aquino, vi è la preziosa pala del 1512, di Girolamo Dai Libri, La Madonna con i santi Tommaso, Agostino e i coniugi Centrego, che l’hanno commissionata. Bellissima la figura di Agostino, vestito da vescovo e con una bianca barba che gli incornicia il volto. Ha gli occhi abbassati e sta benedicendo un giovane agostiniano che ha un libro in mano. Sui suoi paramenti immagini di santi, fra cui san Rocco, san Giovanni Battista e la mamma, santa Monica.
Nella cappella Giusti, alla quale si accede da metà navata, all’altare vi è la pala con La Madonna in gloria con i santi Pietro, Vincenzo Ferreri, Agostino, Girolamo e Massimo di Felice Brusasorzi. Qui sant’Agostino sempre con paramenti sacri episcopali, ha un libro in mano. Committenti i fratelli Massimo, Agostino e Girolamo Giusti che hanno ricordato così anche i loro nomi.
Quarta tappa, la basilica di San Fermo: nella chiesa superiore, entrando a destra, nell’altare Nichesola, una bellissima architettura rinascimentale con paraste e candelabre, nel fastigio mostra le statue del Padre eterno tra i santi Onofrio e Agostino.
A metà della navata vi è un pulpito con baldacchino gotico, opera di Antonio da Mestre con tutto attorno affreschi di Martino da Verona con scene dell’Antico testamento e con i Padri della Chiesa, fra cui appunto sant’Agostino.
Nella cappella di Sant’Antonio, a fianco del presbiterio, sull’altare una bellissima pala di Liberale da Verona con i Santi Antonio, Nicolò e Agostino. Agostino, sempre vestito da vescovo impugna con la mano destra il pastorale, mentre con la sinistra regge un libro. Il viso è di persona matura con una foltissima barba. Realizzata con la tecnica della tavola, l’opera è stata realizzata da Liberale dopo il suo ritorno nella città natale tra il 1485 e il 1529. E nell’altare di san Nicola, entrando a sinistra, della compagnia dei barcaioli, una pala del 1535 di Battista Del Moro con i Santi Nicola, in alto, Agostino e Antonio Abate. Agostino qui ha una lunga e folta barba nera. Molto belli i colori di questa tela.
Attraversiamo l’Adige e andiamo a Veronetta, a Santa Maria in Organo. Sebbene la chiesa sia stata benedettina, entrando a sinistra la bellissima pala di Francesco Morone con La Madonna con Bambino in trono tra i santi Martino e Agostino e angeli. I santi sono vestiti con eleganti abiti da cerimonia. Morone realizzò l’opera nel 1503 per la cappella Giusti. Nel transetto, i bracci sono coperti da volte a crociera affrescate da Domenico Morone e dal figlio Francesco: in quella di destra, nei tondi i quattro Padri della Chiesa.
Di qui a San Nazaro, dove nella sacrestia, La Madonna e i santi, Pietro, Paolo, Agostino e Benedetto di Felice Brusasorzi.
Ritornando nella città antica, andando verso il quartiere di San Zeno, a San Bernardino, nella cappella dei Medici, a metà della navata a destra, affrescata probabilmente da Domenico Morone e dal figlio Francesco, sui piedritti degli archi della volta a vela, i quattro Padri della Chiesa fra cui sant’Agostino. Inoltre, nella cappella Canossa, nel 1932, il pittore Agostino Pegrassi ha decorato le pareti con il dogma dell’Immacolata Concezione e fra i santi vi è anche Agostino.
Infine, per quanto riguarda la basilica di San Zeno, ricordiamo che nella pala di San Zeno di Andrea Mantegna, la Madonna col Bambino è tra angeli e otto santi: ebbene, queste figure sono state identificate in Pietro, Paolo, Giovanni Evangelista e Zeno a sinistra; Benedetto, Lorenzo, Gregorio e Giovanni Battista a destra. Papa Gregorio, però, da alcuni studiosi è stato scambiato per Agostino.