L’arte a favore della qualità della vita e della pace

| DI Redazione Online

L’arte a favore della qualità della vita e della pace

III Forum SIMeN

L’arte come occasione per migliorare la qualità della vita e per cercare di costruire la pace: è una delle certezze che accompagna la rassegna “Poeti sociali”. Tutto questo è emerso anche durante il III Forum nazionale SIMeN (Società Italiana di Medicina Narrativa) che si è svolto sabato 17 ottobre presso il Polo universitario Zanotto di Verona come evento di pre-rassegna. Tra gli interventi più significativi quello della psicanalista Tania Milletti e della palliativista Claudia Barnabei: «L’arte e la cultura possono essere risorse importanti per la salute e la qualità della vita, anche nell’affrontare la sofferenza e il tema dell’autodeterminazione sancito dalla legge».
 
La visione di SIMeN
Il presidente Simen Marco Testa, cardiologo all’ospedale di Orvieto afferma, in linea con il tema di Poeti sociali 2026 “Pace, volto dell’umano” spiega: «I medici oggi devono restituire il volto delle persone, guardare alla loro unicità e alla loro storia, e quindi proporre un intervento personalizzato e condiviso con il malato». Aggiunge il vicepresidente Mario Cerati (clinico e docente): «Proprie le storie ci fanno collegare tra medici e pazienti, tanto che i nostri comportamenti sono in grado di modificare anche alcune situazioni biologiche».
Continua Amalia Egle Gentile (Centro nazionale malattie rare dell’Istituto superiore di sanità): «Le evidenze confermano che la salute non dipende solo dagli interventi sanitari ma anche da quelli sociali». L’antropologa Cristina Cenci traduce il termine prescrizione sociale, al centro del Forum: «L’indirizzare un paziente da parte di un professionista sanitario verso risorse artistico-culturali: è efficace quando è appropriata ovvero parte dall’ascolto».
Lucia Vantini, delegata episcopale della diocesi di Verona per l’ambito della prossimità spiega la sfida della giornata: «Si possono mettere insieme parole apparentemente contraddittorie come medicina e narrazione, prescrizione e persona, poesia e sociale». Il prof. Giorgio Mion, docente di Management ha espresso la vicinanza di tutta l’Università di Verona a queste occasioni di riflessione e discussione che partono da uno sguardo integrale sulla persona, prima di affrontare con la collega del Dipartimento di Scienze umane Cristina Lonardi uno dei dialoghi introduttivi della giornata “La prescrizione sociale: relazioni, comunità e qualità dei servizi per la persona”. Conclude Mariateresa Dacquino (Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria): «Circa 100 persone da tutta Italia hanno partecipato a questo Forum in cui ci siamo confrontati su tutti gli strumenti che possono aiutare il Sistema sanitario nazionale, oggi molto messo alla prova, a svolgere la sua funzione con al centro le persone e la qualità della vita».
 
Il Forum a Verona
Il titolo del III Forum nazionale (Verona, 17 ottobre) indicava la rotta: “Medicina narrativa, prescrizione sociale e cure palliative: ripensare la qualità di vita”.
«Le competenze narrative – ha ricordato Nicoletta Suter, responsabile del Centro Attività Formative dell’IRCCS CRO di Aviano – dovrebbero essere patrimonio di ogni essere umano: non solo di chi cura per mestiere, ma anche del paziente e per ciascuna vita, perché servono a dare senso al vissuto e a ritrovarlo quando appare smarrito. Insegnano a fare attenzione, a rappresentare il mondo con simboli e racconti, a connettere mondi diversi. E proprio di figure capaci di connettere ha bisogno la prescrizione sociale».
Le scienze umane, hanno confermato gli esperti intervenuti ad inizio mattinata, mostrano che quando ci si ammala scompare per primo il sé sociale: servono mediazioni tra chi soffre e la città, occasioni per ricostruire legami, uno sguardo che passi dalle medical alle health humanities, che leggono i fatti insieme al soggetto a cui accadono. I numeri presentati da Chiara Faggiolani, che dirige il Master Cultura e Salute, raccontano un movimento vivo. In Italia si contano circa 1.300 gruppi di lettura; il 96% delle persone porta a termine i percorsi, e nel 61% dei casi partecipano anche i caregiver. La sfida ora è formare le figure di collegamento, i link worker, e portare queste opportunità anche dove oggi mancano biblioteche e servizi. Proprio sull’esempio del Cultural Welfare Center, che riunisce ricercatori e professionisti impegnati da anni a promuovere un welfare culturale: arte e bellezza negli ospedali, musei aperti alle persone con Alzheimer e a chi le assiste, progetti artistici nelle scuole, nelle carceri, nei quartieri fragili. Le neuroscienze, come ha sottolineato Antonio Diroma, confermano che l’arte non è un passatempo ma un comportamento che agisce sul corpo, sulla mente, sulle relazioni portando anche un calo di ansia e depressione che dura pure dopo l’esperienza. Vincenzo Valentini, radioterapista oncologo, ha sottolineato come “poesia” viene dal greco poiein, fare, ma si ritrova in medicina nel termine “ematopoiesi”, il processo con cui il corpo produce le cellule del sangue: la poesia, allora, non è un ornamento della cura, ma ha a che fare con ciò che tiene in vita.
La sessione del pomeriggio è stata dedicata alle cure palliative, a cui un terzo delle persone arriva solo nell’ultima settimana di vita: dovrebbero invece entrare presto nel percorso ed essere riletti con un approccio narrativo, fino a una pianificazione condivisa della cura.
 
Arte e spettacoli a “Poeti sociali”
Da evidenziare, in continuità con il Forum, come la rassegna “Poeti sociali” ha colto fin dalla prima edizione che a far camminare la società verso la pace e la giustizia un contributo importante lo danno arte e spettacoli. Per tutti gli eventi della rassegna è necessaria la prenotazione dal sito ufficiale www.poetisociali.it con alcune agevolazioni per coloro che sottoscrivono la card Amici Poeti Sociali (25 euro). “Poeti sociali” è una proposta della Fondazione Toniolo della Diocesi di Verona che si avvale del patrocinio del Comune di Verona, del sostegno della Fondazione Cattolica e Generali.

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