In un’ottica di trasparenza e corresponsabilità, dentro il processo di riassetto, la Chiesa di Verona ha presentato il suo primo Bilancio di missione pastorale (Bmp) relativo all’anno 2025 e realizzato con il metodo “Ethical Social Report_Adoa”. Gli obiettivi che hanno guidato fin dall’inizio di questo lungo lavoro sono da una parte di offrire una maggior consapevolezza della ricchezza e della vitalità della Chiesa veronese (soprattutto per coloro che quotidianamente operano per essa) e dall’altra di sostenere ulteriormente il dialogo con i diversi interlocutori sul territorio.
Introduce il vescovo Domenico Pompili: «Nel perimetro del presente lavoro, emergono incontri che hanno riaperto una strada, gesti di cura che hanno restituito dignità, relazioni che hanno interrotto la solitudine, comunità che hanno saputo farsi casa. Vi sono sofferenze condivise, fiducia ricostruita e speranze riaccese. Molto di tutto questo rimane custodito nel silenzio e non potrà mai essere interamente tradotto in dati o parole.
Eppure, dobbiamo tentare di riconoscere, raccontare e rendicontare quanto di maggiormente significativo è emerso e dobbiamo tentare di farlo attraverso un’analisi rigorosa, trasparente e verificabile. Non per misurare il bene come una quantità da esibire, ma per comprendere se la nostra presenza abbia realmente generato un cambiamento.
La Chiesa, infatti, non è chiamata a raccontare una storia. È chiamata a entrare nelle storie di ogni donna e di ogni uomo che incontra: con rispetto, senza impadronirsene; sostando accanto a chi attraversa il dolore e gioendo delle vite che fioriscono, contribuendo, insieme agli altri, affinché le vite delle nostre comunità possano aprirsi sempre alla possibilità di sperimentare l’amore di Dio. È questo il significato più profondo del percorso che si avvia con questo documento: domandarci, con umiltà e verità, quale traccia abbia lasciato il nostro passaggio nella vita delle persone».
Quattro punti cardinali hanno guidato il processo, che ha presentato lo stesso Vescovo. Il primo è stato la trasparenza perché rendere conto fa crescere la qualità delle relazioni, custodisce la fiducia, rende credibile l’annuncio, aiuta a «riconoscere che quanto ci è dato non ci appartiene» in termini di beni, offerte, strutture, competenze, tempo, professionalità, e non solo: «La trasparenza diventa così una forma concreta di apostolato: non fredda esposizione di cifre, ma testimonianza di uno stile; non semplice garanzia di correttezza, ma generazione di fiducia, partecipazione e fraternità».
Il secondo punto è stato l’indicazione già fornita da papa Francesco ovvero “non occupare spazi, ma generare processi” – che per mons. Pompili si traduce in «una conversione dello sguardo e del metodo» – dentro la quale questo bilancio fa emergere l’immagine di una Chiesa che non vuole essere immobile, ma «una comunità viva, capace di rileggere il proprio cammino e di lasciarsi ancora interrogare dalla realtà».
A questo è legato pure il terzo punto cardinale: una Chiesa che desidera sempre più essere aperta alla società con cui condivide «speranze, inquietudini, ferite e possibilità» e contribuire con le proprie domande, competenze e differenze. Infine, il compito di questo Bilancio di missione pastorale è di essere «la prima parola di un dialogo che desideriamo continuare insieme» ovvero non solo rendere visibile ciò che già accade, ma soprattutto «aiutarci a generare ciò che ancora non esiste».
Durante la presentazione ufficiale, avvenuta nella mattinata di giovedì 22 ottobre nel Salone dei vescovi all’interno della rassegna “Poeti sociali”, mons. Osvaldo Checchini, vicario generale, ha aggiunto: «Vogliamo guardare la realtà e fare verità del nostro operare, rendendoci conto delle nostre fatiche, mentre siamo gioiosi di tutto quello che di bene è stato operato». Ha concluso mons. Ezio Falavegna, moderatore della Curia: «Questo bilancio nasce da un ascolto qualificato e dalla prospettiva di dare continuità in modo da evidenziare le questioni aperte e fare le scelte necessarie. Per noi la sinodalità, di cui questo progetto è un’espressione, vorrebbe essere ispiratrice anche per le istituzioni e le realtà del territorio nella consapevolezza della priorità che hanno le relazioni e dell’efficacia che può avere, rispetto alle richieste, un passare dalla giustapposizione di iniziative a una co-progettazione pur nell’autonomia e identità di ciascuno».