È la prima volta di un papa in Algeria, la terra di sant’Agostino, dei 19 martiri d’Algeria (Tibhirine, mons. Claverie e non solo), di Charles de Foucauld. Papa Leone XIV arriverà ad Algeri il 13 aprile e si fermerà nel Paese fino al 15, da dove ripartirà per il Camerun. La grande moschea di Algeri e i luoghi di sant’Agostino ad Annaba saranno i due appuntamenti principali di questa tappa algerina.
Si realizza così quanto papa Leone aveva dichiarato ai giornalisti nel viaggio di ritorno dal Libano: «Spero di andare in Algeria per visitare i luoghi di sant’Agostino, ma anche per poter continuare il discorso di dialogo, di costruzione di ponti fra il mondo cristiano e il mondo musulmano». È una visita fortemente voluta dalla Chiesa algerina con i suoi Vescovi.
In occasione della Giornata dei Martiri, abbiamo incontrato a Milano il card. Jean Paul Vesco, arcivescovo di Algeri.
– A 30 anni dal martirio dei monaci di Tibhirine e di mons. Claverie, quale testimonianza e quale eredità ci lasciano?
«È la testimonianza, è l’eredità (i 19 martiri d’Algeria) di uomini e donne che rappresentano una Chiesa che è rimasta a fianco del popolo al quale erano stati inviati, in un periodo di grande violenza per l’Algeria. Mons. Pierre Claverie, il vescovo di Orano, diceva: “Non si lascia la mano di un amico malato”. È la testimonianza di una fraternità più forte del rischio, più forte della differenza religiosa: è questo che ci lasciano in eredità».
– Centocinquantamila morti negli anni Novanta, nel decennio del terrore algerino e tra questi un centinaio di imam. Come contestualizzare alla luce di questi numeri i 19 martiri cattolici?
«Celebrare, onorare i 19 cristiani assassinati, quando 150mila, forse 200mila algerini, tra cui un centinaio di imam, sono stati assassinati, potrebbe sembrare una provocazione. Ed era qui tutta la posta in gioco della loro beatificazione avvenuta nel 2018: come riuscire allo stesso tempo a dare questa testimonianza, come esempio alla Chiesa, senza essere provocatori. Ciò che è importante per noi è capire che questi 19 sono una testimonianza per il mondo cristiano, ma anche per i musulmani, per gli algerini. Questa Chiesa è rimasta, e ciò ha un senso, ma quello che bisogna sottolineare è che hanno corso gli stessi rischi dei musulmani. Non sono stati uccisi dai musulmani! Questa solidarietà ha valore per il mondo di oggi».
– L’Algeria è anche la terra dove ha scelto di vivere la sua fede Charles de Foucauld. Cosa insegna secondo lei oggi l’esperienza di vita e di fede di padre Charles alla Chiesa universale?
«La vita di Charles de Foucauld è la vita di un uomo “che ha bruciato”. La sua fede l’ha letteralmente bruciato. Ciò che è bello è allo stesso tempo la sua volontà di portare il Vangelo il più lontano possibile e poi alla fine il rendersi conto che riceveva più di quanto avesse portato. Ciò che mi tocca nella vita di Charles de Foucauld è allo stesso tempo questo impegno illimitato, tagliando tutti i ponti col passato, e poi, ad un certo punto, il suo modo di appassionarsi alla cultura del popolo al quale si era sentito inviato per portare il Vangelo. Ha portato ciò che era. Ha ricevuto e preso, ha speso migliaia di ore a trascrivere, a fare un dizionario della lingua Tuareg, a raccogliere la tradizione orale, le poesie. E all’improvviso ha ricevuto! Il suo modo di portare il Vangelo, alla fine, non era come lo immaginava, ma lo ha onorato. Trovo che tutto ciò sia una bella testimonianza per la nostra Chiesa. Che porta nel mondo il Vangelo solo quando si riempie della ricchezza di coloro a cui si rivolge.
– Cosa vi aspettate dalla visita di papa Leone XIV in Algeria?
«È una visita storica e ciò che mi aspetto è che papa Leone venga a incontrare un popolo. Viene certo per seguire le orme di sant’Agostino, viene nella terra di questi 19 beati martiri d’Algeria, tra cui due suore Agostiniane, tra cui Christian de Chergé, che è importante per lui e che cita regolarmente; ma viene all’incontro di un popolo oggi. E ciò che spero è che questo incontro abbia veramente luogo. Abbiamo scelto come tema per questo viaggio “La Pace sia con voi”, in algerino è il saluto che ci si fa quando ci si incontra: As-salamu alaykum, la pace sia con voi. E queste sono state le prime parole di papa Leone quando è salito al soglio pontificio. Nell’udirle, e in eco ad As-salamu alaykum, ho pensato che queste parole erano universali. Oggi abbiamo bisogno di questo messaggio di pace. È sul tema della pace che vogliamo caratterizzare questa visita, perché è semplicemente ciò di cui il mondo e il nostro Paese hanno bisogno e ciò che porta papa Leone nei suoi viaggi».
– Qual è la situazione oggi dei cattolici in Algeria?
«La nostra Chiesa è piccola ed è composta da molte nazionalità. È una “Chiesa mosaico”, con studenti, migranti, con cristiani del Paese. Questa piccola comunità vuole essere davvero inserita nella società. Credo che sia una Chiesa molto fraterna, è una Chiesa che è come una famiglia. E ha il suo posto, vogliamo credere che abbia il suo posto in questo Paese dove la libertà religiosa è riconosciuta con tutte le difficoltà che la differenza religiosa rappresenta in ogni angolo del mondo».
– Quale è l’attualità del messaggio di sant’Agostino per voi che vivete nella sua terra?
«Sant’Agostino è un pensatore universalmente riconosciuto nel mondo cristiano. E questo è importante per il mondo algerino. Questa visita metterà in luce il suo messaggio, ma prima di tutto la sua persona. Darà rilevanza, profondità alla storia del Paese, aprirà a una forma di universalismo. L’Algeria ha una grande storia che risale all’antichità, a sant’Agostino e oltre. È bello sentire che quest’uomo, sant’Agostino che è una grande figura cristiana, fa parte del patrimonio algerino ed è presente in un certo modo nel cuore degli algerini, che sono onorati di annoverarlo nella storia del loro popolo».
– Papa Leone si recherà nella grande moschea di Algeri. Che significato assume questa visita in un contesto di dialogo interreligioso?
«È un gesto naturale, perché è naturale recarsi nei luoghi sacri gli uni degli altri. Anche i nostri luoghi sacri sono luoghi di incontro molto importanti. Abbiamo delle basiliche, Notre-Dame d’Afrique, per esempio, ad Algeri, è visitata da decine di migliaia di musulmani. È normale, è bello, che il Santo Padre sia accolto in questa moschea, come un ospite che viene a riconoscere il valore di un luogo importante per il popolo algerino. È evidentemente un bel segno e un bel gesto! Papa Leone ha detto sull’aereo che lo riportava dal Libano, che voleva venire in Algeria per continuare a costruire ponti tra il mondo musulmano e il mondo cristiano. E io sogno effettivamente questa immagine degli imam e di papa Leone fianco a fianco, in piedi, sul tappeto della grande moschea d’Algeria».
– L’Algeria si affaccia sul Mediterraneo. In quale misura può diventare ponte tra l’Europa e l’Africa?
«Credo che non valga solo per l’Algeria: oggi tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono chiamati ad essere ponte. Il Mediterraneo era il Mare nostrum, ora è diventato frontiera tra il nord e il sud, tra il mondo occidentale e il mondo arabo-musulmano. Eppure c’è una cultura comune, c’è un’umanità comune, c’è una storia comune. Papa Leone sarà sulla scia di papa Francesco. Verrà in Algeria, nel mese di giugno andrà anche in Spagna, a Madrid e Barcellona, e alle Canarie per continuare a creare spazi di incontro e di cultura in un mondo che ne ha grande bisogno».