Il diritto di sognare il futuro: a Verona il Coordinamento dei Gruppi e Centri di ascolto Caritas

| DI Redazione

Il diritto di sognare il futuro: a Verona il Coordinamento dei Gruppi e Centri di ascolto Caritas
Ogni persona ha il diritto di immaginare un futuro migliore, di coltivare desideri e trovare nella comunità le opportunità per realizzarli. Ma cosa accade quando la povertà, le disuguaglianze e la mancanza di opportunità rendono difficile persino immaginare un domani diverso?
È da questa domanda che ha preso avvio il 16° Coordinamento dei Gruppi e Centri di ascolto Caritas, che si è svolto sabato 24 ottobre, al Palazzo della Gran Guardia di Verona.
Le famiglie ascoltate e supportate nell’arco del 2025 dalla Rete territoriale dei Centri di ascolto della Diocesi di Verona sono state 3.898 (+3,2% rispetto all’anno precedente) ovvero più di 11mila persone: il 32% nel Comune di Verona, dove l’incremento di famiglie prese in carico si attesta all’8,6%, mentre in provincia si ferma allo 0,8%; il 55,7% ha cittadinanza non italiana o è apolide; l’età media degli italiani supportati è di 58 anni, mentre l’età media degli stranieri è di 45,4 anni. Gli anziani soli rappresentano l’8,6% delle persone supportate, le famiglie numerose, composte da almeno 5 persone, risultano essere il 18%.
La mattinata ha visto l’intervento di Donatella Turri, direttrice della Fondazione per la Coesione Sociale, dedicato ai percorsi comunitari contro la povertà educativa. In particolare, ha sottolineato: «Oggi la società sta togliendo ai più giovani il diritto all’immaginazione: chi sperimenta la povertà infantile vive una cosa molto diversa rispetto alla povertà adulta. È terribile togliere ai nostri ragazzi la speranza, il pensiero di un futuro bello, ma soprattutto l’immaginazione di essere diversi da grandi. Non serve fermezza, ma serve la carezza. La carezza di una comunità che accudisce. Dobbiamo cambiare la postura, lo stile: quello della speranza, che non è ottimismo, ma è la certezza che ciò che sto facendo avrà un significato, è un orientamento dello spirito e del cuore». Sono seguiti i tavoli di confronto curati da Davide Boniforti di Metodi Milano; la riflessione sull’umano e la sua dignità a cura del monaco Luciano Manicardi.
Al termine della mattinata, è stato siglato il patto educativo di comunità “Officina Futuro di Verona Est”. Sviluppato dal 2022, partendo dagli Empori della Solidarietà di Borgo Venezia e Verona Est, ha progressivamente coinvolto scuole, parrocchie, associazioni, servizi e istituzioni, unite da alcuni obiettivi: consolidare la rete territoriale; valorizzare gli spazi educativi e aggregativi; ascoltare e coinvolgere i ragazzi; migliorare la qualità delle relazioni educative; sostenere le famiglie; promuovere inclusione e intercultura; ampliare le opportunità culturali, artistiche e sportive e rendere maggiormente accessibili le iniziative presenti sul territorio. Sono coinvolte Caritas Diocesana Veronese con Associazione di Carità San Zeno ODV ETS, Comune di Verona, Istituto Comprensivo VR 15 Borgo Venezia, Istituto Comprensivo Madonna di Campagna “San Michele”, Istituto di Istruzione Superiore Statale Copernico-Pasoli, Istituto di Istruzione Superiore Michele Sanmicheli, Parrocchia Beato Carlo Steeb, Parrocchia Santa Croce e Parrocchia Montorio, Mizzole, Pigozzo e Trezzolano, l’Associazione Villa Buri ETS, Associazione Prospettiva Famiglia, Cestim Centro Studi Immigrazione, Circolo Noi Club Madonna di Campagna APS, Fondazione Opera Famiglia Canossiana Nuova Primavera ETS e Rete Tante Tinte, con ente capofila l’IISS Ettore Bolisani di Isola della Scala.
Spiega don Matteo Malosto, direttore Caritas Diocesana Veronese: «Grazie al lavoro di tantissime persone abbiamo messo per iscritto un patto che, a differenza del solito, arriva dopo che è già realtà. E mentre la società oggi guarda i danni fatti da alcuni giovani nelle nostre città, noi vogliamo guardare alle soluzioni, che non possono che partire dall’educazione, dalla relazione, dal creare progetti insieme ai ragazzi, rendendoli protagonisti dei loro percorsi e degli spazi che li occupano nei loro quartieri. Noi non dobbiamo costruire il futuro dei giovani, ma lasciare spazio al loro presente, essendo educatori che danno i mezzi per riuscirci e poi diventare inutili, lasciando a loro lo spazio».
Jacopo Buffolo, assessore Politiche giovanili e Pari opportunità Comune di Verona, aggiunge: «Il patto di oggi ci ricorda che bisogna ricucire le fratture della società e rinsaldare le comunità in un momento di forte difficoltà. La firma arriva mentre nel Paese si discute dei problemi che i giovani hanno portato nelle piazze nelle scorse settimane. Spesso si cerca la risposta facile e veloce, mentre il patto racconta un'altra storia, fatta di tempo dedicato alle relazioni e all'educazione. Perché le risposte educative richiedono più tempo di qualsiasi strumento repressivo, ma sono quelle di cui abbiamo più bisogno. Chi fa politiche pubbliche sa che i frutti dell'educazione non arrivano la mattina dopo, ma vanno coltivate. Così proseguiremo nei prossimi anni grazie a tutte le energie che si sono attivate con questo Patto».

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