“Arbitra l’incontro il signor Alberto Poli di Verona”.
Questo annuncio, che teoricamente dovremmo sentire all’inizio di una partita del prossimo campionato di calcio di Serie A o B, segnerà il rientro di un direttore di gara veronese sui campi da calcio importanti a parecchia distanza dall’ultima presenza che risale a quasi quindici anni fa con Andrea Romeo. C’è un’altra curiosità che caratterizza la vicenda personale e sportiva del giovane arbitro Alberto Poli (nella foto), 33 anni, sposato da uno. Di professione fa il medico di famiglia a San Giovanni Lupatoto. Dal lunedì al venerdì veste il camice bianco da dottore e porta lo stetoscopio al collo; se “designato”, il fine settimana indossa la divisa da arbitro. Più per una scelta di ripiego che non la realizzazione di un sogno.
«Nel calcio dei miei anni giovanili non ci volle molto per capire che non avevo i numeri per eccellere e neppure negli altri sport di squadra spiccavo particolarmente, nonostante i miei 190 centimetri di altezza» ricostruisce.
«Così quando, in terza liceo, un mio compagno di classe mi propose di iscriverci entrambi ad un corso per diventare arbitri decisi di aderire all’idea e ci iscrivemmo. Al momento di iniziare le lezioni il mio compagno disse che non gli interessava più e anche io ero orientato ad abbandonare ma mia madre si intromise: “Ti sei iscritto e se non hai un motivo serio per rinunciare, ci vai” fu in sostanza l’ordine. Feci il corso, diventai arbitro e l’anno successivo cominciai a dirigere nelle categorie giovanili, fui quindi mandato ad arbitrare le partite dei campionati dilettanti e nel 2019 il campionato interregionale. Poi ho fatto tre anni di Serie D e due anni di Serie C e ora è arrivata la chiamata per la Serie B e A» racconta Poli.
Una “gavetta” solo apparentemente lunga ma, agli occhi dei tecnici specializzati del settore, assai veloce, come attesta la sezione di Verona dell’Associazione italiana arbitri (Aia) che nel suo comunicato per la promozione di Poli nel congratularsi ne esalta “la professionalità e l’equilibrio”.
Il dottor Poli dovrebbe essere uno dei tre medici all’interno del gruppo composto da poco più di 40 arbitri prescelti per arbitrare le partite di Serie A e B. Persone che hanno deciso di tenere i loro telefoni cellulari costantemente accesi e di mettere a disposizione i fine settimana (ma non solo, perché a questi si aggiungono le partite infrasettimanali) in attesa della designazione della Commissione arbitri nazionale (Can), organismo tecnico che ha il compito di individuare arbitro e assistenti di ogni partita e che di solito contatta l’arbitro interessato il mercoledì mattina.
Resta da capire quanto conti e conterà per il dottor Poli ricoprire il ruolo di arbitro nelle due massime serie calcistiche e quanto questo potrà incidere sulla sua professione di medico di famiglia.
«Fare l’arbitro mi piace e mi appassiona; forse potrò farlo ai massimi livelli, se tutto va bene, per qualche anno. Dall’altra parte, anche se io spero che i due impegni rimangano compatibili, c’è il ruolo di medico di famiglia e il rapporto con i pazienti, che giorno dopo giorno concretizza il legame con la gente. Entrambi gli impegni sono da portare avanti con etica, serietà e responsabilità ma certamente l’arbitraggio non potrà andare a detrimento del mestiere di medico», conclude il dottor Poli, arbitro e medico. Anzi prima medico e poi arbitro.